Italia

Processo Mediaset, Berlusconi in tribunale: “Magistratura contro il Paese”

 MILANO. Si è presentato in aula lunedì mattina Silvio Berlusconi per il processo sui diritti Mediaset.

“Nemmeno per sogno, ma che condanna. C’è una magistratura che lavora contro il Paese” ha detto prima di entrare in Corte d’Assise d’Appello accolto da numerosi sostenitori, circa duemila, giunti da diverse zone della Lombardia.

Entrato in aula, il premier è andato verso i due pubblici ministeri, De Pasquale e Sergio Spadaro, ha stretto la mano a entrambi e poi, rivolto a De Pasquale, ha detto: “Lei è il cattivo”. Secca la replica del pm: “Si contenga”. Controreplica del premier: “Lei si contenga con le accuse”. L’ultima parola al pm De Pasquale: “Le accuse sono il mio lavoro, le battute no”. Del collegio il presidente del Consiglio ha avuto invece una buona impressione. Berlusconi ha raccontato infatti di aver avuto un breve scambio di saluti con il presidente del collegio, il dottor Edoardo D’Avossa. “Credo davvero che ci si possa attendere un giudizio sereno e obiettivo” ha detto lasciando il tribunale. Nell’udienza pomeridiana i giudici hanno sfoltito la lista dei testimoni presentate dalle difese.

Nelle dichiarazioni pre-udienza,il Cavaliere si è lasciato andare anche a dichiarazioni sul caso Ruby: “In un paese civile le intercettazioni non possono essere portate a processo perché manipolabili e poi quando si parla al telefono sul far della notte si è più in una zona onirica che nella zona della realtà”. Ai giornalisti poi ha riferito: “Non esiste alcuna concussione. Sono sempre cortesissimo e ho chiesto un’informazione preoccupato per una situazione che poteva dar luogo ad un incidente diplomatico. Ho dato dei soldi a Ruby perché non si prostituisse. Non c’è questa accusa infamante e non c’è nulla di reale perché la stessa ragazza che avrebbe dovuto essere la vittima ha dichiarato sempre, ha giurato, ha sottoscritto, il fatto di non aver avuto avance da parte mia. La ragazza ha raccontato davanti a me e a tutti una storia dolorosa che ci ha persino commosso. L’avevo aiutata – aggiunge il premier – e le avevo persino dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un’amica che lei avrebbe potuto realizzare se portava il laser antidepilazione per un importo che a me sembrava di 45 mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60 mila e io ho dato l’incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta, per portarla anzi nella direzione contraria. Siccome c’è da fare poco al governo sono qui a trovare un’occupazione. Su di me è stato gettato fango incredibile. Un fango incredibile che viene su di me che in fondo sono un signore ricco, ma che viene su tutto il Paese” ha poi aggiunto il presidente del Consiglio. Al processo Mediaset non ci sono ‘fatti’ contro di me ma pure invenzioni astratte dalla realtà. Non credo farò dichiarazioni spontanee a meno che i giudici non le dicano troppo grosse costringendomi a intervenire”.

Berlusconi ha definito i processi a suo carico solo ed esclusivamente mediatici: “Questa è la dimostrazione che nel nostro Paese siamo giunti a una situazione limite per cui bisogna riformare la giustizia. Serve a portare la magistratura ad essere quello che deve essere, non quello che è oggi come arma di lotta politica. In sintesi estrema vengo sospettato di essere socio occulto di un signore che vendeva diritti a Mediaset, è inesistente come situazione”.

Durante l’udienza hanno parlato diversi testimoni che hanno confermato il rapporto di conoscenza che esisteva tra Berlusconi e il produttore americano Frank Agrama. All’uscita dall’aula, il premier si è ancora concesso ai giornalisti a cui ha dichiarato di aver vissuto una mattinata surreale. “Tutto – ha aggiunto Berlusconi – è sul nulla perché non c’è una prova, non c’è un documento e una testimonianza di un passaggio di denaro a sostegno delle tesi del pubblico ministero che sono solo frutto della sua fantasia. Abbiamo sentito alcuni testimoni – ha detto il premier parlando con un microfono – vengo via con una sensazione drammatica di perdere tempo. Si tratta di processi incredibili, fatti solo per gettare fango su un avversario”.

A sostenerlo fuori dall’aula in cui si è dibattuto il processo ci sono stati 300 sostenitori che hanno intonato l’inno per lui composto, sventolando bandiere del Popolo della Libertà. A questa, però, si è opposta una sorta di contromanifestazione: un gruppo di contestatori di Silvio Berlusconi, capitanati dal blogger Piero Ricca, famoso per aver detto al premier “buffone”, si è invece riunito davanti all’ingresso principale del Palazzo di Giustizia di Milano in corso di Porta Vittoria. I manifestanti hanno esposto uno striscione con la scritta “Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, basta leggi ad personam”. Ancora una volta un processo a Berlusconi che divide l’opinione pubblica.

10 gli imputati, tra questi anche Fedele Confalonieri e il produttore americano Frank Agrama.Adistanza di due settimane, dunque,il presidente del Consiglio ritorna al palazzo di giustizia milanese dopo che loscorso 28 marzo, interrompendo un’assenza di otto anni, aveva seguito l’udienza preliminare per la vicenda Mediatrade. Mentre non si è presentato lo scorso 6 aprile al processo sul caso Ruby, per il quale è imputato di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile.

Per quanto riguarda lo svolgimento dei lavori, come avevano stabilito i giudici della prima sezione penale durante la scorsa udienza, si è proseguito con l’esame dei testimoni. Ne saranno ascoltati in particolare tre, citati dal legale di Agrama:si tratta di unavvocato civilista che ha seguito, per conto del produttore Usa, i profili contrattuali legati alla compravendita dei diritti tv, specie con la Rai; di una collaboratrice dello stesso Agrama che si è occupata della vendita dei diritti tv sul mercato italiano ed europeo; e di una persona che ha acquistato diritti cinematografici dal produttore di Los Angeles per i cinema in Italia. La deposizione dei tre testi ha l’obiettivo di tentare di smontare l’ipotesi accusatoria e dimostrare al collegio che Agrama è stato imprenditore nel settore e che si è avvalso di uno staffcomposto da un centinaio dipersone.

Secondo la tesi difensiva,il produttore ha svolto effettivamente il lavoro di intermediario in via “autonoma”,chesarebbe stata una prassi delle varie major usare intermediari e che si sia agito secondo le regole della domanda e dell’offerta. Invece, per i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, Agrama sarebbe stato intermediario “fittizio” e si sarebbe limitato ad intervenire nelle operazioni di compravendita utilizzando un sistema di frode per “gonfiare” i prezzi per poi ripartire il denaro con Berlusconi di cui sarebbe stato “socio occulto”. Dopo l’udienza istruttoria di oggi, il processo è stato aggiornato al 13 giugno.

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