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Omicidio Cangiano: Buttone e Trombetta furono i mandanti

Bruno ButtoneLuigi TrombettaMARCIANISE. Gli agenti della squadra mobile di Caserta hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Bruno Buttone, 38 anni, e Luigi Trombetta, 54, entrambi di Marcianise e ritenuti esponenti di spicco del clan camorristico dei Belforte.

Sono accusati di concorso nell’omicidio di Michele Cangiano, nato a Maddaloni nel 1961 e assassinato il 22 agosto 2000 in un agguato a San Nicola la Strada. La misura restrittiva era stata richiesta dalla Procura Antimafia di Napoli a seguito della condanna alla pena dell’ergastolo emessa il 15 dicembre scorso, in primo grado, dalla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere.

Cangiano era noto alle forze dell’ordine per associazione di stampo camorristico, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, armi e rapina. Un elemento di primo piano del clan Belforte con il ruolo di esattore e trafficante di stupefacenti nonché referente nell’area di San Marco Evangelista. Veniva ucciso nella serata del 21 agosto 2000, all’esterno del Bar Tropical situato in via Italia a San Nicola la Strada.

Le indagini della polizia, avviate immediatamente, attraverso la ricostruzione delle ultime ore di vita della vittima, permettevano di individuare i responsabili, mandanti ed esecutori materiali del delitto ed accertarne il movente. In particolare, la eliminazione di Cangiano era scaturita dalla volontà di Buttone, Trombetta e di Michele Froncillo, 35 anni, attualmente collaboratore di giustizia, di eliminare colui che ambiva a soppiantarli nella reggenza del clan.

Michele FroncilloGiuseppe IovinellaL’incarico di uccidere Cangiano veniva affidato ad un altro affiliato del clan, Ciro Salzano, a sua volta assassinato qualche tempo dopo, il quale aspirava al ruolo di capo zona della vittima. Cangiano fu attirato in una vera e propria trappola mortale. Secondo la ricostruzione della squadra mobile casertana, confermata dall’acquisizione dei tabulati relativi al traffico telefonico delle utenze cellulari in suo possesso, mentre Salzano concordava un appuntamento presso il bar Tropical con la vittima, altri due affiliati del clan, Giuseppe Iovinella, 44 anni, e Michele Musto, 57 anni, di San Marcellino, lo intrattenevano sino all’arrivo della vettura a bordo della quale si trovava il killer. Cangiano, attinto mortalmente al torace dai colpi di pistola, prima di spirare ebbe il tempo di urlare un insulto (“Bastardo”) al suo carnefice.

L’esecutore materiale veniva poi identificato in Francesco Capuozzo, esponente di rilievo del clan Vatiero-Cardarelli della zona “delle case nuove” di Napoli. Per questo delitto, infatti, nel giugno del 2007 venivano arrestati dalla mobile, oltre agli esponenti del clan Belforte, Buttone, Froncillo, Trombetta, Iovinella e Musto, anche il capoclan Gaetano Vatiero, nato a Napoli 47 anni, a cui Salzano aveva chiesto aiuto per la esecuzione dell’omicidio. Salzano, trafficante di cocaina per conto dei Belforte, riforniva abitualmente il clan Vatiero-Cardarelli i cui esponenti, pertanto, fornirono il supporto richiesto. Peraltro, pochi mesi dopo l’omicidio, la squadra mobile aveva già arrestato l’autista del killer, Gianluca Pianelli, 31 anni, di Napoli, grazie alle impronte lasciate sulla vettura utilizzata per il raid omicida.

Nelle foto: in alto, da sin. Buttone e Trombetta; a lato, da sin. Iovinella e Froncillo

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