Italia

Ruby, la Camera vota il 5 aprile

Gianfranco FiniROMA. L’aula della Camera voterà sulla richiesta di conflitto di attribuzione sul caso Ruby martedì 5 aprile alle ore 15.

A stabilirlo la conferenza dei capi gruppo di Montecitorio. Il Pd ha richiesto la diretta televisiva. Fini, in precedenza, aveva detto “che doveva essere l’aula di Montecitorio a deliberare direttamente sulla richiesta, avanzata dai capigruppo della maggioranza, di elevare conflitto di attribuzione nei confronti della Procura della Repubblica e del gip di Milano sul caso Ruby”. L’ufficio di presidenza convocato si era concluso infatti con un voto di parità e, in mancanza di un’espressione di parere, il giudizio dell’assemblea diventa così obbligatorio.

“Ora è ancor più necessario che sia l’aula ad esprimersi” avrebbe sottolineato il presidente della Camera, al termine dell’ufficio di presidenza. Già prima del voto, Fini aveva comunque sottolineato la necessità che fosse l’assemblea a pronunciarsi sulla questione secondo le modalità procedurali che la prassi ha consolidato a riguardo. Per il leader di Fli e presidente della Camera infatti la vicenda del conflitto di attribuzione da parte della Camera sul caso Ruby “presenta aspetti speciali ed unici”.

Nella sua relazione, Fini aveva detto, fra l’altro, che la composizione dell’ufficio di presidenza vede di fatto la prevalenza numerica delle opposizioni rispetto alla maggioranza, il che costituisce un fatto di “assoluta novità” rispetto ai tre precedenti in materia che ha citato. Peraltro, aveva aggiunto Fini, in quei tre casi non erano state avanzate richieste di sottoporre la questione all’Aula. “Nella presente circostanza- ha voluto puntualizzare il presidente della Camera- la decisione dell’Ufficio di presidenza in merito all’elevazione o meno del conflitto, a causa della composizione dell’organo, può sottrarsi al criterio della maggioranza politica quale risulta dal complessivo assetto dei rapporti tra i gruppi”.

Fini, dopo aver ribadito che la richiesta di sollevare conflitto di attribuzione si collega alla deliberazione dell’assemblea di Montecitorio che il 3 febbraio scorso ha detto “no” alla richiesta di perquisizione domiciliare avanzata dai pm milanesi, aveva anche messo l’accento sul fatto che la richiesta è prospettata come strumento per assicurare, in sede di contenzioso costituzionale, una tutela effettiva alla volontà manifestata dall’assemblea ed ha sottolineato che “nei precedenti casi non si riscontrava” questo collegamento con una decisione dell’aula sulla stessa materia.

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