Italia

Prescrizione breve: Fini colpito da giornale, Alfano getta tessera contro Idv

 ROMA.La Camera ha approvato la proposta del Pdl di far slittare a martedì prossimo l’esame del testo sul processo breve.

La proposta è passata pressochè all’unanimità. Il Pd, con il capogruppo Dario Franceschini, era d’accordo con la proposta di rinvio del Pdl alla prossima settimana. “Vi arrendete incondizionatamente, e sarebbe il caso di smetterla. Un Paese in cui si trova l’Italia ha diritto di avere un governo che governi e non che pensi solo ai problemi personali del proprio capo”. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha quindi lanciato un “auspicio” al ministro della Giustizia: “Operi perché questo provvedimento torni alla sua normalità. Lui capisce bene a che cosa mi riferisco”.

Chiusi mercoledì tempestosamente i lavori della Camera sul processo breve, dopo lo scontro in Aula tra il ministro La Russa e il presidente Fini, la giornata di giovedì si è aperta con una nuova bagarre. Il voto per approvare il processo verbale con il resoconto del giorno prima e i relativi disordini, ha suscitato osservazioni e rimostranze dalle opposizioni. Udc, Pd e Idv hanno chiesto di modificare il processo e di votarlo con il sistema elettronico, cosa che si fa normalmente per alzata di mano. L’opposizione contesta che nel processo verbale “non c’è riferimento all’episodio increscioso con il ministro La Russa”, come ha detto Roberto Giachetti. In base al regolamento, il processo verbale dà conto solo dei provvedimenti approvati dall’Assemblea.

BOCCIATO IL VERBALE. L’Aula della Camera respinge a parità di voti il processo verbale della seduta di mercoledì e scoppia la bagarre. Tanti ministri sono arrivati di corsa per votare, ma i loro voti non sono bastati. La seduta è stata sospesa. Quando Fini aveva aperto la votazione, ai banchi del governo, con qualche sottosegretario, c’erano solo i ministri Vito e Brunetta. La votazione resta aperta a lungo per permettere a tutti di votare; a un certo punto, di corsa, entrano in Aula i ministri Fitto, Gelmini, Romano, Romani, Meloni, Alfano e Prestigiacomo. All’opposizione che protesta per la lunghezza dell’apertura della votazione Fini obietta che “tutti i presenti in aula hanno diritto di votare”. Alla fine la votazione viene chiusa e il pari determina la bocciatura del verbale.

FINI COLPITO DA GIORNALE. A quel punto scoppia la bagarre: i ministri Prestigiacomo, Alfano e Brambilla si girano verso il presidente Fini con in mano le schede di votazione mentre dai banchi della sinistra gridano “buffoni, buffoni”. Dai banchi del Pdl parte un lancio di oggetti, vola un voluminoso fascicolo di emendamenti che non colpisce nessuno. Fini cerca di calmare i ministri, ma è inutile. Alfano lancia in aria la sua scheda, e Fini sospende la seduta. Dai banchi del Pdl gli gridano “dimissioni, dimissioni” e, mentre lascia l’Aula, il presidente della Camera viene colpito alla testa da un giornale. Secondo alcuni parlamentari presenti, il lancio sarebbe stato efettuato da una deputata del Pdl che non aveva però intenzione di colpire Fini, il quale, uscendo dall’Aula, ha avuto uno scambio di battute con Pietro Franzoso.

APPROVATO VERBALE “ESTESO”. “Successivamente la seduta della Camera è ripresa con la lettura del nuovo processo verbale della seduta di ieri della Camera, stilato dai segretari d’Aula su mandato di Fini, che è stato approvato senza votazione dall’Assemblea di Montecitorio. Il nuovo testo è più esteso di quello che era stato precedentemente bocciato dall’Aula: contiene, fra l’altro, riferimenti al richiamo del presidente Fini al ministro La Russa.

“VAFFA” DI LA RUSSA ELIMINATO DAL VERBALE. La curiosità in Transatlantico era puntata sui punti critici della seduta di ieri, con le contestazioni subìte da Ignazio La Russa e poi lo scontro in aula con Fini. Il “vaffa” pronunciato da La Russa non c’è nel processo verbale, dove si parla piuttosto di espressioni ingiuriose, così come non c’è traccia della manifestazione a dieci metri dall’ingresso di Montecitorio, in quanto ci si riferisce genericamente a quanto il ministro La Russa ha da dire su episodi accaduti fuori dal Palazzo.

POSSIBILI SANZIONI PER LA RUSSA.Il Collegio dei questori della Camera ha espresso “la più ferma deplorazione” per il comportamento del ministro La Russa tenuto mercoledì: lo ha comunicato Fini in aula. Alla luce dell’esame dei filmati, La Russa risulta aver tenuto un “atteggiamento gravemente irrispettoso sia nei gesti sia nelle espressioni” nei confronti del presidente della Camera. Visto, però, che non esistono precedenti di sanzioni per intemperanze da parte di ministri in aula, non esistono norme regolamentari adeguate. Fini ha quindi annunciato una riunione della Giunta per il regolamento per decidere il da farsi e colmare eventualmente la lacuna. Il Collegio dei questori ha deplorato anche l’atteggiamento di altri tre deputati: Porcino, Iannarilli e il sottosegretario Saglia per aver lanciato in aria fogli e giornali per protesta dopo la decisione di sospendere la seduta in seguito al diverbio scoppiato tra Fini e La Russa.

LEGA ATTACCA BOCCHINO. Il deputato di Fli Italo Bocchino critica l’atteggiamento della maggioranza che costringe i suoi ministri a stare in aula per votare sulla prescrizione breve, mentre fuori c’è la crisi economica, la guerra in Libia e questioni internazionali gravi come quelle del Giappone. Ma mentre Bocchino parla, dalla Lega arrivano proteste e insulti. Il deputato di Fli Barbaro risponde per difendere il collega, ma è quasi scontro. Con il leghista che siede nei banchi vicini si arriva quasi alle mani e alcuni commessi, numerosissimi in aula, sono costretti ad intervenire.

ARGENTIN: “IO DISABILE, INSULTATA PER MIO HANDICAP”.L’intervento in aula di Bocchino su quanto accaduto in queste ore alla Camera è stato applaudito da tutti i deputati delle opposizioni e dall’assistente della parlamentare Ileana Argentin, visto che l’esponente democratica non può usare le mani perché disabile. Così il deputato del Pdl Osvaldo Napoli si alza e corre verso Argentin per ammonire con l’indice alzato il suo assistente. “Tu – avrebbe detto rivolgendosi al giovane Francesco – non ti devi permettere di battere le mani, hai capito?”. Dal Pd coro di proteste contro Napoli che intanto torna al suo posto. Ma durante la bagarre, dai banchi della Lega, racconta l’interessata, proprio mentre lei sta per spiegare al presidente della Camera l’accaduto, parte il grido: “Falla stare zitta quell’handicappata del cazzo!”. A chi le stava accanto è sembrato che l’insulto fosse arrivato da Massimo Polledri, tanto che Fini invita il parlamentare del Carroccio a scusarsi con la collega del Pd. Lui smentisce e dice di aver detto solo “Ha ragione!” riferendosi a Osvaldo Napoli. E questa è anche la frase che risulta dai verbali dell’Assemblea. Numerosi testimoni oculari del Pd però confermano l’insulto. L’Argentin comunque va avanti e spiega che per colpa della sua malattia deve per forza usare le mani di qualcun altro per applaudire. “Se io desidero applaudire qualcuno dell’opposizione – spiega nel suo intervento – lo faccio quando voglio e lo faccio con le mani di chiunque”. Lungo applauso dal centrosinistra. Polledri prende la parola: “Non avevo capito il termine della discussione, per cui mi scuso con la collega che ha sicuramente ragione”. Poi si scusa anche Napoli, ma le scuse vengono rifiutate. “Prima mi ha fatto arrivare un bigliettino – dice la parlamentare – che io non ho neanche aperto. Poi è arrivato lui di persona a chiedere scusa. Invece da Polledri neanche una parola…”.

ALFANO GETTA TESSERA CONTRO BANCHI IDV. Un gesto di stizza e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, entra – dopo La Russa – nel mirino delle opposizioni. Alla chiusura del voto sul processo verbale, denuncia Antonio Di Pietro, Alfano ha infatti gettato la sua tessera della Camera contro i banchi dell’Idv. “E’ stato un gesto irresponsabile, immorale, illegittimo da parte del portantino di Berlusconi” ha detto Di Pietro davanti alle telecamere, mostrando tra le mani la tessera di Alfano. “Lo denuncerò al presidente della Camera” aggiunge Di Pietro, stigmatizzando “lo spregio e il disprezzo del ministro nei confronti del Parlamento. Un disprezzo tale che mi fa chiedere le immediate dimissioni del ministro”.

LEGA ACCUSA FINI. Il leghista Reguzzoni ha accusato Fini di non essere “super partes”, imputandogli di non avergli dato la parola al momento del voto (il presidente aveva già dichiarato aperta la votazione e questo escludeva che qualcuno potesse prendere la parola) e di non aver tenuto aperta abbastanza a lungo la votazione, consentendo così ai ministri che stavano arrivando dal Consiglio dei ministri di votare. Fini già in Aula aveva replicato di aver tenuto aperta la votazione oltre ogni ragionevole limite.

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