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Ascoli, ritrovati i resti di Rossella Goffo: si riapre il caso

Rossella GoffoASCOLI PICENO.Le ossa e i resti di Rossella Goffo, la funzionaria della provincia di Rovigo scomparsa nel maggio scorso, sono stati ritrovati sepolti in un boschetto di Colle San Marco, la montagnola che sovrasta Ascoli Piceno.

Rinvenuti anchealcuni oggetti, tra cui un braccialetto e una giacca, già riconosciuti da Roberto Girardi, marito della donna, medico ad Adria (Rovigo), al quale sono stati mostrati in fotografia. Si attende l’esame del Dna per avere la certezza assoluta.

Il corpo è stato trovato da due persone che stavano facendo una passeggiata con i propri cani. Era sepolto a una profondità di una quarantina di centimetri, in un luogo non distante dalla strada. E’ una pineta molto frequentata dagli ascolani, per sport o gite fuori porta. Appare quindi strano che il cadavere sia stato sotterrato proprio in questo luogo e nemmeno tanto in profondità. Ma tutto questo lascia pensare a una situazione d’emergenza, per cui chi ha ucciso la donna si è trovato costretto ad agire in fretta.

La Procura di Ascoli ha aperto un fascicolo per omicidio sulla funzionaria della Prefettura di Ancona, per il momento distinto dall’altro sul presunto omicidio della donna su cui indaga la procura dorica. I due fascicoli si riuniranno quando si avrà conferma che i resti rinvenuti nell’ascolano sono della Goffo.

Funzionaria alla Prefettura di Rovigo, la donna, 47 anni e madre di due figli,si era trasferita per un part time alla prefettura di Ancona per seguire un amico, Alvaro Binni, poliziotto conosciuto proprio a Rovigo. Gli inquirenti puntano dunque l’attenzione su Binni, già indagato per omicidio, il quale però si è sempre dichiarato innocente.

Inizialmente, la scomparsa della Goffo era stata attribuita a un allontanamento volontario. La donna era tornata dal Veneto ad Ancona, per riprendere il lavoro il 3 maggio; il giorno dopo aveva incontrato il tecnico della questura di Ascoli, Alvaro Binni, più giovane di lei, sposato e padre, con cui c’era stato un diverbio. La Goffo era stata vista entrare e uscire dalla Prefettura di Ancona, poi più nulla. La sua auto era rimasta nel parcheggio della Prefettura; nella sua stanza, in un appartamento affittato con delle studentesse non c’erano effetti personali. Nell’auto però erano stati trovati dei documenti intestati alla donna, ma con la data di nascita contraffatta, in modo da farla apparire più giovane. Quanto basta per ricostruire il quadro di una personalità piuttosto complessa, confermato da una serie di profili su Facebook e altri social network, con nomi diversi ed età immancabilmente più giovane. In realtà l’attenzione degli inquirenti si era subito concentrata sul tecnico ascolano. Tra i due il rapporto – nato quando entrambi erano a Rovigo per lavoro – si era guastato ed era addirittura finito nelle aule giudiziarie: lui l’aveva denunciata per stalking, lei era stata condannata. E già nel primo interrogatorio era caduto in alcune contraddizioni, tanto che gli era stata tolta la pistola d’ordinanza, anche se era rimasto in servizio.

Per ritrovare i resti della donna sono state fatte nel tempo diverse battute in zone impervie dell’Ascolano, dove – anche in base al riscontro dei tabulati telefonici – si pensava che Binni l’avesse attirata per poi ucciderla ed occultarne il corpo. Numerosi anche gli accertamenti, su materiale biologico nell’appartamento di Ancona, in via Fazioli, e su numerosi oggetti (fra cui una motosega) appartenenti a Binni. L’uomo, indagato per omicidio premeditato, e assistito dall’avvocato Nazario Agostini, ha sempre sostenuto che fra lui e la Goffo non c’era una relazione sentimentale in corso ma solo un’amicizia, e che sarebbe stata lei a desiderare ossessivamente una relazione, nonostante il suo rifiuto. Proprio quello che, per gli inquirenti, sarebbe il movente del presunto omicidio. Ma fino ad oggi tutte le prove raccolte non hanno portato a stringere il cerchio intorno a Binni, che è rimasto indagato a piede libero.

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