Esteri

Libia, “10mila morti”. Si scavano fosse comuni

 TRIPOLI.10mila persone sono morte in Libia dall’inizio delle proteste contro il regime di Gheddafi. La rivelazione viene fatta,alla televisione al-Arabiya, dal componente libico della Corte Penale Internazionale, Sayed al Shanuka.

Parlando da Parigi, Al Shanuka ha anche sostenuto che i feriti potrebbero raggiungere i 50mila e ha ricordato che “da quando Gheddafi è arrivato al potere ha assassinato migliaia di persone e anche migliaia di persone nelle stesse carceri”. Il governo libico, invece, ha riferito che i morti per le rivolte degli ultimi dieci giorni erano stati 300.

Una cifra sicuramente poco congrua rispetto alledecine e decine di fosse scavate, allineate, alcune già coperte con del cemento, mostrate inun video amatoriale girato martedì a Tripoli e diffuso da “Onedayonearth”. Il filmato mostra le fosse sulla spiaggia antistante il lungomare della capitale libica e tanti uomini al lavoro per seppellire i cadaveri, a centinaia.

Vi è poi il rischio concreto di un esodo di massa: 20mila persone hanno già lasciato la notte scorsa il paese attraverso il valico di Sallum con l’Egitto. La frontiera, perlomeno sul lato egiziano, è sotto il controllo dell’esercito del Cairo, secondo le fonti. Sembra che i soldati lascino passare solo forniture mediche. Per quanto riguarda il confine occidentale della Libia, l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) afferma che migliaia di stranieri – libanesi, turchi, siriani e tedeschi – si sono uniti ai tunisini e passano in Tunisia per tentare di tornare nei loro paesi da lì.

Cresce intanto la preoccupazione per i 150 italiani bloccati a Misurata, sul golfo della Sirte, in Libia. A lanciare l’allarme è Mara Foccoli, la moglie di uno dei lavoratori asserragliati nella sede della Lybian Iron Steel Company al compound di campo Lisco. “Ho sentito via Skype mio marito Giorgio – spiega Mara Foccoli – sono bloccati in 150. Sentono le sirene e cannoneggiare vicino alla loro sede e sono preoccupati. Ho allertato la Farnesina, mi hanno detto che sono al corrente della situazione e stanno valutando come riportarli a casa”. Nel frattempo restano migliaia gli stranieri bloccati nel principale aeroporto libico in attesa di voli per tornare a casa.

Mercoledì pomeriggio, a Bruxelles, gli ambasciatori dei Ventisette si riuniranno con l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton, per discutere di eventuali ulteriori misure da prendere sulla crisi in Libia. Si parlerà anche del possibile ricorso alle unità militari dell’Ue.

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