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Ruby, Berlusconi a giudizio il 6 aprile

Silvio BerlusconiMILANO.Mercoledì 6 aprile: questa la data in cui, come disposto dal gip milanese Cristina Di Censo, si terrà il giudizio immediato per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accusato di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile nel caso Ruby sui presunti festini hard ad Arcore.

L’udienza avrà luogo alle 9.30 dinanzi alla quarta sezione penale. Il reato di concussioneprevede una penada 4 a 12 anni, mentre quello di prostituzione minorile da 6 mesi a 3 anni.

Secondo i pm di Milano titolari dell’inchiesta, Ilda Boccassini, Pietro Forno e il sostituto procuratore Antonio Sangermano, sussiste la prova evidente per il rito immediato contro Berlusconi. Il gip, nel disporre il rinvio a giudizio per il premier, ha valutato tutte le “premesse processuali”, come la questione della connessione dei reati di prostituzione minorile e concussione, e quella della competenza della procura di Milano ad indagare. A giudicare Berlusconi, paradossalmente (vista la natura del caso e dei reati ipotizzati), saranno tre donne: Carmen D’Elia, Orsola De Cristofaro e Giulia Turri. Piero Longo, uno dei legali del premier, commenta laconicamente: “Nonci aspettavamo nulla di diverso”.

Nel decreto del gip si evince, poi, che la marocchina Ruby (all’epoca dei fatti 17enne) e il ministero dell’Interno sono parti lese nel processo, così cometre funzionari della Questura di Milano: il capo di gabinetto Pietro Ostuni, Giorgia Iafrate e Ivo Morelli, i quali, secondo l’accusa, avrebbero subito pressioni da Berlusconi quando nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 chiamò negli uffici di via Fatebenefratelli per ottenere il “rilascio” di Ruby. In teoria, la presidenza del Consiglio potrebbe costituirsi parte civile in rappresentanza del ministero dell’Interno che, a sua volta, come dicevamo,è parte lesa in relazione al reato di concussione contestato al premier.

MINETTI RISCHIA PROCESSO. Per quanto riguarda Nicole Minetti, la consigliera regionale lombarda anche lei indagata nel caso Ruby, è probabileche si arrivi al processo per favoreggiamento della prostituzione, secondo il suo stesso avvocato Daria Pesce, che, intervistata da Gad Lerner e Gianluigi Nuzzi durante la trasmissione “L’Infedele” di La7, spiega che “sul favoreggiamento la Minetti ha indizi che potrebbero, non dico farla condannare, ma mandarla a processo”. “Escludo tassativamente – ha aggiunto l’avvocato Pesce – che possa essere condannata per concorso alla prostituzione minorile. Sul favoreggiamento potrebbe anche essere ascrivibile perchè molte ragazze si sono rivolte alla Minetti che aveva un rapporto affettivo con Berlusconi”.

INCHIESTA PER ALTRE FESTE A ROMA. Intanto, si viene a conoscenza di una nuova inchiesta, questa volta condotta dalla procura di Roma, su altre feste nelle residenze di Berlusconi nella capitale, in particolare quelle avvenute nel Castello di Tor Crescenza, preso in affitto dal premier la scorsa estate per trascorrere qualche giorno di vacanza. L’inchiesta non sarebbe stata aperta formalmente ma, secondo indiscrezioni, sarebbe imminente l’arrivo a Roma di documenti contenuti nel fascicolo dell’inchiestadi Milano sul caso Ruby.

LA VICENDA. Il caso inizia con il fermo, nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010,dell’allora 17enne ‘Ruby’, al secolo Karima El Mahroug, accusata da un’amica di averle sottratto un bracciale di rubini e brillanti del valore di circa tremila euro. Qualche ora dopo la telefonata alla questura di Milano: da una parte il premier dall’altra il capo di gabinetto del questore Pietro Ostuni.Chiamata, secondo la procura, fatta “al fine di occultare il delitto…” (di prostituzione minorile) e “di assicurarsi per esso l’impunità, sia altri fatti, anche di rilevanza penale non a lui ascrivibili ma comunque suscettibili di arrecare nocumento alla sua immagine di uomo pubblico, abusando della sua qualità di presidente del Consiglio dei Ministri.Avendo appreso che la minore – da lui in precedenza frequentata – era stata fermata”. Berlusconi, continuano i magistrati milanesi,avrebbe “rappresentato che tale ragazza minorenne, di origine nord africana, gli era stata segnalata come nipote di Mubarak (circostanza peraltro palesemente falsa), lo sollecitava ad accelerare le procedure per il suo rilascio, aggiungendo che il consigliere Regionale Nicole Minetti si sarebbe fatto carico del suo affido”, “così sottraendola al controllo e alla vigilanza delle autorita’ preposte alla tutela dei minori”.

Il 13 gennaio 2011i pm inviano l’invito a comparire al premier per il 22, 23o 24 gennaio e gli si contestano i reati di concussione e prostituzione minorile, il primo relativo alla telefonata in questura e il secondo per “aver compiuto atti sessuali” con Ruby “nella sua abitazione privata di Arcore in un arco di tempo individuato tra il 14/2/2010 e il 2/5/2010”. Indagati per favoreggiamento alla prostituzione anche Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. Il giorno dopo i magistrati dispongono perquisizioni nei confronti di Minetti e delle cosiddette ‘ragazze dell’Olgettina’, un gruppo di giovani che avevano partecipato alle feste ad Arcore e che sono ospitate in alcuni appartamenti di un condominio di via Olgettina a Milano 2, spesso con contratti intestati alla Minetti.

Il 30 gennaio, asorpresa, la Minetti viene ascoltata dai pm. L’interrogatorio, fissato per il 2 febbraio viene infatti anticipato la domenica per evitare l’assalto di giornalisti e cameramen. Il consigliere regionale risponde ad alcune domande mentre su altre si avvale della facoltà di non rispondere.

Il 3 febbraio la Camera dei Deputati si esprime sulla richiesta dei magistrati milanesi di sottoporre a perquisizione l’ufficio di Giuseppe Spinelli, il ‘contabile’ del premier che si occupava, secondo l’accusa,di varsare somme di denaro alle ragazze coinvolte nelle feste.Con 315 voti favorevoli e 298 contrari, la Camera vota per la restituzione degli atti alla procura di Milano, negando dunque alla richiesta di perquisizione.

Il 9 febbraio i pm di Milano chiedono al gip Di Censo il giudizio immediato per Berlusconi per entrambi i reati.Il 15 febbraio il gip accoglie la richiesta e fissa l’udienza per il 6 aprile.

COS’E’ IL RITO IMMEDIATO. Il rito immediato prevede immediatamente il dibattimento saltando l’udienza preliminare e dunque accorciando i tempi tecnici delle procedure. Un iter percorribile dai pm “quando la prova appare evidente, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini”, come recita la prima parte dell’articolo 453 del Codice di Procedura Penale. Lo stesso articolo 453 pone delle condizioni inderogabili. Il pm procede con la richiesta di rito immediato “se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi emesso con l’osservanza delle forme indicate nell’articolo 375 comma 3 secondo periodo, la stessa abbia omesso di comparire, sempre che non sia stato addotto un legittimo impedimento e che non si tratti di persona irreperibile”. Proprio il caso del premier che, invitato a comparire a gennaio, ha deciso di non farsi interrogare.

Una combinazione tra gli articoli 453 e 454 del Codice di Procedura Penale impone che il rito immediato debba essere chiesto entro 90 giorni dall’iscrizione nel registro per una persona indagata a piede libero ed entro 180 dall’esecuzione della misura per un indagato sottoposto a custodia cautelare. Al secondo comma, poi, l’articolo 453 stabilisce che “quando il reato per cui è richiesto il giudizio immediato risulta connesso con altri reati che giustificano

Sul punto controverso nel caso dell’inchiesta a carico del premier si è espressa la Cassazione. Secondo quanto trapela in merito a quanto contestato a Berlusconi, il reato di prostituzione minorile, che prevederebbe la citazione diretta davanti a un giudice monocratico, viene “trascinato” nel rito immediato dal più grave reato di concussione. Perché i due reati sono connessi dall’aggravante dell’aver commesso il secondo per occultare il primo. E perché la disposizione di un dibattimento davanti a un tribunale collegiale anziché monocratico è più garantista per l’imputato.

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