Esteri

Assalto alla moschea: morti e feriti in Siria

 DAMASCO. Sei manifestanti sono stati uccisi nell’assalto che le forze dell’ordine siriane hanno compiuto nella notte tra martedì 22 e mercoledì 23 alla moschea al Omari di Daraa, città 120 km a sud di Damasco ed epicentro delle proteste anti-regime che da sei giorni stanno infiammando il sud della Siria.

A riferirlo sono stati testimoni e residenti della città. Secondo le stesse fonti, che parlano anche di “decine di feriti”, tra i morti c’è Ali Ghassab al-Mahmid, un medico di una importante famiglia di Deraa che aveva raggiunto la moschea situata nella città vecchia per prestare soccorso alle vittime dell’assalto. “Le forze dell’ordine hanno esploso colpi d’arma da fuoco e gettato candelotti lacrimogeni contro i manifestanti” che stavano tenendo un sit-in intorno alla moschea intonando slogan contro il regime, ha riferito un attivista di un’organizzazione per i diritti umani. “La corrente elettrica è stata tagliata e subito dopo sono cominciati i colpi”, racconta, mentre i manifestanti riempivano la notte con il grido di ‘Allahu Akbar’ (‘Dio è grande’).

Oltre un migliaio di persone si era radunato nella piazza antistante la moschea al Omari. Circondati da un gran numero di poliziotti accorsi anche da Damasco, i manifestanti avevano stretto una sorta di catena umana attorno alla moschea proprio per il timore di assalti da parte delle forze dell’ordine volti a disperdere il sit-in. Secondo quanto riferito da un fotografo dell’Afp, soldati del regime hanno istituito posti di blocco a tutti gli accessi della città per evitare l’afflusso di altri manifestanti da altre città.

I mezzi di informazione del regime puntano il dito da giorni contro “infiltrati”, “provocatori” e “stranieri”, accusati di fomentare gli incidenti di Daraa il cui bilancio, finora, oscilla tra i 10 e 12 morti almeno. Nella homepage del gruppo Facebook dedicato alla ‘Rivoluzione siriana’ e seguito da quasi 70.000 utenti, tra i numerosi video amatoriali pubblicati dai cittadini di Daraa e dai villaggi circostanti risalta invece quello che mostra una folla di centinaia di giovani dimostranti scandire ‘Hurriya! Hurriya!’ (libertà! libertà!) nella piazza della moschea al Omari, mentre si odono ripetuti boati di spari di armi automatiche. La protesta per chiedere libertà, fine della tirrania e delle legge speciali, si sta comunque allargando ad altre città vicine, come Jassem o Nawa. Oltre ai morti, decine di persone sono state arrestate in tutto il Paese.

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