Italia

Tremonti: “Basta oppressione fiscale alle imprese”

Giulio TremontiROMA. “L’oppressione fiscale” sulle imprese è eccessiva e “la dobbiamo interrompere”. Così il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso di un’ audizione alla commissione Finanze alla Camera, …

… all’indomani della presa di posizione di Confindustria che pur apprezzando il rigore sui conti pubblici ha espresso “delusione” per la mancata azione del governo in tema di riforme e piani per la crescita. I controlli e le ispezioni alle aziende, ha affermato il titolare delle Finanze, “sono eccessivi: ci sono costi per il tempo perso, oltre a stress e occasioni di corruzione. È un’oppressione fiscale che dobbiamo interrompere”, ha precisato il ministro che ha poi aggiunto: “La proposta deve essere equilibrata e non può essere del tipo della legge 626 sulla sicurezza sul lavoro. In molti settori potremmo immaginare un qualche tipo di concentrazione, che salvi le esigenze erariali e che tuttavia riduca il continuo meccanismo di frequentazione delle imprese, per cui va via uno e dopo una settimana arrivano i vigili, e poi seguono gli ispettori”.

NON BISOGNA “ROMPERE” PIU’ DI TANTO. “Se riusciamo a trovare un equilibrio tra l’esigenza del controllo e l’attività delle imprese”, ha detto Tremonti, “credo che faremmo un servizio all’ economia del Paese. Ci vuole un criterio equilibrato” che potrebbe essere “un coordinamento dall’alto o il diritto dal basso di dire “non mi rompere più di tanto””.

NORMA ANTI-SCALATE. Tremonti ha fatto anche un accenno alla norma anti-scalate, sotto i riflettori dopo l’assalto francese a Parmalat. “È una norma generale, non particolare. Il provvedimento è in discussione. È importante che venga convertito e che venga rinnovato anche per l’anno prossimo”. Il ministro ha poi chiarito che la norma non serviva per prendere tempo sulle nomine delle società quotate partecipate dal Tesoro.

QUOTARSI IN BORSA? PROIBITIVO. La via del mercato auspicata per la crescita e la modernizzazione del capitalismo familiare a conti fatti è quasi proibitiva. “Per quotare una società di 80 milioni i costi quotazione sono 8 milioni: è una follia”, ha lamentato Tremonti. “Le possibilità di riportare capitali sono molto alte ma bisogna offrire livelli di burocrazia competitivi. Quando si dice le barriere nell’economia, ma mica le fa solo lo Stato. L’8% per la quotazione è pazzesco. Ci sono tanti fattori, anche di scelta. Il nostro capitalismo è molto familiare. Se si va in assemblea e si chiede chi di voi è posseduto da una holding italiana? Nessuno. Da una holding del Lussemburgo? Tutti”

FONDI NON SPESI PER IL SUD, VENIAMO DOPO LA ROMANIA. In passato per il Mezzogiorno “un’enorme quantità di fondi è stata dispersa. Questo ha anche alterato circuiti politici. Le idee da riprendere sono quelle della regia nazionale e della concentrazione sulle cose grandi” è stato un altro dei temi toccati nella lunga e audizione alla Camera. “I fondi europei devono andare alle regioni. Ma non è detto che devono essere amministrati dalle regioni. La questione del Mezzogiorno – ha ribadito Tremonti – non è la somma delle questioni regionali. Un’enorme quantità di fondi non viene spesa. Noi, per fondi non spesi, siamo subito dopo la Romania. L’atteggiamento di chi non spende, pur avendo, è una follia che dobbiamo correggere. È fondamentale spendere e concentrarsi su alcune cose”.

E L’ ISTAT RISUONA L’ALLARME SUL LAVORO. La crescita dell’economia italiana viaggia “a una velocità troppo bassa per contribuire significativamente al riassorbimento dell’offerta di lavoro inutilizzata e al consolidamento della finanza pubblica”, ha detto il presidente dell’Istat Enrico Giovannini nell’audizione alle Commissioni riunite di Senato e Camera per l’analisi del Def., il Documento di Economia e Finanza. Secondo Giovannini “la previsione per l’anno in corso di un tasso di disoccupazione all’8,4%, stabile, sui livelli del 2010, è compatibile con una ripresa moderata dell’occupazione, che andrebbe solo parzialmente a riassorbire l’area dell’inattivita”, mentre il risparmio delle famiglie risulta in continua erosione.

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