Italia

Battisti: Brasile nega estradizione, governo italiano pronto a mobilitarsi

Cesare Battisti BRASILIA.E’ ufficiale: l’ex terrorista dei Pac, Cesare Battisti, come già annunciato, non sarà estradato in Italia.

Il presidente brasiliano uscente, Lula, ha deciso di seguire l’orientamento già espresso dall’Avvocatura generale dello Stato che giovedì si era detta contraria all’estradizione dell’uomo accusato di quattro omicidi per i quali non aveva mai scontato alcuna pena. Vissuto per anni da latitante a Parigi, Battisti era poi fuggito prima dell’estradizione che l’Eliseo sembrava intenzionato a concedere e si era rifugiato in Brasile, dove era stato poi fermato nel marzo 2007. Sostenuto da un movimento di opinione contrario all’estradizione, Battisti ha sperato fino all’ultimo nel diniego del capo dello stato al suo trasferimento in Italia. E la sua speranza è stata ripagata.

BERLUSCONI: “NON FINISCE QUI”. In un clima già infuocato dalle polemiche dovute alle anticipazioni della stampa sudamericana, ora non si contano le reazioni contro l’atteggiamento del governo brasiliano. Esprime amarezza Silvio Berlusconi per il no all’estradizione “del pluriomicida Cesare Battisti” da parte del Brasile. E’ una scelta “contraria al più elementare senso di giustizia – afferma in una nota il presidente del consiglio – ma la vicenda nonè chiusa”. Il ministro degli esteri Franco Frattini ha intanto chiesto all’ambasciatore italiano a Brasilia, Gherardo La Francesca, di chiedere al nuovo presidente, Dilma Rousseff, la revisione della decisione. “Lavoriamo per evitare la scarcerazione”, ha detto Frattini. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa annuncia che l’Italia “non lascerà nulla di intentato” affinché il Brasile “receda da questa decisione ingiusta e gravemente offensiva, per fortuna non definitiva, che, oltre ad essere ingiusta e gravemente offensiva dell’Italia, lo è soprattutto della memoria delle persone assassinate e del dolore dei familiari di tutti coloro che hanno perso la vita per responsabilità dell’assassino Battisti”.

“ITALIA IMPERTINENTE”. Di contro,il ministro brasiliano degli Esteri, Celso Amorim, fa sapere che il governo brasiliano considera “impertinente, in particolare nel riferimento personale a Lula” la nota diffusa giovedì dal governo italiano sul caso Battisti, laddove si definiva “incomprensibile e inaccettabile” un eventuale no all’estradizione. Secondo la nota del governo di Brasilia, la decisione di Lula non rappresenta un affronto verso un altro Paese “nel momento in cui si creano situazioni particolari che possono generare rischi per la persona, nonostante il carattere democratico dei due Stati”. Il ministro Amorim ha detto di non ritenere che nte Lula si metterà in contatto con le autorità italiane e di non credere che la decisione di oggi possa pregiudicare i rapporti tra i due Stati.

TORREGGIANI: “VERGOGNA”. Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979, a sua volta colpito dai proiettili sparati terroristi e da allora costretto a muoversi su una sedia a rotelle, appresa la notizia, ha definito la decisione di Lula “una vergogna incomprensibile” e ha indicato il boicottaggio del Brasile come unica soluzione. Al di lá dell’indignazione, il figlio di Torregiani crede sia giunta l’ora di passare ai “fatti concreti”. Ecco perchè il prossimo 4 gennaio, davanti all’ambasciata brasiliana a Roma si terrà un sit in. “L’Italia tutta unita – ha detto – deve scendere in piazza. Estendo la partecipazione anche ai politici, di destra e di sinistra. Non vogliamo bandiere perchè nella nostra manifestazione non si devono creare distinguo politici”. In quell’occasione, sará ufficializzata la nascita del Comitato vittime di Battisti. “Un comitato – ha precisato Torregiani – apartitico e apolitico. Deve essere ben chiaro che questo non è solo un problema italiano”. Torregiani ha detto di vivere la decisione del governo brasiliano come una “colossale presa per i fondelli”. “Abbiamo sempre agito in maniera pacata, nel rispetto delle regole e ora ci troviamo davanti ad una decisione assurda e incomprensibile – ha detto – . Sarebbe stato più nobile dirlo subito e invece hanno giocato con le nostre vite, con i nostri sentimenti. La misura è colma”.

IL CASO CONTINUA. Il caso, comunque, non è affatto chiuso. Anzi è destinato ad andare avanti anche nelle prossime settimane secondo quanto scriveva oggi la stampa brasiliana, nell’attesa del “verdetto” del presidente. Veniva in particolare rilevato come Battisti dovrà comunque rimanere in carcere fino a febbraio. Il “dossier Battisti” dovrà infatti tornare, per una nuova analisi del caso, nel Supremo Tribunal Federal (Stf) del Brasile. Tale nuova valutazione potrà avvenire solo a febbraio, quando l’Stf riprenderà le attività dopo la pausa estiva in Brasile, ha detto Peluso al Folha de S.Paulo, secondo il quale il relatore del caso nella nuova analisi dell’Alta Corte sarà Gilmar Mendes, ex presidente dell’Stf che un anno fa, quando il caso Battisti venne esaminato dal tribunale, votò a favore dell’estradizione.

MINISTRI SI MOBILITANO. Oltre a La Russa, molti i ministri del governo Berlusconi hanno preso posizione. Umberto Bossi, prevedendo la decisione di Lula (“è uno di sinistra”), aveva pronosticato “conseguenze sia per l’Italia sia per il Brasile, a delle ritorsioni”. L’altro leghista Roberto Calderoli ipotizza una ritorsione immediata da parte dell’Italia, “con il ritiro immediato della sua delegazione diplomatica in Brasile e interrompendo le relazioni con quel Paese”. Giorgia Meloni aveva annunciato che, in caso di mancata estradizione, sarebbe scesa “in piazza insieme ad Alberto Torregiani con i ragazzi di Giovane Italia”.

OPPOSIZIONE. Anche dall’opposizione si erano levate voci favorevoli all’estradizione dell’ex terrorista. “La richiesta e l’auspicio dell’Italia dei Valori è che il presidente Lula, concedendo l’estradizione di Cesare Battisti, possa dimostrare il doveroso rispetto per il dolore dei familiari delle vittime e per gli inviolabili principi della legalità e della giustizia” aveva detto, in attesa della decisione, il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. E l’associazione Articolo 21, tramite il portavoce Giuseppe Giulietti, deputato del gruppo Misto dopo un passato in Pd e Idv, sottolinea che “la mancata estradizione di Battisti non ha giustificazione. È stato condannato per i suoi delitti e non per le sue idee. Abbiamo molta simpatia per il presidente Lula, ma nulla può giustificare la mancata estradizione di Battisti, che non è stato condannato per le sue idee ma per i suoi delitti”.

FERRERO FUORI DAL CORO. Diverso invece il parere di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, secondo cui la destra e il Pd “hanno l’atteggiamento dell’inquilino del piano di sopra che guarda con superiorità il vicino del piano di sotto”, e che aveva invitato a rispettare la decisione di Lula qualunque essa fosse.

LIBERO: “ECCO COSA C’E’ DIETRO”. In questi giorni, sul sito del quotidiano Libero, il giornalista Claudio Antonelli traccia un retroscena inquientante sui motivi della mancata estradizione di Battisti.“Il presidente francese Nicolas Sarkozy è andato in Brasile alla fine del 2009. Ha firmato con l’allora premier carioca Luiz Ignazio Lula da Silva un contratto per un valore complessivo di 12 miliardi di dollari. Oggetto della compravendita: forniture militari, tra cui il primo sottomarino nucleare dell’America Latina, qualche missile e armi varie per l’esercito. Un contratto gigantesco, forse il maggiore stipulato da un Paese europeo con il Brasile negli ultimi anni. Nel pacchetto sarebbe stata inserita pure una clausola relativa alla mancata estradizione di Battisti. A Lula, desideroso di chiudere la partita militare con la Francia, promettere di salvare Battisti dalle meritate carceri italiane non costava praticamente nulla. E così è stato”.

Non è un segreto poi, secondo Antonelli, che “dietro le pressioni su Sarkozy per far passare l’ex terrorista dei Pac come un rifugiato politico ci sia ancora oggi la ‘Francia bene’ figlia della dottrina Mitterrand. Una lobby trasversale che ha assunto la faccia di Carla Bruni, già cantante, modella e ora first lady di Francia. Ma che annovera tra le fila filosofi del peso (politico) di Bernard-Henri Lévy e molti esponenti dell’industria della difesa d’oltralpe. Inutile dire che se l’Italia avesse voluto fare ostruzionismo avrebbe potuto utilizzare due pedine. La prima economica. Cioè lusingare le velleità militari brasiliane come ha fatto Parigi. La seconda politica: mettere in moto l’elettorato di origine italiana contro la discepola di Lula (Dilma Roussef) candidata alle recenti elezioni. Non è stata fatta nessuna delle due mosse. A onor del vero, una pedina è stata accarezzata. Ma il tentativo si è rilevato così debole che ha finito col favorire chi protegge Battisti. Prima che Sarkozy buttasse giù l’asso da 12 miliardi, l’Italia si è mossa in sede Wto, l’organizzazione del commercio estero, con l’idea di penalizzare l’export di carne bovina brasiliana a favore di quella statunitense (gli Usa in cambio avrebbero dovuto sospendere i dazi sulle acque minerali tricolore). Come dire, uso le vacche per ‘punire’ il Brasile e con esso i produttori di carne carioca allineati col presidente Lula. Il tentativo è sfumato e finito addirittura nel dimenticatoio, mentre nel frattempo la giustizia brasiliana ha fatto il suo corso, favorendo man mano la posizione filo battistiana”.

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