Italia

Ruby, Berlusconi indagato a Milano: pm chiederà rito immediato

Silvio Berlusconi MILANO.Silvio Berlusconi è indagato dalla procura di Milano con l’accusa di concussione e di prostituzione minorile.

Il premier, secondo l’accusa, allo scopo di occultare di essere stato cliente di una prostituta minorenne in numerosi week-end ad Arcore, assicurarsi l’impunità da questo reato e scongiurare che venissero a galla i retroscena delle feste nella sua residenza brianzola, nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 avrebbe abusato della propria qualità di primo ministro per indurre i funzionari della Questura di Milano ad affidare indebitamente l’allora 17enne marocchina Karima “Ruby” El Mahroug, scappata da una comunità per minori, alla consigliera regionale lombarda del Pdl Nicole Minetti. Perquisizioni a Milano e anche sul litorale genovese nella dimora attuale di Ruby. Indagati, con l’accusa di favoreggiamento personale, anche la Minetti, a cui è stata perquisita la casa,insieme a Lele Mora ed Emilio Fede.

Ruby quella notte fu fermata e condotta in Questura, poi rilasciata dopo una accelerazione delle procedure, in seguito alle pressioni della presidenza del Consiglio. Fu la stessa Minetti ad andare in Questura e a dichiararsi tutrice della ragazza, salvo poi non effettuare alcun controllo sulla sua vita.

PM CHIEDERA’ RITO IMMEDIATO. Il pm di Milano chiederà il processo con rito immediato per Berlusconi. E lo ha convocato per il 21, o 22 o 23 gennaio. In procura ritengono evidente la prova e hanno convocato il premier con invito a comparire perché la norma consente di chiedere il processo con rito immediato entro 90 giorni dall’iscrizione nel registro degli indagati, avvenuta in questo caso lo scorso 21 dicembre. I pm chiederanno il processo con rito immediato solo per Berlusconi: per gli altri indagati il termine dei 90 giorni dall’iscrizione è già trascorso.

RUBY: “NIENTE PROSTITUZIONE”. Potrebbe essere “Ruby Rubacuori” la più grande carta difensiva di Silvio Berlusconi. Proprio la 18enne marocchina al centro del sexgate che sta inguaiando il premier ribadisce, in un’intervista a Repubblica, che con il Cavaliere i rapporti sono stati limpidissimi: “Ma quale prostituzione, Silvio mi ha dato 7mila euro solo perché gli ho chiesto aiuto per trovare lavoro. Il resto sono balle e non mi ha regalato né la macchina, né il centro estetico”. E’ lei il pezzo forte nell’accusa dei pm della Procura di Milano, per lei ad ottobre è scoppiato il bubbone.Feste e party sì, ma nulla di più. A quelle sere, ricorda Ruby, partecipavano sempre “una trentina” di ragazze, tra cui vip come Aida Yespica, Barbara Guerra, Maristel Polanco, Natalia Bush, Barbara D’Urso (“una volta”), Nicole Minetti.

14 RAGAZZE.

Non solo Ruby, però, al centro dell’inchiesta. Sono 14 ragazze giovani, belle, e vivono tutte in appartamenti pagati da Berlusconi. Questo, secondo il Corriere della Sera, il nocciolo del ‘caso Bunga Bunga’ e la base su cui si poggiano le accuse della Procura di Milano di prostituzione minorile. A quanto scrive Fiorenza Sarzanini, le ragazze risiedono in “una sorta di quartiere generale” a Milano 2, in via Olgettina 65. “Appartamenti – scrive la cronista del Corriere – che Silvio Berlusconi ha ceduto in comodato d’uso alle ragazze che poi ospitava alle serate organizzate nella sua residenza di Arcore”. Ragazze che, per i pm, venivano mantenute in cambio di prestazioni sessuali col premier. Di loro si sarebbe occupata Nicole Minetti, consigliere regionale della Lombardia del Pdl, mentre a conti e spese pensava Giuseppe Spinelli, ragioniere di fiducia di Berlusconi il cui studio venerdì mattina è stato visitato dagli agenti (non perquisito, perché di proprietà di Berlusconi, serviva un’autorizzazione a procedere del Parlamento). Quattordici ragazze vicine allo spettacolo: chi ha partecipato a programmi Mediaset, dagli show ai reality. I poliziotti hanno perquisito i loro appartamenti, trovando gadget erotici, gioielli, abiti e borse firmate. Ci sarebbero, sostiene il Corriere, anche le prove dei versamenti in contanti che oscillano tra 1.000 e 5.000 euro.

In quattro interrogatori tra luglio e agosto 2010, Ruby Rubacuori avrebbe fatto nomi e cognomi e soprattutto suggerito il ruolo attivo di Minetti, Emilio Fede e Lele Mora in attività di induzione e favoreggiamento della prostituzione di soggetti maggiorenni e della minore (parole che in pubblico Ruby, più volte intervistata, ha sempre smentito). Nel gruppone i magistrati hanno individuato alcuni nomi più in vista. Iris Berardi, 18 anni, forlivese di origine brasiliana, Miss Rocchetta a Miss Italia 2009. Le sue vicine di casa sono Eleonora e Imma De Vivo, le gemelline napoletane dell’Isola dei Famosi e “amuleto” del presidente del Consiglio nelle sue sortite sotto il Vesuvio. E ancora: sotto indagine i contratti per gli appartamenti di Elisa Toti, Aris Espinoza, Barbara Guerra e Ioana Visan, nomi già emersi nell’inchiesta barese sulle ragazze reclutate dall’imprenditore Giampaolo Tarantini, durante il caso D’Addario. Spunta anche Marysthelle Garcia Polanco, soubrette a Colorado Cafè su Italia 1, che avrebbe accompagnato la Minette in Questura nella famosa notte del fermo di Ruby, a Milano. Altre donne avrebbero partecipato alle feste del premier. Da Barbara Faggioli, valletta dello ‘Show dei record’ su Canale 5, Miriam Loddo (soubrette della scuderia di Lele Mora) già vista a ‘Uomini e donne’ su Canale 5, Alessandra Sorcinelli (modella tv per le dimostrazioni di medici in programmi mattutini e quindi protagonista al reality ‘Uno, due, tre, stalla!’), Raissa Skorkina, ex ragazza immagine al ‘Billionaire’, Lisa Barizonte.

GLI AVVOCATI DEL PREMIER. Per i legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Pietro Longo, l’indagine sul Cavaliere in relazione al caso Ruby è “assurda e infondata” e le ipotesi da cui muove “sono state già ampiamente smentite da tutti i testimoni e dai diretti protagonisti” e per questo si tratta di una vicenda “più mediatica che processuale” che “non potrà che concludersi con una doverosa archiviazione”. I due legali a Roma hanno incontrato due volte Berlusconi a palazzo Grazioli: in mattinata, prima che il Corriere anticipasse l’indagine a carico del premier, e poi nel primo pomeriggio. Nella residenza romana del capo del governo si sono presentati anche Gianni Letta e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

Ghedini e Longo, con una nota, non si limitano a parlare degli atti (“fra cui moltissimi giuridicamente inutili e confezionati in chiara prospettiva accusatoria”), ma esprimono anche un giudizio di merito sul nuovo passo compiuto della procura di Milano: “Si tratta in realtà di una gravissima intromissione nella vita privata del Presidente del Consiglio che non ha precedenti nella storia giudiziaria del Paese e che dimostra la insostenibile situazione dei rapporti con una certa parte della magistratura”. In un secondo tempo, i due legali sono intervenuti sulla natura dei rapporti tra la ragazza e il presidente del Consiglio. “In una notizia di agenzia – dicono – si assume che il presidente Berlusconi avrebbe avuto rapporti sessuali con Ruby quand’era minorenne. L’assunto è palesemente destituito di ogni fondamento. Come risulta dalle stesse dichiarazioni della ragazza e dalle puntuali indagini difensive svolte in merito sulla vicenda, mai vi sono stati rapporti sessuali, ma soltanto una conoscenza senza implicazioni di carattere intimo. Qualsiasi illazione sul punto, dunque, è destinata ad essere totalmente smentita da dati fattuali”.

Gli avvocati contestano anche la competenza giurisdizionale dei giudici milanesi: “Dalla lettura dell’atto notificato si può evincere come la Procura di Milano stia procedendo nei confronti del presidente Berlusconi in maniera non conforme alla normativa vigente”. I due legali aggiungono che “fermo restando l’infondatezza dell’intero assunto accusatorio, per quanto concerne la ipotizzata concussione, dallo stesso capo di incolpazione si evince che, anche in questa fase, la competenza funzionale è pacificamente del Tribunale dei Ministri mentre, anche ad escludere la connessione peraltro contestata, per la asserita vicenda di Ruby, comunque la competenza territoriale proprio dal capo di incolpazione è da individuarsi presso il Tribunale di Monza”. E questo perchè i reati di cui Berlusconi è chiamato a rispondere avrebbero avuto come contesto la villa di Arcore, che ricade appunto nel territorio di competenza del tribunale brianzolo. “Appare quindi incomprensibile – dicono Ghedini e Longo – per quali ragioni la Procura di Milano esegua perquisizioni e pretenda di interrogare il presidente Berlusconi per fatti per i quali non ha competenza alcuna. Ancora una volta, come già in altre occasioni, poi risolte dalla Corte di Cassazione, alcuni magistrati presso la Procura di Milano tentano di perseguire il presidente Berlusconi pur non potendolo giuridicamente fare”.

PDL. Il Pdl fa quadrato attorno al capo del governo indagato in relazione al caso Ruby. “Dinanzi al consueto e logoro copione, fatto di fughe di notizie e di accuse inverosimili – si legge in un comunicato il portavoce del partito, Daniele Capezzone – i cittadini possono ancora una volta scegliere se indignarsi o sbadigliare. Sono certo che una sempre più vasta maggioranza di italiani abbia ben compreso cosa sia in gioco e si stringerà a sostegno del presidente del Consiglio”. “Se ancora c’è qualcuno – scrive Capezzone -, nella politica e non solo, che pensa di sconfiggere Silvio Berlusconi per via giudiziaria, avrà ancora una volta cocenti delusioni”. Il portavoce del Pdl si chiede poi se sia “possibile che a sinistra non vi siano più‚ garantisti (e questo non sorprende) ma neppure politici accorti, capaci di capire che la scorciatoia giudiziaria li porta in un vicolo cieco”. Dure accuse da Giorgio Stracquadanio. “Se qualcuno alla procura di Milano – attacca il deputato Pdl – ha creduto di interpretare la sentenza della Corte Costituzionale come un avallo a iniziative di killeraggio giudiziario fondate su porcherie da guardoni di quarto ordine per colpire il governo e il presidente del Consiglio si sbaglia di grosso. In Italia – aggiunge Stracquadanio – i talebani della procura di Milano ricorrono a infamie per attaccare il governo e il premier. È un fatto di una gravità inaudita a cui le forze politiche dovrebbero reagire – conclude – riformando immediatamente la giustizia per impedire che qualche procuratore possa costantemente e impunemente attentare alle libertà democratiche”. Per Mariastella Gelmini “il premier Silvio Berlusconi è chiaramente oggetto di persecuzione da parte di alcune procure. La giustizia a orologeria è ormai una triste consuetudine a cui gli italiani sono abituati” spiega il ministro dell’Istruzione. “Se alcuni magistrati pensano in questo modo di sovvertire il voto degli italiani – aggiunge – commettono un grave errore. È dal 1994 che questo tentativo è in atto, ma è sempre fallito. Il presidente Berlusconi e il governo – conclude Gelimini – continuano invece ad occuparsi dei problemi degli italiani e sono impegnati per riformare il Paese”. Rincara la dose il ministro Gianfranco Rotondi, secondo cui la procura di Milano “collabora con la campagna del premier sulla magistratura politicizzata. Da questo punto di vista c’è solo da ringraziare per lo spot”.

OPPOSIZIONE.Sulla vicenda interviene anche l’ex pm e leader dell’Italia del Valori Antonio Di Pietro. “Diamo atto alla Procura di Milano – osserva – che ha aspettato la sentenza della Consulta proprio per non creare alcuna influenza, neanche nell’opinione pubblica. Poi, se permettete, non è colpa della Procura di Milano se deve accertare i fatti rispetto ad un fatto grave: il presidente del Consiglio nel ruolo e nella funzione che svolge telefona al Questore di Milano per dire che una minorenne è la nipote di Mubarak quando non è vero; e tutto ciò per coprire comportamenti non legittimi da lui commessi in precedenza” è l’opinione di Di Pietro. Che conclude il suo ragionamento con una domanda: “È la Procura di Milano che lo perseguita o lui che perseguita se stesso?”. “Per favore – è invece la richiesta del leader Pd Pier Luigi Bersani -, ci vengano risparmiati ulteriori mesi di avvitamento dell’Italia sui problemi di Berlusconi. Abbiamo un premier in fuga dal Paese e da se stesso – ha proseguito Bersani – in fuga dal Paese perché il governo cosa sta facendo? E da se stesso perché costretto ad aggirare cose vere o presunte. Non possiamo permettercelo”.

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