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Madre e figlia scompare a Torre del Lago: “Sono morte”

Claudia Velia Carmazzi e Maddalena SemeraroVIAREGGIO.I carabinieri hanno arrestato due persone per la vicenda delle due donne scomparse sei mesi fa a Torre del Lago.

Secondo i militari Claudia Velia Carmazzi , 59 anni, e la madre Maddalena Semeraro, 80 anni, sono morte. Gli arrestati, con le accuse di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia aggravati e continuati, soppressione e distruzione di cadavere in concorso sono Massimo Remorini, 54 anni, l’uomo che seguiva gli interessi delle donne, e Maria Casentini, 50 anni, la badante delle donne. Indagati anche Francesco Tureddi, amico di Remorini, e l’avvocato Giunio Massa. Per Remorini c’è anche l’accusa anche di circonvenzione di incapace e appropriazione indebita continuata. Tureddi oltre al favoreggiamento è accusato con gli stessi reati sia di Remorini che della Casentini. Per l’avvocato Massa c’è la circonvenzione di incapace, appropriazione indebita in concorso. Perquisito anche lo studio del legale alla presenza del pm di Lucca Sara Polino che conduce le indagini.

Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro erano scomparse alla fine dell’agosto scorso dopo una visita del figlio della Carmazzi, David Paolini, il quale vide la madre pallida e fredda. Il giovane descrisse la situazione a Remorini, detto “lo zio”, che accudiva le donne e che ne curava gli interessi. L’uomo lo tranquillizzò dicendo che si sarebbe interessato lui. A distanza di qualche giorno Paolini, 22 anni, tornò nel campo (senza luce né acqua), dove in due roulotte vivevano le donne, ma non le trovò. “Sono andate ad un controllo medico a Milano”, gli spiegò Remorini. Dopo alcuni giorni il figlio presentò denuncia di scomparsa, non capendo tra l’altro perchè le sue congiunte vivessero in condizioni disperate nonostante la vendita di due immobili, acquistati dall’avvocato Massa a prezzi al di sotto del valore di mercato.

Da mesi David Paolini diceva: “Vorrei avere un luogo dove poter andare a pregare per la mamma e la nonna, spero che questo possa accadere al più presto”, facendo chiaramente capire di non avere speranze di ritrovarle vive.

“Ad oggi si deve ritenere che le due donne non siano più in vita – affermano i carabinieri sostenendo anche che «i due cadaveri, in tempi diversi sono stati sottratti e distrutti”. I militari sono arrivati a questa conclusione perché delle due donne non c’è traccia nelle strutture sanitarie nazionali e perchè nessuna testimonianza è risultata veritiera.

La prima a morire è stata Velia Carmazzi il 22 agosto del 2010: le sue condizioni fisiche erano già critiche prima della visita del figlio che la descrive come morta al Remorini, “ma succube dell’uomo non fa altro, ricevendo assicurazioni”. Maddalena Semeraro viene vista da un testimone il 16 settembre del 2010, ma “il giorno dopo non era più lì”. Remorini, Casentini e il Tureddi hanno spiegato l’allontanamento delle donne “in modo inverosimile”, in particolare riferendo agli investigatori che la Semeraro, che non deambulava, si sarebbe allontanata senza sedia a rotelle.

“Massimo Remorini era entrato nelle grazie delle due donne ed aveva guadagnato la fiducia di David Paolini”, scrivono i carabinieri. L’uomo gestiva i conti correnti della Semeraro ed era in possesso della sua tessera bancomat. I carabinieri hanno accertato che dai conti della Semeraro, dopo i depositi relativi alla vendita delle case “sono uscite ingenti somme di denaro”.

Chiare anche le responsabilità di Maria Casentini, la badante di Maddalena Semeraro. La donna, agli arresti domiciliari, aveva una relazione con il Remorini e “per questo motivo – scrivono i carabinieri – ha sempre cercato di fornire dichiarazioni tali da creare un alibi” al compagno: dichiarazioni con lui concordate. La Casentini aveva accesso al terreno dove vivevano le due donne e descritto dalla Casentini come un luogo dove “vivevano in condizioni decisamente buone e Remorini pagava loro la spesa alimentare e loro erano libere di entrare ed uscire quando volevano”». La dichiarazione, affermano i carabinieri, è in contrasto con il riscontro delle indagini.

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