Italia

Yara, non si esclude la pista della criminalità organizzata

Yara GambirasioBERGAMO. Le ricerche di Yara Gambirasio proseguono mentre si accavallano le voci, tutte smentite, riguardo a rancori nei confronti della sua famiglia.

I carabinieri hanno cercato con il georadar, un sistema che consente di analizzare le anomalie nella composizione del cemento, per escludere che la ragazza sia stata uccisa e seppellita, in un cantiere di Mapello, nei pressi di Bonate Sopra, da dove Yara, 13 anni, promessa della ginnastica ritmica, è scomparsa lo scorso 26 novembre. Le ricerche sono proseguite anche in un campo di mais.

Non ha trovato conferme il fatto che il padre di Yara abbia testimoniato in un procedimento che ha portato all’arresto, in Spagna, di un narcotrafficante residente a Brembate Sopra, Pasquale Locatelli, per il quale l’uomo avrebbe lavorato in passato nel campo dell’edilizia. Anche se non è esclusa, così come le altre, anche la pista della criminalità organizzata.

Prosegue anche la ricerca di riscontri al racconto di Enrico Tironi, il diciannovenne vicino di casa della ragazza che l’avrebbe vista quel giorno in compagnia di due uomini nella via in cui entrambi abitano, vicino agli uomini c’era una Citroen rossa con la carrozzeria graffiata. Una ricerca finalizzata per valutare altre testimonianze che raccontano cose simili: una ex guardia giurata e una vicina di casa della ragazza scomparsa che raccontano entrambi di due uomini in via Rampinelli, che stavano litigano. I due non parlano, però, della presenza della ragazza. I racconti di entrambi divergono su molti punti, tra di loro e con quello di Tironi, e quindi, vanno verificati con grande precauzione.

In procura, si è visto anche Mohammed Fikri, il marocchino che fu fermato e poi rilasciato in relazione alla scomparsa della ragazza. “Sto bene”, si è limitato a dire, accompagnato dal suo avvocato, Roberta Barbieri. Sta cercando di riottenere quanto gli è stato sequestrato quando fu fermato a bordo della nave che lo stava portando in Marocco.

Tramonta, tra le tante, anche la segnalazione di una signora di Ponte San Pietro che aveva parlato di un interferenza nel walkie-talkie con cui parlava con la figlia proprio il 26 novembre. “L’abbiamo presa, portiamola là”. I carabinieri l’hanno valutata due giorni dopo la scomparsa di Yara, ma non ha avuto alcun esito.

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