Esteri

Rivolta in Tunisia, 10 morti. Aggredita troupe Tg3

 TUNISI. Continuano gli scontri in Tunisia tra manifestanti e militari. Cinque sarebbero i morti a Tunisi e altri cinque a Douz, nel sud, a pochi chilometri dal confine con la Libia.

Secondo Al Jazira tra le cinque vittime di Tunisi ci sarebbe un professore universitario. L’Esercito, riferisce ancora l’emittente satellitare, è dispiegato in varie zone del Paese ma non partecipa agli scontri. Quello che rilevano le cronache è il diario di un incendio che divampa per tutto il Paese nord-africano, esplodendo con sempre maggiore violenza.

TROUPE DEL TG3 AGGREDITA. Secondo i siti dell’opposizione tunisina su internet, si sarebbero registrati scontri anche a Sfax, dove diverse persone sono rimaste ferite in seguito all’intervento della polizia per un incendio appiccato dai manifestanti alla sede locale del partito di governo. Fiamme a Tozeur. Nella città turistica alle porte del Sahara, è stato incendiato il palazzo del Tribunale. Lo ha annunciato, nel corso di un’edizione straordinaria, Tunis7, la televisione di stato tunisina. La protesta popolare che da alcune settimane attraversa il Paese nord-africano si fa sempre più bruciante. Nel clima bollente coinvolta anche la troupe del Tg3, aggredita a Tunisi da alcuni manifestanti, mentre stava documentando le proteste in corso nel centro della città.”I colleghi erano scesi in piazza – spiegano dalla redazione del Tg3 – per seguire una delle manifestazioni, disperse poi dalla polizia con il lancio di lacrimogeni, quando sono stati aggrediti da un gruppo di persone non in divisa. Claudio Rubino è stato colpito e gli è stata strappata la telecamera, Maria Cuffaro è stata spinta a terra, ma entrambi sono riusciti a tornare in albergo”.

SCONTRI. Violenze si sono registrate nel centro di Tunisi dove la polizia ha lanciato di gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Secondo l’emittente satellitare Al Jazira l’esercito presidia la sede della televisione di stato, il Consiglio dei ministri e la strada principale della città intitolata a Habib Burghiba. Il presidente Ben Ali, riferisce ancora Al Jazira, ha convocato per giovedì pomeriggio il Parlamento per discutere della situazione. Intanto si susseguono su internet voci non confermate di un possibile golpe militare in Tunisia in seguito al rifiuto dell’esercito di eseguire gli ordini del presidente Ben Ali di disperdere i manifestanti. È quanto scrive il sito del quotidiano egiziano El Wafd, il quale riferisce anche di altre voci secondo le quali la moglie del presidente tunisino sarebbe fuggita negli Emirati Arabi con le figlie per paura di un colpo di stato. Di colpo di stato parla anche un blogger tunisino secondo il quale ci sarebbe anche un incendio nella sede del parlamento e del ministero egli interni a Tunisi.

PRESIDENTE RIMUOVE MINISTRO.Quanto sta avvenendo in Tunisia in questi giorni è un testa a testa continue e violento tra il governo e il popolo che manifesta chiedendo il “risveglio” della Tunisia. Il presidente tunisino, Zin el-Abidin Ben Ali, ha rimosso dall’incarico il ministro dell’Interno, Rafiq al-Hajj. Secondo quanto riferisce la tv araba al-Jazeera, è stato nominato al suo posto Ahmad Faria. Inoltre, le autorità tunisine hanno deciso di formare una commissione d’inchiesta sulla corruzione nel Paese e hanno scarcerato le persone arrestate durante le manifestazioni dei giorni scorsi. Se questi atti del governo potevano sembrare tentativi del governo di dare segnali di distensione, quanto accade nei Palazzi e nelle strade non basta per sedare l’indignazione e la rabbia della gente.

ARRESTI.A Tunisi, la polizia ha avviato un’operazione contro la sede del sindacato generale dei lavoratori di Tunisi. Secondo quanto riferisce la tv satellitare al-Arabiya, i poliziotti hanno circondato la sede sindacale per arrestare le persone asserragliate all’interno. Negli scontri in corso si registrano tre sindacalisti feriti. Nel frattempo l’appena eletto ministro dell’Interno, Ahmad Faria, ha ordinato l’arresto di un ex detenuto politico scarcerato nel 2002, in prima linea nella rivolta dei disoccupati tunisini. Secondo quanto riporta il sito al-Hiwar.net, vicino all’opposizione tunisina, la polizia ha prelevato dalla sua abitazione Hama al-Hamami, noto come portavoce del Partito Comunista del Lavoro, fuori legge in Tunisia. Con lui è stato arrestato anche il suo avvocato, che si trovava in casa in quel momento. Al-Hamami era stato scarcerato nel 2002. Si era consegnato l’anno prima alle forze di polizia, dopo tre anni di latitanza seguiti a una condanna a nove anni di reclusione per la formazione di un partito fuori legge. Nei giorni scorsi aveva pubblicato sul web diversi interventi video critici nei confronti del governo e a sostegno della rivolta dei disoccupati tunisini.

DISUBBIDIENTI.Rimosso anche il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Rashid Ammar, perché si sarebbe rifiutato di usare il pugno di ferro contro i manifestanti scesi in piazza nel corso delle ultime settimane per protestare contro la disoccupazione e il carovita. Secondo quanto riporta il sito informativo tunisino al-Hiwar.net, fonti bene informate sostengono che il generale, nominato propri p da Ben Ali alla guida dell’esercito, sarebbe stato silurato perché si sarebbe rifiutato di eseguire un ordine in occasione di una manifestazione che si è tenuta nei giorni scorsi a Cartagine, città dove risiede il presidente. «Ben Ali gli ha ordinato di aprire il fuoco sui manifestanti o di rinunciare all’incarico di capo di stato maggiore e il generale ha scelto la seconda opzione», rivela la fonte. Sempre secondo il sito, le cui notizie non trovano conferme ufficiali, l’ufficiale si sarebbe più volte rifiutato di ordinare ai suoi uomini di usare la forza contro i manifestanti e questo avrebbe spinto il presidente tunisino a rimuoverlo dal suo incarico e a scegliere al suo posto il generale Ahmad Shabir, attuale capo dei servizi segreti militari. Il sito parla anche di casi di ammutinamento da parte di reparti della polizia che sarebbero stati costretti a caricare la folla su pressioni dell’esercito.

PRESIDIATE STRADE E SEDI ISTITUZIONALI.Camion carichi di soldati e autoblindo, la mattinata di mercoledì è comunque cominciata con strade e incroci strategici di Tunisi presidiati dall’esercito. Particolarmente elevata la concentrazione di militari agli ingressi di Citè Ettadhamen, il sobborgo alla periferia occidentale di Tunisi teatro principale dei tumulti notturni. Truppe anche davanti all’ambasciata di Francia e nel cuore della capitale. Dall’inizio della rivolta popolare, scatenata dall’aumento dei prezzi del pane e alimentata dallo scontento per il forte tasso di disoccupazione, è la prima volta in cui le autorità fanno ricorso direttamente all’Esercito, schierandolo a Tunisi. Controlli strettissimi sono stati intrapresi nei dintorni delle sedi ministeriali e degli altri principali edifici pubblici; vietati raduni e manifestazioni, chiusi bar, ristoranti e anche numerosi negozi, specie in centro.

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