Italia

Scontri a Roma, tutti liberi. Alemanno: “Assurdo”

 ROMA. Tutti liberi. Tranne uno agli arresti domiciliari. Così hanno deciso le sezioni del Tribunale di Roma, dove giovedì mattina si sono tenuti i processi per direttissima nei confronti dei 23 arrestati mercoledì per gli scontri avvenuti martedì nella Capitale, dopo il voto sulla fiducia al Governo.

Polemico il sindaco Gianni Alemanno: “Protesto a nome della città di Roma per questa decisione, c’è un senso profondo di ingiustizia perché quello che è successo richiedeva ben altra fermezza”.

La decisione sugli ultimi arrestati arriva nel tardo pomeriggio quando anche la X e la IV sezione del Tribunale di Roma accolgono le richieste delle difese e dispongono l’immediata scarcerazione degli ultimi undici ragazzi ancora in attesa di conoscere il loro destino. Come avevano già fatto in mattinata le altre sezioni del Tribunale dove si svolgevano i processi per direttissima degli altri arrestati. L’elenco di chi torna a casa si allunga: Michele Borromeo, Martino Reviglio Della Veneria e Anna Chiara Mazzani, Sacha Montanini, Angelo De Matteis, Nicola Corsini, Gerardo Morsella, Federico Serra, Andrea Donato, Alice Niffoi e Riccardo Li Calzi.

“Sono stati presi nel mucchio. Questi ragazzi non c’entrano niente con quello che è avvenuto”, ha detto l’avvocato Francesco Romeo, difensore di Riccardo Li Calzi. Il penalista ha depositato e fatto vedere un video alla IV sezione del tribunale. Le immagini sono state anche “postate” su Youtube. “Basta cercare ‘La polizia si accanisce sui manifestanti’ e vedere quello che è successo. Lo hanno prima picchiato e poi fermato. Preso a calci mentre cerca di spiegare che non c’entra nulla”. Dopo aver visto il video, una nota della questura fa sapere che il questore di Roma Francesco Tagliente “ha già disposto un`indagine interna affidata al suo vicario per accertare l`identità” degli agenti coinvolti nel pestaggio. La nota spiega che Tagliente ha affidato al suo vicario il caso e, una volta identificati i poliziotti responsabili, verranno adottati “i successivi provvedimenti”.

I giudici delladecima sezione, nell’ordinanza di remissione in libertà, nel motivare il provvedimento, scrivono che “appare necessario approfondire” il quadro delle accuse. L’avvocato Flavio Rossi Albertini ha spiegato: “Ci sono contestazioni che non stanno in piedi. L’accusa di concorso è affibbiata a persone che vengono da Palermo, Bari, Trento e Pisa. Che non si erano mai viste prima. Nei verbali di polizia si dice che sono stati presi tutti insieme. L’esame sul banco dei testimoni ha provato che invece i fermi sono avvenuti ben lontano da dove sono state effettuate le cariche di polizia”.

Scarcerazione quindi per i genovesi Dario Campagnolo, Emanuele Gatti e Fabrizio Ripoli (per loro ha stabilito il divieto di tornare a Roma), libertà senza misure per il cittadino francese Charlie Plaza, così come per Edoardo Zanetti, mentre per Patrizio D’Acunzo ha imposto l’obbligo di firma. Il processo per loro è fissato il 23 dicembre. Liberi anche i ragazzi processati davanti ai giudici della I sezione del tribunale di Roma, dopo la convalida dell’arresto: Michele Luciani, Matteo Angius e Leo Fantoni. Alessandro Zeruoli e Matteo Sordini, invece, dovranno rispettare l’obbligo di firma due volte a settimana. Per tutti e cinque il processo è stato aggiornato al 13 giugno prossimo. Un amico di Angius, fuori dall’aula, ha spiegato: “Ȓ un attore come me. Eravamo nel gruppo dei precari dello spettacolo, tranquilli, per manifestare con civiltà le nostre ragioni. Lui è stato preso mentre mi camminava accanto. Non stava facendo assolutamente nulla”.

Il tribunale ha confermato gli arresti disponendo i domiciliari invece per Mario Miliucci (secondo l’accusa trovato con due sassi addosso). Il 32enne è il figlio di Vincenzo Miliucci, leader storico dell’autonomia operaia romana negli anni ’70: “Mio figlio è un ragazzo tranquillo, lo chiamano ‘l’inglesè per i suoi modi: lo accusano di aver imbrattato con dello spray una filiale di una banca e, dicono, di averlo fermato con due grosse pietre addosso”. Ha spiegato l’avvocato Simonetta Crisci, madre dell’arrestato che questa mattina ha difeso il figlio di fronte al collegio giudicante. “Nel provvedimento – spiega la penalista – il giudice scrive che c’è il concreto pericolo di reiterazione del reato. Mario ovviamente ha negato di avere sassi con sé: nel verbale delle forze dell’ordine si parla di tre massi da oltre due chili l’uno, una cosa che non sta né in cielo né in terra”. La penalista, raccontando del figlio, spiega che “non ha mai avuto problemi con la giustizia” descrivendolo come “un ragazzo tranquillo, assolutamente pacifico”.

ALEMANNO.“Sono costretto a protestare a nome della città di Roma contro le decisioni assunte dalle sezioni II e V del Tribunale di Roma di rimettere in libertà in attesa di giudizio quasi tutti gli imputati degli incidenti di martedì scorso”, comunica Alemanno in una nota, esprimendo “una profonda sensazione di ingiustizia di fronte a queste decisioni perché i danni provocati alla città e la gravità degli scontri richiedono ben altra fermezza nel giudizio della magistratura sui presunti responsabili di questi reati”. “Non è minimizzando la gravità di questi fatti che si dà il giusto segnale per contrastare il diffondersi della violenza politica nella nostra città mentre è evidente che queste persone hanno dimostrato di essere soggetti pericolosi per la collettività”. Immediata la replica dei giudici per bocca di Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati: “Non possiamo che ribadire che è legittima la critica ai provvedimenti dei magistrati, ma non lo sono gli insulti nei confronti dei giudici e dell’istituzione nel suo complesso”. E Alemanno ribatte: “Non mi sono mai sognato di insultare la magistratura che, al di là di decisioni criticabili di alcuni suoi componenti, ha tutto il mio rispetto sia come istituzione sia come persone che la compongono. La mia protesta contro la decisione dei giudici che hanno scarcerato i presunti responsabili degli scontri di martedì – aggiunge Alemanno – è solo una critica rispettosa della istituzione e priva di ogni volontà di offendere i magistrati”.

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