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Libia, Frattini: “Italia riluttante a richiesta di partecipare ai raid&quot

Franco Frattini ROMA.Il governo italiano è “riluttante ad accettare l’appello fatto alla coalizione” ad un impegno maggiore in Libia.

Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini da Berlino, al termine del Consiglio dei 28 Paesi dell’Alleanza Atlantica rispondendo a una domanda sulla richiesta della Nato agli alleati di una partecipazione attiva ai raid aerei in Libia. “L’Italia – ha spiegato – prenderà una decisione collegiale nel Consiglio dei ministri, ma vi è riluttanza”. “L’uscita di scena di Gheddafi è possibile con una forte insistenza politica”, ma anche “militare ed economica”. ha sottolineato il ministro degli Esteri. Frattini ha spiegato poi che “c’è la necessità di aiutare il Consiglio nazionale di transizione libico. Mercoledì abbiamo ascoltato i suoi rappresentanti. Ho a lungo parlato con il signor Mahmoud Jibril (rappresentante degli Esteri), dobbiamo incentivare un’ulteriore espansione del sostegno politico”.

Frattini si è però detto contrario alla fornitura di armi pesanti ai ribelli: “Ritengo però che sostegni di tipo militare non letale, come apparati di radiocomunicazione, veicoli, strumenti per la visione notturna e per individuare azione e attrezzature militari del regime, siano da considerare” ha sottolineato il titolare della Farnesina che ha evidenziato anche come “Nelle ultime due settimane solo a Misurata sono morti almeno 250 civili”.

RASMUSSEN.Le dichiarazioni di Frattini arrivano dopo quelle del segretario generale dell’Alleanza Atlantica Anders Fogh Rasmussen per il quale la Nato continuerà le operazioni militari in Libia fino a quando “tutte le violenze contro la popolazione civile saranno cessate”. È questo infatti l’impegno assunto dai 28 alleati al Consiglio Esteri di Berlino. E significativamente proprio al termine delle dichiarazioni di Rasmussen le forze Nato effettuavano un nuovo attacco su Tripoli bombardando il settore di Bab Al Aziziya, residenza del colonnello Muammar Gheddafi. “Per evitare vittime civili servono equipaggiamenti molto sofisticati e abbiamo bisogno di qualche caccia di precisione in più per gli attacchi al suolo”, ha affermato Rasmussen volendo venire incontro a Francia, Gran Bretagna e Danimarca che hanno chiesto un’intensificazione dei raid contro le forze di Gheddafi. “Sono fiducioso che i Paesi faranno la loro parte. Siamo impegnati a fornire tutte le risorse necessarie e la massima flessibilità operativa all’interno del nostro mandato”, ha sottolineato l’ex premer danese. “L’alta intensità operativa contro obiettivi legittimi sarà mantenuta e continueremo ad esercitare questa pressione per tutto il tempo che sarà necessario” ha concluso Rasmussen.

GLI INSORTI. Le parole di Rasmussen erano anche una indiretta risposta alle richieste degli insorti libici che avevano chiesto ai Paesi dell’Alleanza di intensificare gli attacchi contro le forze di Gheddafi, altrimenti a Misurata ci sarà “un massacro”. “Ci sarà un massacro se la Nato non interviene con forza”, ha detto un portavoce degli antigovernativi, identificatosi come Abdelsalam, in una telefonata alla Reuters. Sempre gli insorti hanno parlato di almeno 80 missili Grad sparati nella mattinata di giovedì dalle forze di Gheddafi sulla zona vicina al porto di Misurata, ad est di Tripoli. L’attacco avrebbe ucciso otto combattenti antigovernativi, ferendone altri venti e ferendone una ventina. La città è ormai allo stremo dopo tre settimane di assedio. Oggi una seconda nave organizzata dalla Croce rossa francese ha raggiunto la città e consegnato oggi 80 tonnellate di aiuti – cibo e medicine. La nave ha consentito anche l’evacuazionedi una serie di espatriati ucraini ma a Misurata rimangono ancora migliaia di stranieri, in massima parte africani.

NATO. Dopo la riunione del gruppo di contatto di mercoledì a Doha oggi è toccato al vertice Nato. I ministri degli Esteri dei 28 Paesi dell’Alleanza si sono riuniti, come detto, a Berlino, per una due giorni per discutere il futuro della missione internazionale e gli eventuali aiuti ai ribelli. Parigi e Londra hanno già chiesto all’Alleanza non solo di mobilitare maggiori risorse aeree, ma anche di rendere più frequenti i bombardamenti, in modo da colpire con maggiore efficacia le truppe del regime libico. Al termine della cena di lavoro tenuta mercoledì sera a Parigi, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico David Cameron avevano sottolineato la necessità di rafforzare la pressione militare sul leader libico Muammar Gheddafi, “determinato a portare avanti la guerra contro la sua popolazione”.

ARMI AI RIBELLI. Altro tema, la possibilità di rifornire con armi i ribelli. Secondo un portavoce degli insorti, Mahmoud Shammam, che ha parlato da Doha, il Consiglio Nazionale di Transizione libico potrebbe chiedere a determinati Paesi della coalizione internazionale delle forniture di armi “difensive” per la tutela della popolazione civile. Tuttavia, Shammam ha escluso che il Cnt possa acquistare armi grazie al nuovo fondo, assicurando che le risorse verranno usate per rispondere alle “necessità di base del popolo libico”. Sul terreno, la situazione militare resta sostanzialmente in stallo e prosegue il dramma di Misurata.

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