Italia

Fiat spiega accordo ai lavoratori. Vendola a Mirafiori

 TORINO. Mossa a sorpresa della Fiat. Mercoledì mattina, all’inizio del primo turno, l’azienda ha interrotto la produzione per un’ora convocando delle assemblee, composte mediamente da una quarantina di operai, a seconda delle linee.

I capisquadra hanno spiegato ai lavoratori la versione dell’azienda sui contenuti dell’accordo. Le assemblee sono tenute dai vari responsabili all’interno della Carrozzerie. “È un’attività – ha spiegato Fiat – che rientra nelle proprie prerogative”.

Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom, ha commentato. “Le assemblee aziendali la dicono lunga su quanto sia libero il referendum della Fiat. È evidente che la rappresentanza dei lavoratori è stata subappaltata all’azienda, che sta dicendo ai lavoratori che l’accordo distribuito dalla Fiom, unico sindacato a farlo, non è l’ultima versione. Ci chiediamo – sottolinea Airaudo – in quale luogo segreto è stata scritta l’ultima versione e se i firmatari sanno su cosa voteranno i lavoratori. Sono atti – afferma il segretario Fiom – che la dicono lunga sulla presunta modernità nelle relazioni sindacali. Mi sembra che si apra una questione democratica su rappresentanza e diritti nei luoghi di lavoro”.La Fiat ha risposto che “è nelle sue prerogative” spiegare un accordo che l’azienda ha firmato. Intanto la Commissione elettorale, composta di soli lavoratori indicati dalle diverse sigle sindacali, ha confermato ufficialmente che il referendum sull’accordo a Mirafiori si terrà giovedì e venerdì .

BERLUSCONI: “SE VINCE IL NO GIUSTO LASCIARE L’ITALIA”. Il referendum di Mirafiori accende il dibattito politico. Nel caso in cui venisse bocciata l’intesa raggiunta, “le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi” ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi da Berlino. “Marchionne non è un santo e sta facendo delle forzature evidenti, mi auguro però che i lavoratori votino sì al referendum” è l’idea del leader Udc Pier Ferdinando Casini, secondo il quale se la Fiat dovesse abbandonare l’Italia “il suo esempio potrebbe essere seguito da altri, e sarebbe drammatico per il nostro Paese”. “La Fiat vuole fare degli investimenti e per questo chiede la governabilità delle fabbriche, non c’è alcuna lesione dei diritti” ha ribadito dal canto suo il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

VENDOLA A MIRAFIORI. Nella mattinata di mercoledì ci sono stati momenti di tensione a Mirafiori. Davanti alla porta 2 dello stabilimento, la Fismic ha duramente contestato in mattinata il governatore della Puglia, Nichi Vendola. I sindacalisti dell’organizzazione sindacale autonoma che rappresenta i lavoratori dipendenti dell’industria e dei servizi, i pensionati, i disoccupati ed i precari, tra loro il leader Roberto Di Maulo, hanno mostrato polemicamente una copia della pagina de Il Giornale con il titolo “Sorpresa, Vendola a Bari fa il Marchionne”. Dapprima alcuni aderenti a questo sindacato hanno urlato davanti a fotografi e telecamere, intimando a Vendola di andarsene, “perché il comunismo è finito”. Poi hanno mostrato fotocopie di un articolo de Il Giornale critico nei confronti del leader di Sel. Questa decina di attivisti è stata fronteggiata da altrettanti sostenitori di Vendola e tra i due schieramenti sono volati insulti, minacce e qualche sputo.

RISSA SFIORATA TRA OPERAI E SINDACATI. Mentre Vendola parlava circondato da una folla di telecamere e giornalisti, davanti ai cancelli è stata sfiorata la rissa tra alcuni operai e delegati dei sindacati del sì e del no al referendum. “Siete dei servi, dei consulenti dei padroni”, gridavano alcuni militanti della Fiom ai rappresentanti della Uilm, mentre stavano entrando in fabbrica. “Noi siamo della Fiat di Grugliasco – ha spiegato un lavoratore – e non vogliono farci partecipare al referendum, anche se in paga c’è scritto che lavoriamo alle carrozzerie. Tutto questo perché da noi il 90% è della Fiom”. “Io sono dei Cobas, – ha aggiunto un altro, tra le grida e gli spintoni degli operai – mia moglie lavora a momenti per via della cassa integrazione ed ho un figlio di 8 anni, spiegatemi voi come si fa a votare sì”. Poi mentre Vendola si dirigeva all’ingresso della porta 2, è stato contestato da una schiera di delegati Fismic. La contestazione ha provocato un duro scambio di battute tra sostenitori e oppositori del piano di rilancio dello stabilimento torinese e sono volate anche parole grosse e insulti. Ora davanti ai cancelli ha fatto la sua comparsa uno squalo di gomma sorretto da un ritrattista con a fianco un cartello “Votate sì, così la mia crisi la pagherete voi tutti”.

“REFERENDUM PORCATA”. “Credo che abbiano litigato con gli altri delegati, non ho avuto alcuna contestazione, non li ho incontrati proprio”, ha commentato Vendola. “Poverini – ha aggiunto Vendola – hanno preso l’articolo del quotidiano della famiglia Berlusconi, ma il Giornale arriva con molto ritardo perchè – ha concluso – i giornali pugliesi sono pieni dell’accordo strategico tra il Presidente della Regione Puglia con Cgil, Cisl e Uil sulle questioni fondamentali del lavoro e dei diritti sociali”. Vendola poi ha replicato a Massimo D’Alema che aveva criticato la sua decisione di essere a Mirafiori. “Qualcuno del Pd – ha aggiunto Vendola – è molto più pronto a bacchettare me che gli altri. Non so perché venire davanti ai cancelli di Mirafiori sia così sbagliato, penso che sia più sbagliato non venire qui”. A chi gli chiedeva, a 24 ore dal referendum se fosse un operaio cosa voterebbe, Vendola ha risposto: “Sarebbe sgradevole una risposta in ogni caso. Noi non siamo qui per orientare i lavoratori. Bisogna avere rispetto di loro comunque votino”. Ed ancora “bisogna mettersi nei panni di chi guadagna 1.000-1.300 euro al mese, di chi magari ha tre figli, di chi si alza alle 4 alla mattina”. Per Vendola quindi “un referendum come questo è una porcata perché significa votare tra la sopravvivenza e l’essere buttati per strada. Se ti chiedono di scegliere tra cadere per terra con il paracadute oppure senza, è chiaro che scegli di cadere con il paracadute”.

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