Italia

Napolitano tra conflitti istituzionali e “rivendicazioni” austriache

Giorgio NapolitanoROMA.“Le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità e di giustizia”.

Lo ribadisce il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una nota diffusa al termine di un incontro con il Comitato di presidenza del Csm, il cui vice presidente, Michele Vietti, e i componenti hanno espresso al capo dello Stato “la preoccupazione e l’inquietudine del Consiglio e della magistratura per l’aspro conflitto istituzionale in atto”. Nel pomeriggio di venerdì, alle 17, previsto un incontro tra il capo dello Stato e il premier Silvio Berlusconi.

Napolitano ha richiamato le sue recenti dichiarazioni in occasione della Giornata dell’informazione, quando evidenziò che “nella Costituzione e nella legge possono trovarsi i riferimenti di principio e i canali normativi e procedurali per far valere insieme le ragioni della legalità nel loro necessario rigore e le garanzie del giusto processo. Fuori di questo quadro ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità e di giustizia”.

UNITA’ D’ITALIA, SCONTRO ROMA-BOLZANO. Napolitano, ha inviato una lettera al Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano nella quale ha espresso sorpresa e rammarico per le espressioni con le quali Luis Durnwalder ha commentato la decisione di non aderire alle celebrazioni del 150mo dell’Unità d’Italia.

Secondo il Capo dello Stato, il Presidente della provincia di Bolzano non può parlare a nome di una pretesa “minoranza austriaca” dimenticando di rappresentare anche le popolazioni di lingua italiana e ladina, e soprattutto che la stessa popolazione di lingua tedesca è italiana e tale si sente nella sua larga maggioranza. Il Presidente della Repubblica ha espresso quindi la propria fiducia che l’intera popolazione della provincia di Bolzano possa riconoscersi pienamente nelle celebrazioni della nascita dello Stato italiano, nello spirito dei principi sanciti dagli articoli 5, 6 ed 11 della Costituzione repubblicana.

Non si fa attendere la controreplica da Bolzano, dove il Landeshauptmann, il presidente della giunta provinciale, Luis Durnwalder, della Südtiroler Volkspartei (il partito popolare sudtirolese), afferma: “Nel 1919 non ci è stato chiesto se volevamo far parte dell’Italia e per questo ribadisco che non parteciperò ai festeggiamenti. Il gruppo linguistico tedesco non ha in merito nulla da festeggiare”. “Gli assessori italiani sono liberi di festeggiare l’unità d’Italia, ma non in rappresentanza della Provincia autonoma”, ha concluso Durnwalder.

Sulla stessa linea anche il deputato della Svp Karl Zeller (che, tra le polemiche, si era astenuto nel voto di sfiducia a Sandro Bondi) che dice di stimare “il presidente Napolitano” e afferma “capisco il suo rammarico, ma quella espressa da Durnwalder è la nostra posizione: come possiamo festeggiare l’unità d’Italia se siamo stati annessi contro la nostra volontà? Il vice presidente della giunta provinciale Christian Tommasini festeggerà, com’è giusto che sia, essendo del gruppo linguistico italiano”. L’esponente sudtirolese aggiunge: “Noi dell’Svp non possiamo partecipare, perché fummo distaccati dalla nostra madrepatria austriaca. Siamo una minoranza austriaca in terra italiana, come sancito dai Trattati internazionali. Naturalmente, siamo cittadini italiani e rispettiamo la Costituzione italiana”. “Posso assicurare – prosegue – che su 35 consiglieri provinciali, 28 sono di lingua tedesca e ladina e nessuno fra questi dirà una cosa diversa. Non è vero, infatti, che la maggioranza della popolazione di lingua tedesca e ladina si senta italiana: dire questo significa mettere in dubbio la rappresentatività del Consiglio provinciale. Io dico che ogni festa deve essere sentita e non imposta. Per cui, è giustissimo che Tommasini partecipi alle iniziative. Ma si immagina Durnwalder presenziare alla festa dell’Unità del Paese da cui siamo stati annessi? Sarebbe il trionfo dell’ipocrisia”.

La polemica è evidentemente incresciosa anche per l’Svp, fa capire Zeller, che ritiene importante far sì che le acque si calmino. Quanto al richiamo alla madrepatria austriaca, è inevitabile domandare se l’Svp punti a riabbracciarla: “Solo se l’Italia si scioglie del tutto. Allora, sì, noi andremmo per la nostra strada. Ma non mi pare nell’ordine delle cose. Siamo – conclude – un partito al passo con i tempi che ha scelto l’autonomia senza rinunciare all’autodeterminazione. E in Europa, con le norme di Schengen che escludono i controlli, il valore dei confini non è più così sentito”.

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