Italia

Ruby ai pm: “Berlusconi sapeva che ero minorenne”

MILANO.E dopo il rinvio a giudizio fissato il 6 aprile, ora a danno del premier Silvio Berlusconi arrivano anche la dichiarazioni che Ruby ha reso ai pm di Milano, ai quali confessa: “Berlusconi sapeva che ero minorenne e senza documenti”.

Lagiovane marocchina (17enne all’epoca dei fatti), come scrive Repubblica,raccontadi quella notte del 14 febbraio 2010, ad Arcore,residenza privata del presidente del Consiglio, dove “Berlusconi mi consegnò una busta con 50mila euro”. Secondo i pm, tra quella data e il 2 maggio successivo, avrebbe avuto rapporti sessuali con Berlusconi dietro ricompense in denaro o in altre forme.

In un verbale dello scorso 3 agosto, Karima El Mahroug (questo il vero nome di Ruby) rivela che fino a quel 14 febbraio Berlusconi sapeva che lei aveva 24 anni. “La volta successiva,- racconta Ruby – mi ricordo era in marzo, l’autista di Emilio Fede viene a prendermi in via Settala, dove abitavo allora. Torno ad Arcore e là, parlando con le altre ragazze invitate, vengo a sapere che chi stava con lui, con Silvio, poteva avere la casa gratis. Alcune ragazze mi dissero di avere avuto a Milano 2 un appartamento con cinque anni di affitto pagati”.

A quel punto, puntando anche lei adottenere un appartamento decideva di dire a Berlusconila verità: “Gli avevo dettofalsamente di avere 24 anni e di essere egiziana. – racconta la nordafricana – Quando mi propone di intestarmi quella casa, dovevo dirgli come stavano le cose. Non potevo più mentire. Gli dissi la verità: ero minorenne ed ero senza documenti”. Ed è proprio in quel momento, almeno secondo le indiscrezioni di Repubblica, che Berlusconi avrebbe avuto l’idea di far dire a Ruby di essere “la nipote di Mubarak” così da giustificare le risorse che le avrebbe messo a disposizione.

Ecco, queste sarebbero le “prove evidenti” che, secondo i magistrati milanesi, dimostrerebbero che la famosa telefonata in Questura, fatta dal premier nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, avrebbe rappresentato una pressione per far liberare la ragazza, in quelle ore trattenuta negli uffici per via di un furto. Il timore di Berlusconi, per gli inquirenti, è che lei svelasse le notti “hard” ad Arcore.

Ruby, tuttavia, sostiene di non aver mai avuto rapporti con il presidente del Consiglio, raccontando però dei festini ad alto contenuto erotico e a base di “bunga bunga” nei dopo cena a Villa San Martino. Agli atti, inoltre, alcune testimonianze inedite, tra cui il padre di Ruby, l’interrogatorio di Nicole Minetti e le intercettazioni tra Emilio Fede e Lele Mora.

Con questi elementi il gip milanese Cristina Di Censo ha accettato la richiesta di rito immediato per il premier. A giudicarlo per le ipotesi di reato di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile saranno, paradossalmente, vista la natura del caso, tre donne: Giulia Turri, Orsola De Cristofaro e Carmen D’Elia.

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