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Calvi Risorta, ufficio archeologico a rischio chiusura

Teatro Romano di CalesCALVI RISORTA. Rischio chiusura per l’Ufficio Archeologico di Calvi Risorta. Dopo il pensionamento, per raggiunti liniti di età, del dirigente uscente, dottoressa Colonna Passaro, …

… la struttura periferica del Ministero per i Beni Culturali è rimasta acefala, manchevole di un’adeguata programmazione sul da farsi nell’anno appena entrato e senza la benché minima prospettiva di vedersi assegnare un nuovo Dirigente in tempi brevi. E’ vero, si erano fatti i nomi dei dottori Strano, Salerno e Cirano, ma, alla verifica dei fatti, si registrano solo ipotesi verbali, ma assolutamente niente di ufficiale.

Attualmente, presso l’Ufficio calvese, prestano servizio cinque impiegati, di cui un Assistente Tecnico-Scientifico agli Scavi Archeologici e quattro Addetti ai Servizi di Sorveglianza ed Accoglienza, che, nonostante la loro ottima formazione professionale e un senso del dovere e della responsabilità che gli fa davvero onore, sentono che, e per la mole di lavoro da svolgere e per l’importanza e il prestigio della sede in cui lavorano, un Ufficio come quello di cui ci occupiamo non solo non debba essere spazzato via come niente fosse, ma che, al contrario, vada promosso e potenziato a dovere. Ben diciassette i Comuni di Terra di Lavoro su cui l’Ufficio Archeologico di Calvi Risorta la responsabilità di tutela del patrimonio di vestigia e manufatti del tempo che fu. Un territorio vastissimo, nel quale, tra l’altro, insistono numerosissimi siti archeologici di rilevante importanza che richiedono continua e costante opera di tutela e valorizzazione, anche dal punto di vista del notevole richiamo di masse di turisti che costituiscono e che possono costituire se promesse come si conviene.

La bellezza fascinosa delle rovine dell’antica Cales, la sterminata ed ancora inesplorata area di Sant’Aniello di Sant’Andrea del Pizzone, sotto cui giace la misteriosa città romana di Urbana, le Ville Romane (II° sec. d.C.) di Francolise capoluogo, la bellissima necropoli paleolitica di Montanaro di Francolise, le vestigia murarie di epoca sannitica in Villa Santa Croce del Comune di Piana di Monteverna, tra i fiore all’occhiello di una felicissima nicchia geografica che, considerando anche l’incommensurabile patrimonio artistico, culturale, paesaggistico e folkloristico di cui dispone, costituisce un popolo più che privilegiato di attrazione di masse turistiche non del tipo mordi e fuggi, ma di genere stanziale e, quindi, capace di arricchire a dovere l’economia locale. Ora, questa grande ricchezza, già in passato colpita pesantemente da azioni predatorie di tombaroli senza scrupoli, rischia di essere abbandonata a se stessa.

A quanto ci è dato sapere, c’è la concreta possibilità che l’Ufficio Archeologico di Calvi Risorta possa chiudere i battenti, con il malaugurato epilogo di vedere il personale dirottato verso altra sedi. E’ auspicabile, quindi, che le amministrazioni comunali interessate, e specialmente quella di Calvi Risorta, intervengano, facendo sentire forte le loro voce di dissenso su un’ipotesi così sciagurata. E’ loro dovere, infatti, tentare anche l’impossibile onde conservare una struttura la cui opera appare ed è fondamentale per non consegnare l’intero territorio e la ricchezza che lo fa grande nelle nani ingorde di lestofanti che, per pochi miseri euro, deturpano e, a volte, cancellano del tutto manufatti di valore inestimabile.

Sembra, comunque, che le autorità preposte stiano lavorando alla soluzione del problema. Infatti, nessuno vuole l’azzeramento di un ufficio la cui forza-lavoro, malgrado abbia costantemente lavorato al di sotto organico previsto e, per giunta, con pochi mezzi a disposizione, ha sempre assolto ai propri compiti in maniera egregia ed ammirevole.

inviato da Daniele Palazzo

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