Italia

I prodiani e De Magistris agitano le acque in casa Pd e Idv

Di Pietro e De MagistrisROMA. Un Natale non affatto sereno perPd e Idv. Nel principale partito di opposizione sono i prodiani ad andare all’attacco del segretario Pierluigi Bersani.

Nell’Idv invece è l’eurodeputato Luigi De Magistris a mettere sotto accusa il leader Antonio Di Pietro dopo lo scandaloso passaggio con il premier Silvio Berlusconi di due deputati, Massimo Razzi e Domenico Scilipoti, scelti e portati in Parlamento dall’ex pm. Un “tradimento” che arriva dopo i casi analoghi di Sergio De Gregorio, fuggito sempre con Berlusconi nel 2006, e Valerio Carrara, passato a Forza Italia il suo primo giorno da senatore nel 2001.

Con una lettera aperta pubblicata dal Corriere della Sera Arturo Parisi e i “prodiani” del Pd si rivolgono al segretario per sancire un diverso atteggiamento nei confronti della direzione del partito da parte di questa componente. Nel Pd, scrivono, “si è perso il bandolo della matassa”. Ilpartito si è trasformato, per di più per iniziativa dei principali dirigenti, in un modo di essere ‘partito’ e di stare nel partito che non corrisponde più alle forme evocate in passato dal termine partito e allo stesso tempo, promesse in nome di un partito nuovo per il futuro”.Bisonga “concorrere d’ora innanzi alla vita del partito valutando occasione per occasione, cominciando dalla prossima Direzione nazionale”, fissata per il 13 gennaio. Insomma i “prodiani” avranno “mani libere” nel partito e decideranno volta per volta. A firmare la lettera, oltre a Parisi, Mario Barbi, Antonio La Forgia, Fausto Recchia, Andrea Papini, Albertina Soliani e Giulio Santagata, parlamentari tutti vicini a Romano Prodi.

Nel Pd, lamentano i firmatari della lettera, c’è stata una “mutazione”, si sono formate “associazioni con propria autonoma e formale membership” che non riconoscono “le sedi ufficiali come luogo di analisi e valutazione dei principali passaggi politici ed elettorali”. “Non riteniamo più produttivo – sottolineano Parisi e i colleghi – continuare con la pratica di riunioni che precipitano in frettolosi voti unanimistici chiamati a confermare decisioni già assunte”, “patti decisivi stretti durante un pranzo” e poi messi in discussione “in una successiva intervista”, “illustrazione sui media della linea del partito da parte di dirigenti pur autorevoli che non rivestono, tuttavia, nel presente responsabilità formali”.

Nell’Idv, invece, la domanda che fa salire la tensione è questa: chi ha portato Razzi e Scilipoti nell’Idv? A lanciare l’offensiva è un terzetto formato da De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli. Si tratta di tre esponenti dell’ala più movimentista dell’Idv. I tre, citando Enrico Berlinguer, non esitano a parlare dell’esistenza di una “questione morale” all’interno del partito che ha fatto della lotta alla corruzione la sua ragione di vita e invitano energicamente Di Pietro a compiere “una brusca virata” per ripristinare “giustizia e legalità” facendola finita una volta per tutte con i “signori delle tessere”. De Magistris e soci citano come esempio “lo scandaloso caso Porfidia (ex deputato Idv, ora Noi Sud, e sindaco del comune casertano di Recale, ndr.), inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di ‘fatti privati'”. “Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?” si chiedono i tre, riecheggiando una domanda che molti elettori del centrosinistra si sono posti dopo il 14 dicembre quando Scilipoti e Razzi hanno votato la fiducia a Berlusconi. La risposta, in un partito leaderistico come l’Idv, non può che essere una, e porta direttamente a Di Pietro.

Ma l’ex pm reagisce a muso duro, sostenendo che chi lo critica lo fa solo per prendere il suo posto. “La critica soltanto, senza apporto costruttivo, è critica fine a se stessa”, scrive in un messaggio sul suo blog dal quale trapela tutta la sua irritazione. Sulla “vergogna” di Scilipoti e Razzi, il leader dell’Idv osserva: “Alcune persone ci hanno lasciato, altre persone si sono dimostrate non all’altezza, a volte non all’altezza morale, della situazione, e noi le abbiamo anche espulse. Se dovessimo trovare altre situazioni poco chiare, provvederemo di conseguenza”. Ma dietro le critiche dei tre contestatori, il leader dell’Idv intravede un progetto che ha poco a che fare con il caso Scilipoti: “Non è che chi critica ha sempre ragione. A volte chi critica è interessato a prendere lui stesso il posto di chi viene criticato”. Lo scontro è rinviato ad una riunione dell’esecutivo del partito che si terrà a gennaio.

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