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Libia, tensione Italia-Francia sul dopo Gheddafi

Sarkozy-BerlusconiROMA.Il governo di Gheddafi si è detto “pronto ad attuare la road map” proposta dall’Unione africana per mettere fine alle ostilità in Libia, anche se questa disponibilità è tutta da verificare.

A manifestarla il rappresentante di Tripoli ad una riunione dell’organizzazione africana ad Addis Abeba. L’Unione africana (Ue), attraverso un piano (“road map”) prodotto il 19 marzo a Nouakchott da un suo comitato sulla crisi libica, aveva chiesto una soluzione negoziale della crisi libica attraverso una fine immediata delle ostilità e l’avvio di un dialogo tra le controparti libiche, premessa di un “periodo di transizione” democratico.

FRANCIA E GERMANIA.Nel frattempo Francia e Gran Bretagna sono al lavoro per preparare “una soluzione politica e diplomatica” per la Libia. Lo ha annunciato il presidente francese Nicolas Sarkozy al termine del vertice Ue. “Martedì al vertice di Londra – ha spiegato Sarkozy – con Cameron avanzeremo una proposta comune per scadenzare le prossime tappe dell’azione in Libia. Presenteremo un’iniziativa franco-britannica”. La scadenza di martedì è decisiva anche per definire il passaggio alla Nato della guida e del coordinamento delle operazioni militari. Da quel giorno infatti il comando operativo passa all’Alleanza. Viene superato dunque il compromesso raggiunto giovedì alla riunione del consiglio Atlantico: la Nato assumeva il comando diretto delle operazioni militari di mantenimento della no fly zone ma non degli eventuali altri attacchi aerei di Paesi della coalizione contro truppe a terra, postazioni e mezzi blindati di Gheddafi. Ora invece la linea è più chiara: tutte le operazioni militari saranno coordinate e guidate dalla Nato. Per questo la Francia insiste ancora per un coordinamento politico dell’intera operazione aperto anche a Paesi arabi e africani che altrimenti parteciperebbero a operazioni militari ma senza alcun rapporto nella catena di comando con la guida complessiva affidata soltanto alla Nato.

FARNESINA: “ANCHE ITALIA HA LE SUE IDEE”. Una notizia accolta con sorpresa alla Farnesina dove si fa notare che anche “l’Italia ha le sue idee e le sue proposte per accompagnare il processo, gestito dai libici, per la nascita di nuova Libia unita e democratica e ne parleremo con i nostri partner nelle sedi opportuno, gia da martedì a Londra”.

GUIDA POLITICA.

Sono i motivi che hanno spinto il presidente francese Sarkozy, nel vertice Ue, a insistere sul fatto che l’aspetto fondamentale della missione è quello di avere una “guida politica”, perché “non sono le forze della Nato che vanno a proteggere la popolazione libica, ma le forze di una coalizione di undici Paesi, tra cui due Paesi arabi”. Per Sarkozy, dunque, “le decisioni sono prese dal coordinamento politico. Le missioni della Nato avverranno sulla base di obiettivi proposti da un coordinamento politico a più alto livello”. Del resto – ha aggiunto il presidente – “la Nato non può assorbire Paesi come gli Emirati Arabi Uniti o il Qatar. È impossibile”.

COMANDO NATO.Resta il fatto che d’altra parte si afferma che la Nato assumerà “entro breve” la guida di “tutte le operazioni militari”. Arriva anche la comunicazione che il comando è stato affidato al generale canadese Charles Bouchard . Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, conferma da Tunisi che “la Nato sarà operativa tra domenica e lunedì”, ha spiegato in una conferenza stampa, “è quello che volevamo fin dal primo momento e per cui ci siamo battuti”. La questione del coordinamento politico chiesto dai francesi è affidata a sottili distinguo, con la ricerca di termini adatti per accontentare tutti e . “Non ci sarà nessuna cabina di regia operativa” dice infatti Frattini, che però aggiunge che sarà attivo invece “un gruppo di contatto politico, che inizierà a lavorare martedì a Londra e a cui parteciperò anch’io”.

90 GIORNI.Da un funzionario dell’Alleanza arriva una previsione sulla durata dell’operazione di no-fly zone: novanta giorni, suscettibili di un prolungamento o di una riduzione se sarà necessario. Le notizie dalla Nato arrivano poche ore dopo che anche il Consiglio europeo ha espresso la sua posizione sull’intervento. “Le operazioni militari si concluderanno quando la popolazione civile sarà al sicuro dalla minaccia di attacchi e quando gli obiettivi della risoluzione 1973 (quella dello scorso 17 marzo sull’intervento in Libia, ndr) saranno raggiunti” scrivono in un documento in più punti i capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles.

UE CHIEDE A GHEDDAFI DI LASCIARE.Tra le conclusioni raggiunte dal Consiglio europeo c’è in primo luogo la sottoscrizione delle condizioni d’intervento poste dalle Nazioni Unite. L’Ue è “determinata a contribuire” all’applicazione della risoluzione Onu 1973 (ovvero quella adottata lo scorso 17 marzo dal Consiglio di sicurezza sull’intervento in Libia), si legge nel testo approvato a Bruxelles. I 27 sollecitano inoltre Gheddafi a farsi da parte “immediatamente”, in modo da avviare il dialogo con le parti interessate e avviare la transizione democratica, tenendo comunque presente “la necessità di assicurare la sovranità e l’integrità territoriale della Libia”. Un processo per il quale viene sottolineato il ruolo “cruciale” dei Paesi arabi, e in particolare della Lega araba.

PETROLIO E GAS.Altro capitolo del documento del vertice, sulle sanzioni. L’Unione europea si è detta pronta a misure per assicurare che gli introiti provenienti da petrolio e dal gas non finiscano nelle tasche del regime di Gheddafi. Una proposta in questa direzione verrà anche presentata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Un provvedimento necessario “a garantire che Gheddafi non paghi i suoi mercenari con le risorse petrolifere”, ha spiegato il presidente francese Nicolas Sarkozy. L'”embargo totale sul petrolio libico e ampie limitazioni commerciali”, era stata ribadita giovedì dalla cancelliera tedesca Angela Merkel in un intervento al Bundestag prima del Consiglio europeo. Soddisfatto del documento del vertice il premier italiano Silvio Berlusconi.

RAID SU TRIPOLI.E sul fronte bellico continua l’offensiva. Aerei da guerra occidentali hanno colpito le forze terrestri libiche in una strategica cittadina orientale. A Tripoli, invece, gli abitanti hanno riferito di un altro raid aereo poco prima dell’alba di venerdì 25 marzo, annunciato dal rombo dei velivoli e seguito da un’esplosione distante e dal rumore della difesa antiaerea. Secondo quanto riferiscono testimoni alla tv satellitare al-Arabiya, inoltre, sono in corso violenti combattimenti presso l’entrata orientale della città di Ajdabiya, in Cirenaica tra lealisti e ribelli. Le brigate fedeli a Muammar Gheddafi hanno iniziato un pesante cannoneggiamento delle postazioni dei rivoltosi. Intanto, il portavoce del regime, Moussa Ibrahim, ha denunciato la morte di “circa cento civili” sotto le bombe della coalizione internazionale. Su questa ipotesi il ministro degli esteri britannico William Hague ha dichiarato che “non ci sono indicazioni confermate” che i raid della coalizione in Libia abbiano provocato vittime civili.

“TRA 8 MILA E 10 MILA MORTI”. A Misurata si combatte, con i ribelli che continuano a controllare il porto. Le truppe leali a Muammar Gheddafi hanno ripreso a bombardare Agedabia, città a 50 chilometri da Bengasi, riferisce Al Jazeera. Dai ribelli, intanto, arriva un bilancio delle vittime dall’inizio del conflitto: tra 8 mila e 10 mila persone. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha sottolineato che gli uomini del Colonnello “arretrano” ma restano una minaccia. Dagli Emirati arabi uniti, la notizia che saranno inviati 12 aerei per contribuire a far rispettare la no-fly zone.

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