Cesa

Liguori a Di Santo: “Unione Atella occasione persa per il territorio”

Cesario LiguoriCESA. “Il ragionamento del consigliere provinciale Di Santo, circa la necessità di un progetto unitario di riscatto del nostro territorio, stimola alcune riflessioni …

… che, travalicando l’aspetto puramente partitico, vanno ampliate al contesto socio-politico ed istituzionale nel cui ambito le problematiche possono trovare soluzioni concrete”. Così l’esponente dell’Udc, Cesario Liguori. “Per tali motivi non può che fare piacere che una proposta del genere parta da Di Santo nella duplice veste di sindaco e consigliere provinciale. Ed al sindaco e consigliere provinciale consegno, nella qualità di vecchio rappresentante delle istituzioni, una amichevole provocazione che possa riaccendere i riflettori su una delle occasioni mancate.

Sfogliando l’opuscolo distribuito dalla ‘Unione dei Comuni Atellani’, mentre ci si compiace per l’ottima veste tipografica, si resta delusi per i contenuti. Sembra, infatti, di essere di fronte ad un opuscolo redatto dalle Pro Loco e non da una istituzione che deve avere finalità più complesse. Non che la promozione turistico-culturale del territorio non sia cosa encomiabile, ma non può essere l’unica funzione dell’Unione. Coloro che alcuni anni or sono immaginarono questa istituzione, lo fecero pensando a funzioni aggregate in tema di servizi pubblici (manutenzione del patrimonio dei vari comuni, gestione di servizi quali lo smaltimento dei rifiuti, servizio idrico integrato, illuminazione pubblica, servizi socio-sanitari e così via) e di pianificazione coordinata del territorio.

Ciò avrebbe portato a migliorare la qualità dei servizi e ad ottenerli ad un prezzo più basso. Tema, questo, di drammatica attualità visto il progressivo impoverimento dei comuni per le disposizioni di finanza pubblica. Avrebbe altresì portato ad uno sviluppo armonico di un territorio che vede i comuni, senza soluzione di continuità, confondersi l’uno con l’altro in un disordine urbanistico che non solo condiziona la qualità della vita ma lo stesso valore degli investimenti immobiliari e produttivi. In sostanza l’istituzione dell’Unione avrebbe dovuto spingere i sindaci a ragionare sempre meno in termini di campanile e sempre più in termini di territorio proprio perché in una conurbazione come la nostra la risposta a certe problematiche, penso ad esempio a quelle ambientali e dell’inquinamento, non può essere quella del singolo comune.

Sono il primo a riconoscere che si trattava di un progetto non semplice e di lungo percorso, ma dato il tempo ormai trascorso si ha la sensazione di una ulteriore occasione persa dal territorio, specie se si pensa che l’incombente federalismo fiscale municipale renderà la vita dei piccoli comuni ancora più complicata e difficile. Se l’Udc solleciterà tutte le amministrazioni del territorio a recuperare il tempo perduto, sicuramente avrà già fatto molto nel recupero di quella centralità propositiva che Di Santo si augura”.

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