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Agguato ai familiari della pentita Carrino: 4 arresti

Anna CarrinoFrancesco BidognettiCASALE. Quattro persone ritenute legate al clan dei Casalesi-gruppo Setola sono state arrestate all’alba di giovedì per il tentato omicidio della sorella e della nipote della collaboratrice di giustizia Anna Carrino, ex convivente del boss Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte.

Destinatari dei provvedimenti: Giovanni Letizia, 31 anni, Alessandro Cirillo “’O Sergente”, 35, e Massimiliano Napoltano, 39, tutti già detenuti, e Francesco Cirillo, 37. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del comando provinciale di Caserta, agli ordini del colonnello Crescenzo Nardone,che hanno svolto le indagini su delega del pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

L’agguato fu perpetrato nell’ambito della ”strategia del terrore” posta in essere dal capo dell’ala stragista dei casalesi Giuseppe Setola, arrestato a gennaio del 2009 a Mignano Montelungo, pochi giorni dopo una rocambolesca fuga dalle fogne a Trentola Ducenta.

IL PRIMO OBIETTIVO ERA IL FRATELLO. Per la vicenda è stato già condannato ad otto anni di reclusione, con rito abbreviato, Gianluca Bidognetti, figlio di Francesco e di Anna Carrino, mentre è in corso di svolgimento il processo a carico di Giuseppe Setola e del pentito Oreste Spagnuolo, quest’ultimo che ha collaborato alle indagini insieme agli altri collaboratori ed ex setoliani Massimo Amatrudi, Emilio Di Caterino e Luigi Tartarone. Gli investigatori hanno appurato che Setola aveva deciso di uccidere, in un primo tempo, Ugo Carrino, fratello di Anna, coinvolgendo Giosuè Fioretto (convivente di Emiliana Carrino, altra sorella di Anna) che avrebbe dovuto “portare a dama” il cognato, invitandolo ad un appuntamento. Fioretto, non potendo rifiutare l’ordine di Setola, fece finta di acconsentire e successivamente non si fece più rintracciare dai componenti del gruppo Setola che, fortemene risentiti per la sua irreperibilità, decisero di vendicarsi spostando l’obiettivo dell’agguato sulla convivente di Fioretto, Emiliana Carrino. Anche questa scelta, però, risultò non praticabile in quanto Antonietta Pellegrino (che aveva ricevuto l’incarico di rintracciare Emiliana e segnalarne la presenza a Setola) nel corso di uno dei sopralluoghi ebbe un incidente stradale alquanto serio con il suo motorino.

LE FASI DELL’AGGUATO. Alla fine si decise di colpire Maria Carrino e la figlia Francesca, utilizzando uno stratagemma che coinvolse anche Gianluca Bidognetti in particolare, quest’ultimo (già messo al corrente del progetto omicida), accompagnato da Francesco Cirillo (inteso “Pasquale cosciafina”) si recò all’interno del condominio di Villaricca in cui risiedevano Maria Carrino e Francesca e, dopo aver bussato al citofono le invitò a scendere in strada in quanto simulò che fosse presente personale della Dia che doveva dar loro urgenti comunicazioni. Per rendere più credibile la richiesta, le autovetture utilizzate dai componenti del commando (Setola, Giovanni letizia, Alessandro Cirillo “’O Sergente”, Massimo Amatrudi e Massimiliano Napolano) erano dotate di lampeggianti in uso alle forze di polizia. Appena giunte nell’androne del piano terra, Maria Carrino, accortasi dell’agguato, riparava all’interno del condominio, cosa che non riusciva a fare la figlia Francesca, investita dai colpi d’arma sparati dai killer. Soltanto grazie alla resistenza del portoncino in ferro ubicato all’inizio del passo carrabile, Setola e i suoi sodali non riuscirono a penetrare all’interno del condominio.

INVITO’ CICCIOTTO A PENTIRSI. Grazie alle rivelazioni della Carrino sono stati eseguiti decine di arresti contro il clan, tra cui il figlio Aniello. Prima di pentirsi è stata parte attiva dell’organizzazione criminale e “ambasciatrice” dell’ex compagno Bidognetti, il quale, mentre era in carcere, le impartiva direttive. In un’intervista televisiva lanciòun appelloproprio a Bidognetti affinché collaborasse con la giustizia: “Pentiti, la camorra deve essere sconfitta”.

TENTATO AGGUATOA GENOVA. Lo scorso 14 febbraio il quotidiano genovese Il Secolo XIX rivelò che la Carrino era scampata ad un agguato che la camorra stava preparando contro di lei. Prima nascosta a Chiavari, in provincia di Genova, a seguito di una telefonata di minacceveniva trasferita. La notizia era trapelata nell’ambito di un’operazione contro un imprenditore campano, a cui sono stati sequestrati beni per 18 milioni di euro. Secondo gli investigatori, contro la Carrino la camorra era pronta ad un attentato dinamitardo.

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