Teverola

“Filo di banca”, arresto giovane che rapinò una donna nel 2009

 TEVEROLA. Quando si dice che la giustizia è perseverante. Sono stati necessari due anni, ma alla fine la tenacia dei carabinieri della stazione di Teverola è stata premiata.

A due anni, infatti, da una rapina commessa con la classica tecnica del “filo di banca”, i militari teverolesi, guidati dal maresciallo Scherillo e coordinati dal comandante del reparto territoriale di Aversa, tenente colonnello Francesco Marra, hanno assicurato alla giustizia uno dei due rapinatori che nell’ormai lontano 30 gennaio del 2009 avevano messo a segno un colpo ai danni di una donna del luogo, che fu anche malmenata e ferita durante le concitati fasi della rapina che fruttò alla coppia di malviventi 1500 euro che aveva prelevato poco prima.

A finire in manette Pasquale Fabozzi, nato ad Aversa, ma residente a San Marcellino, 23 anni. Secondo la ricostruzione operata dai carabinieri, coordinati nelle indagini dai magistrati della procura presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la mattina del 30 gennaio del 2009, la signora M.C., di Teverola, ora 46enne, aveva prelevato dall’ufficio postale di via Cavour, a Teverola, la somma contante di 1500 euro. Subito dopo si era incamminata verso la propria abitazione. Ad un tratto fu avvicinata da un ciclomotore con a bordo due giovani a volto scoperto che, con modi rudi e spicci, costrinsero la malcapitata a consegnare la somma che aveva appena prelevato dallo sportello postale, non prima, però, di aver tentato di resistere. Per farla desistere dal suo proposito di non consegnare il danaro, i due giovani procurarono alla vittima ferite al volto e in altre parti del corpo tanto che la donna fu costretta a far ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale “San Giuseppe Moscati” di Aversa, dove i sanitari, dopo averle prestato le cure del caso, la dichiararono guaribile in 10 giorni. Immediate le ricerche dei due autori della rapina e, dopo una serie di riconoscimenti nell’archivio fotografico nazionale, la donna effettuava anche l’identificazione diretta del giovane rapinatore.

Alla fine delle indagini, inviato il rapporto in procura, il 9 dicembre scorso veniva emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Fabozzi, con l’accusa di concorso in rapina aggravata e lesioni. Indagini che, comunque, continuano per identificare ed assicurare alla giustizia il secondo complice. Secondo gli investigatori le rapine con la tecnica del “filo di banca”, ossia con un rapinatore che dall’interno segnala ad un complice un soggetto che ha effettuato un prelievo considerevole, sono quelle più commesse in assoluto nell’agro aversano.

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