Cesa

Gli auguri di Vincenzo De Angelis alla comunità

Vincenzo De AngelisCESA. In occasione della Santa Messa del 1 gennaio, il sindaco Vincenzo De Angelis ha tenuto un discorso augurale nella chiesa di San Cesario.

Il primo cittadino, a nome dell’Amministrazione comunale, ha ripercorso le tappe salienti del mandato augurandosi che la cooperazione e la responsabilità civica continuino nel nuovo anno e siano le basi per la svolta del paese.

“E’ motivo di felicità iniziare il Nuovo Anno con questo incontro, perché mi dà la possibilità non soltanto di scambiare gli auguri con lei, Don Peppino, e con i membri della comunità ecclesiale, ma di rivolgere altresì un particolare e affettuoso augurio di Buon Anno a tutti i cittadini di Cesa. Un Nuovo Anno – ha affermato De Angelis – che si apre è, come ogni inizio, carico di attese, di desideri, di speranze. A tutti voi, singoli e famiglie, istituzioni civili, religiose e militari, giunga il mio augurio e quello dell’intera amministrazione comunale. Un augurio di serenità e di prosperità, ma soprattutto un augurio di pace. Auguro vivamente che tutti possiamo trovare gli stimoli giusti per affrontare, con cuore aperto e spirito di solidarietà, il nuovo anno. Ringrazio il parroco Don Giuseppe Schiavone dell’invito rivoltomi e dell’occasione che mi offre, anche per fare una breve riflessione sul lavoro che stiamo portando avanti.

Pensando a cosa volevo dire, sono tornato indietro nel tempo per ricordare a me stesso lo spirito che mi aveva spinto a raccogliere questa sfida da sindaco. E ho ricordato le parole di Paolo Borsellino: “Palermo non mi piaceva, diceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”.

Io amo Cesa e voglio cambiarla. Ma i cambiamenti fanno paura e spaventano. Tuttavia, se vogliamo un paese migliore, un paese in cui non ci siano sopraffazioni e dove non prevalgano i furbi o le lobby. Se vogliamo un paese normale, un paese che abbia rispetto di tutti e non abbia nulla da invidiare agli altri, i cambiamenti sono essenziali. Un paese normale – ha sottolineato il primo cittadino – , per me, è un paese dove ci siano i loculi per tutti, e non il mercanteggiare su di essi. Dove ci sia il metano, e non i bomboloni che quasi sempre sono a rischio sicurezza per le abitazioni. Dove ci siano i contatori per misurare l’acqua, perché l’acqua è un bene primario e non deve essere sprecata e perché ognuno possa pagare quanto consuma. Voglio un paese dove i bambini abbiano spazi adeguati per crescere sani, come scuole, parco gioco e campo sportivo. Dove ci sia attenzione per gli anziani, con momenti di aggregazione con quelli autosufficienti e assistenza ai non autosufficienti. Dove ci sia sensibilità verso chi ha bisogno, verso gli ultimi, dando loro la giusta attenzione e garantendo un pasto sicuro.

Voglio un paese dove ci sia la farmacia comunale, che offra alla gente nuovi servizi. Dove ci siano le telecamere che garantiscano ai cittadini maggiore sicurezza. Voglio tanto per il mio paese. Il paese in cui vivo e dove sto costruendo la casa, per continuarci a vivere anche in futuro. Poi ci sono le cose che non voglio per questo paese e la cosa più brutta è la mancanza di rispetto tra le persone. Spesso siamo portati a guardare con attenzione ai nostri diritti, ma non si ha altrettanto riguardo ai propri doveri verso gli altri e verso il bene comune.

Nella nostra comunità, e non mi riferisco al consiglio comunale, nella sua formazione di maggioranza e di opposizione, lo sport più diffuso è andare contro, andare contro a priori senza avere la minima consapevolezza delle cose di cui si discute. Ma la cosa più grave e che questi soggetti non avendo idee o argomentazioni valide per apportare critiche o suggerimenti, puntano alla diffamazione, lasciando intendere che dietro a ogni cosa ci sia l’interesse di qualcuno. L’unico interesse che c’è è quello di migliorare questo paese. Siamo un gruppo di giovani, animati dall’amore e dalla passione, e tutti abbiamo mani pulite e coscienza pulita. Lo dico in chiesa perché è giusto che lo dica qui davanti a voi e non solo. Lo dico perché voi tutti ci dovete dare una mano. Noi possiamo creare servizi, ma voi e noi dobbiamo cambiare le coscienze, la cultura di questo paese. Papa Benedetto XVI nel suo messaggio per la giornata della pace ha sottolineato come sia “fondamentale un sano dialogo tra le istituzioni civili e quelle religiose per lo sviluppo integrale della persona umana e dell’armonia della società”.

Dobbiamo insieme sposare l’unica cultura possibile quella dell’amore e della legalità, emarginando chi sa solo vivere nell’illegalità, nella prepotenza e nella sopraffazione perché a queste persone non conviene che le cose cambino, hanno paura delle regole. Per fare ciò, rivolgo un appello alla famiglia, che come ha sottolineato il Santo Padre è “la prima cellula della società umana. Rimane l’ambito primario di formazione per relazioni armoniose a tutti i livelli di convivenza umana, locale nazionale e internazionale. Questa è la strada da percorrere sapientemente per la costruzione di un tessuto sociale solido e solidale, per preparare i giovani ad assumere le proprie responsabilità nella vita, in una società libera, in uno spirito di comprensione e di pace”.

C’è necessità – ha concluso De Angelis – di studiare seriamente i problemi di un territorio, promuovere un confronto proficuo, capire che la realtà molto spesso è meno semplice di quanto possa apparire, trovare un punto di contatto tra le ragioni di tutti, evitare lo scontro e proseguire sulla strada della costruzione del bene comune. Grazie don Peppino e ancora buon anno a tutti noi”.

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