Italia

Uova alla diossina: “Poche e tracciate quelle importate da Germania”

 ROMA. L’allarme diossina è sotto controllo in Italia. Lo assicura il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che chiarisce come dalla Germania sia giunta una quantità limitata di uova ma tutte rintracciabili grazie all’etichettatura.

Fazio haanche garantito che le uova italiane, marchiate e tracciabili, insieme a latte e uova, “sonogaranzia di sicurezza anche in Germania”. Per il latte, invece, è stata inviata una comunicazione ai produttori italiani che lo importano dalla Germania ricordando di effettuare controlli per la diossina, mentre saranno effettuati test a campione dai carabinieri delNas e dalle Regioni in tutta la Penisola.

Il ministro della Salute ha disposto un doppio filtro per controllare l’eventuale presenza di diossina nei prodotti alimentari con un controllo all’origine da parte delle stesse aziende importatrici e un sistema di verifica al dettaglio. Il 12 è prevista una riunione tecnica a Bruxelles, mentre il 13 a Roma si terrà un incontro con i tecnici che hanno preso parte all’appuntamento di Bruxelles, i Nas e le Regioni.

Lo stesso Fazio spiega che all’origine della contaminazione di diossina in uova, carne e latte in Germania vi è la doppia produzione di oli industriali e acidi grassi destinati ai mangimi animali. “La stessa azienda responsabile della contaminazione – dice il ministro – aveva contemporaneamente una produzione di oli industriali di scarto e di acidi grassi usati nei mangimi animali. Ha avuto l’opportunità, quindi, di mescolare i due prodotti. Invece, bisogna essere molto più severi in questo campo. Non si può permettere a chi produce pericolosi oli industriali di occuparsi anche di materie prime per l’alimentazione animale”. Non è il primo caso in Europa:”Nel 1999 – ricorda Fazio – siè verificata la stessa situazione in Belgio. Questaè la seconda volta,quindi è necessario prendere provvedimenti”.

Fazio ha anche ricordato l’impegno dell’Italia per un’etichetta trasparente sui prodotti alimentari: “Il nostro Paese ha votato contro la risoluzione proposta proprio dal Belgio e appoggiata dalla Germania per un’etichettatura non sufficientemente trasparente. Noi vogliamo che ci sia chiarezza in particolare sulla provenienza e sull’origine di tutti gli alimenti”.

Intanto, nuovi test hanno indicato che i livelli di diossina nei grassi animali prodotti dalla ditta tedesca “Harles und Jentzsch” erano circa 78 volte sopra la norma. Oltre 4.700 tra fattorie e aziende agroalimentari tedesche sono state provvisoriamente chiuse a causa del rischio di contaminazione da diossina. Lo ha annunciato il ministero dell’Agricoltura tedesco.I provvedimenti sono stati presi in via cautelativa. Delle 4.709 fattorie e aziende interessate, 4.468 sono in Bassa Sassonia, ha precisato il ministero. A essere coinvolti sono soprattutto gli allevamenti di maiali. Gli scorsi novembre e dicembre sono stati consegnate in Bassa Sassonia 2.500 delle 3.000 tonnellate di grassi alimentari contaminati dalla diossina, utilizzati poi in mangimi e foraggio.

L’allarme è scattato dopo la scoperta di uova alla diossina e mangimi contaminati destinati a pollame e suini: il governo della cancelliera Angela Merkel ha lanciato un appello al Paese spiegando che sarebbe ”assolutamente esagerato” rinunciare adesso alla carne e alle uova, ma migliaia di animali sono già stati soppressi, i consumi di questi prodotti sono in ”forte calo” e lo scandalo ha già oltrepassato i confini nazionali.

Dopo quello delle mozzarelle blu prodotte dal caseificio bavarese Milchwerk Jaeger, la Germania dunque si trova a fare i conti con un nuovo scandalo alimentare. La Harles und Jentzsch ha consegnato fino a 3mila tonnellate di grasso per mangimi contaminato da diossina a 25 produttori. Questi, a loro volta, hanno venduto i mangimi contaminati ad allevatori in otto regioni (Brandeburgo, Amburgo, Bassa Sassonia, Nord Reno-Westfalia, Sassonia, Sassonia-Anhalt, Schleswig-Holstein e Turingia), come ha spiegato il ministro dell’Agricoltura e della protezione dei consumatori tedesco, Ilse Aigner.

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