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Libia, Frattini: “O la Nato o ridiscutiamo basi”. La Russa: “Temo attentati”

 Franco FrattiniROMA.“Se la missione in Libia non passerà sotto il comando Nato, l’Italia avvierà una riflessione sull’uso delle sue basi”.

Loha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in conferenza stampa a Bruxelles dopo l’incontro tra i capi delle diplomazie dell’Ue. “Se ci fosse una moltiplicazione dei centri di comando, – ha detto il titolare della Farnesina – dovremmo studiare un modo perché l’Italia riprenda il controllo delle sue basi”. Frattini aveva comunque parlato in precedenza di un “crescente consenso attorno alla richiesta dell’Italia per un ombrello Nato nelle operazioni in Libia”.

“NESSUNA IRRITAZIONE CON LA FRANCIA”. “Non è questo il momento per dividersi e per trarre giudizi. – dice Frattini a proposito dell’irritazione che ha accompagnato il protagonismo della Francia nelle operazioni in Libia – Siamo solo al terzo giorno: saranno i fatti a parlare. Se ci sarà un forte coordinamento della Nato, anche queste difficoltà saranno più facilmente superate”. Frattini ha sottolineato che la Francia ha preso una decisione “perché non si arrivasse in Libia troppo tardi”, con Tobruk e Bengasi perse. “Non potevamo aspettare altri sette giorni che la Nato ultimasse i suoi piani, ma ora bisogna tornare alla fisiologia, che è la regola: quindi sotto il comando della Nato”.

“PASSARE SOTTO OMBRELLO NATO”. “Per le operazioni in Libia – aveva detto Frattini – è giunto il momento di passare sotto l’ombrello della Nato che garantisce un approccio più coordinato” all’azione militare contro il regime libico”. L’Italia vede con preoccupazione il crescente attivismo francese: Frattini, sostiene che le operazioni in Libia non devono portare a una guerra, per cui è necessario verificare la coerenza dell’azione della coalizione internazionale con il pieno rispetto della risoluzione 1973 dell’Onu, che ha l’obiettivo di proteggere la popolazione libica.

“VERIFICARE COERENZA CON RISOLUZIONE ONU”.“L’Italia ha accettato di fare parte della coalizione internazionale proprio per fare rispettare il cessate il fuoco, fare fermare le violenze e proteggere la popolazione. – dice il ministro degli Esteri – Vogliamo verificare molto attentamente tutte le azioni che saranno prese per verificarne la loro coerenza con la risoluzione Onu. Ecco perché crediamo sia tempo di muovere da una coalizione dei volenterosi ad un approccio più coordinato sotto la Nato, perché la Nato ha l’esperienza e la capacità per guidare un’azione meglio coordinata”. Rispondendo ad altre domande dei giornalisti, Frattini ha ribadito che l’Italia intende verificare l’implementazione del cessate il fuoco “e vuole continuare a lavorare molto da vicino con la Lega araba e vuole avere coerenza: non vogliamo andare oltre la stretta applicazione della risoluzione Onu”.

“NON LASCIAMOCI INTIMIDIRE DA GHEDDAFI”. Per Frattini, fa bene il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a dire che “non dobbiamo lasciarci intimidire” dal colonnello Gheddafi. Frattini sottolinea che le minacce di Gheddafi alla comunità occidentale, Italia inclusa, “non sono venute fuori solo ieri e dal colonnello siamo stati abituati a minacce di ogni tipo. Ma, al tempo stesso, da Gheddafi abbiamo anche sentito la dichiarazione solenne di un “cessate il fuoco” e, anche in questo caso, non aveva detto la verità”.

BERLUSCONI A LEGA: “NON POTEVAMO FARE DIVERSAMENTE”. Il ruolo dell’Italia nella missione in Libia è stato oggetto di discussione in una sorta di vertice di maggioranza svoltosi prima della riunione del Cdm, sull’aereo in cui viaggiavano insieme Berlusconi, La Russa, Bossi e Calderoli.La Legaavrebbe ribadito al Cavaliere le preoccupazioni per i rischio di un considerevole aumento degli sbarchi di clandestini sulle coste italiane. Ecco perché l’annuncio di volere presentare una risoluzione insieme con il Pdl per impegnare la comunità internazionale a fornire aiuti al nostro Paese. Il Cavaliere avrebbe ascoltato le ragioni della Lega, spiegando che l’Italia non poteva agire in modo diverso. Il premier avrebbe poi ribadito che in un momento così delicato per il nostro Paese il governo e la maggioranza deve dimostrare il massimo dell’unità.

CALDEROLI: “PRESENTEREMO RISOLUZIONE”.“Presenteremo una risoluzione alla Camera e al Senato con quattro punti irrinunciabili sui quali si dovrà votare. Un documento sul quale ci attendiamo la convergenza di altre forze parlamentari”: il ministro della Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, spiega così la posizione assunta dalla Lega Nord sul dossier Libia. “Il passaggio in Aula non è una formalità, perché molte cose vanno chiarite – sottolinea il ministro – Con i capigruppo di Camera e Senato lavoreremo al testo, ma posso anticipare che quattro punti sono irrinunciabili per la Lega. In primis, va garantito il rispetto degli attuali accordi in essere con la Libia su gas e petrolio. Inoltre, lo sottolineo, è necessario l’assoluto rispetto della risoluzione Onu che qualcuno sta interpretando male. Io l’ho letta decine di volte e sono convinto che va ben interpretata”. Per i punti 3 e 4, Calderoli ribadisce le richieste già espresse: “Ogni Paese della Coalizione deve prendersi carico di un numero di profughi proporzionale al numero dei propri abitanti. Non possiamo gestire da soli l’emergenza. L’attuale blocco navale, oltre a finalità militari, deve filtrare l’arrivo di immigrati da quello dei profughi”. Quanto ai rapporti interni alla maggioranza, Calderoli spiega di aver rimarcato in Consiglio dei ministri “la nostra posizione di cautela, una posizione vicina alla linea politica che sta tenendo anche la Germania. Non c’è stata “maretta”, ma noi abbiamo tenuto il punto”.

LA RUSSA: “ONU NON CI LASCIAVA SCELTA”. “La risoluzione Onu non ci lasciava scelta – dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa – Ci imponeva di scegliere di stare dalla parte della comunità internazionale o contro, soprattutto tenendo conto del fatto che l’Italia ha le basi”. “Gli aerei italiani fanno parte della coalizione che sta salvaguardando la vita del popolo libico”, così La Russa si è limitato a rispondere a chi gli chiedeva se i nostri aerei bombarderanno.

“NON TEMO MISSILI MA ATTENTATI”.Intervenendo poi in una videointervista a Corriere Tv, La Russa è tornato a tranquillizzare gli italiani sul livello di minaccia per l’Italia di un’eventuale ritorsione libica. “Non dispongono di missili in grado di raggiungere le nostre coste. – ha detto – Anche gli scud lanciati su Lampedusa in passato sono finiti in mare, non sono arrivati alle coste. Il pericolo vero – ha precisato – non è costituito dai missili di Gheddafi, ma dagli attentati terroristici libici nel nostro territorio”. E a tal proposito ha ricordato che il fallito attentato alla caserma Santa Barbara di Milano è stato proprio a opera di un cittadino libico.

“BACIAMANO A GHEDDAFI?NE VALSE LA PENA”.Sollecitato da Maurizio Caprara, il ministro ha commentato anche l’accondiscendenza mostrata dal governo nei confronti di Gheddafi, accolto in Italia con tutti gli onori a suggello del Trattato di amicizia tra i due Paesi. Forse, è stato fatto notare all’esponente dell’esecutivo, Gheddafi ha considerato l’Italia un partner privilegiato grazie ai soldi che gli sono stati elargiti dal nostro governo. “Certo, – ha detto La Russa – ma con una differenza: prima davamo soldi in cambio di niente, finalmente glieli diamo in cambio di qualcosa. Ovvero la possibilità di controllare il flusso migratorio che stava diventando imponente. Per la prima volta abbiamo avuto un rapporto utile per l’Italia. Non finalizzato al futuro, ma al presente, al blocco del flusso di immigrati che è un problema già esistente”. E le “riverenze” con cui è stato omaggiato? “Sì, potevamo non baciargli l’anello, figuriamoci se io volevo fare i salamelecchi a lui. Ma quelle erano solo modalità per ottenere un risultato e Berlusconi ha una capacità unica di adattare i propri atteggiamenti al risultato che si prefigge. L’obiettivo valeva bene una parata o un applauso”. Ma all’inizio della crisi lo stesso Berlusconi ha detto di non avere chiamato Gheddafi per non disturbarlo… “Capisco Berlusconi – ha detto il ministro -, ma io ho subito commentato dicendo che era sbagliato e che io non avrei usato il termine ‘disturbare'”.

BERSANI. “ABBIAMO FATTO LA COSA GIUSTA, ORA FACCIAMOLA BENE”. “Abbiamo fatto la cosa necessaria, adesso bisogna farla per bene. – dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – Credo che l’intervento forse sia stato anche tardivo se si trattava, come si tratta, di fermare la guerra di Gheddafi contro il suo popolo. Noi dobbiamo partecipare a questa operazione che deve stare nei limiti del mandato delle Nazioni unite, dobbamo parteciparci con il profilo giusta e una posizione politica chiara. Purtroppo noi siamo in una situazione anche di debolezza, anche per il pregresso: molti Paesi hanno avuto rapporti realistici con la Libia, noi a volte li abbiamo avuti perfino servili negli ultimi tempi, e questo ci indebolisce. Spero che non ci indebolisca troppo anche questa divisione all’interno della maggioranza, perché abbiamo da un lato dichiarazioni iperbellicose, dall’altro dichiarazioni di disimpegno nella stessa maggioranza di governo, e questo certamente non fa bene. Per parte nostra, nei limiti delle indicazioni del mandato delle Nazioni unite, sosterremo questa operazione. La nostra Costituzione ripudia la guerra come soluzione delle controversie internazionali, ma non certamente l’uso della forza per ragioni di giustizia e dentro decisioni che siano di organismi ai quali abbiamo delegato una parte della nostra sovranità, in particolare le Nazioni unite, perché se noi lasciamo correre anche i massacri credo che veniamo meno ad un compito basico che ci assegna la nostra Costituzione. Voglio credere che non si stiano bombardando i civili, credo che l’operazione militare sia riferita a fermare le basi logistiche, le basi di partenza delle offensive del governo di Gheddafi. Escludo che Gheddafi sia incondizione di nuocere all’Italia, dobbiamo avere paura che a questa operazione militare non si accompagni un’iniziativa politica”.

DI PIETRO: “SI RISCHIA INTERVENTO COLONIALISTA”. “Dall’intervento umanitario e di interdizione si sta rischiando di passare a un intervento di colonizzazione, e questo è pericoloso. – dice il leader Idv, Antonio Di Pietro – Vogliamo che siano rispettati i limiti di mandato dell’Onu e chiediamo che il governo riferisca in Parlamento per sapere in base a quale assunzione di responsabilità di governo sono stati mandati anche i nostri aerei, posto che la Lega dice che l’autorizzazione non era stata data”.

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