Campania

Napoli, raid vandalici contro Enerambiente: arrestato consigliere provinciale

Dario Cigliano NAPOLI. Quattro persone, tra le quali il consigliere provinciale di Napoli Dario Cigliano sono state arrestate giovedì mattina nell’ambito dell’inchiesta sul danneggiamento di automezzi di “Enerambiente s.p.a”, incaricata della raccolta rifiuti solidi urbani.

Con Cigliano, 41 anni, consigliere provinciale e anche comunale del Pdl; il padre Antonio, 79 anni, ex assessore comunale alla nettezza urbana negli anni ’80 dell’ex Partito socialista, il fratello Corrado, 46 anni, e Gaetano Cipriano, 44 anni. L’accusa per gli indagati è di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria.

L’indagine è stata condotta dai pm della Procura di Napoli. La vicenda va inquadrata nell’indagine condotta dalla Procura sul sistema di raccolta dei rifiuti solidi urbani del Comune di Napoli “nell’ambito della quale -spiegano in Procura – sono state già stata acclarate responsabilità soggettive in ordine ad una serie di fatti violenti di matrice estorsiva commessi nel mese di settembre ed ottobre ai danni di automezzi per il servizio di raccolta di rifiuti solidi urbani a Napoli appaltato da Asia Spa”.

All’indomani del raid nella sede della Spa, avvenuto il 23 settembre dell’anno scorso, iniziarono le indagini che portarono gli agenti della digos di Napoli a effettuare diverse perquisizioni domiciliari e in uffici: il 22 febbraio di quest’anno fu “visitato” anche lo stesso Dario Cigliano.

I danneggiamenti risalgono al settembre-ottobre 2010. L’inchiesta, che ha portato nel gennaio scorso all’arresto dell’ amministratore della “Davideco s.c.a.r.l”, che forniva personale ad “Enerambiente”, Salvatore Fiorito, e di cinque dipendenti, si è estesa alle assunzioni clientelari nella società. Somme di denaro – secondo l’accusa – sarebbero state versate a Corrado Cigliano, fratello del consigliere provinciale-comunale Dario Cigliano, ed allo stesso consigliere come corrispettivo per la stipula di contratti tra “Enerambiente” e cooperative di lavoratori. Nell’ambito dell’inchiesta gli indagati avrebbero avvicinato la moglie di Salvatore Fiorito, attualmente detenuto, consegnandole una somma di denaro per indurre il marito a tacere fatti che li coinvolgevano.

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