Matese

Rischio idrogeologico, Raviscanina nel rapporto di Legambiente

RaviscaninaRAVISCANINA. Il rapporto di Legambiente e Protezione civile relativa all’indagine realizzata nell’ambito di “Operazione Fiumi 2010”, campagna nazionale di monitoraggio, prevenzione e informazione per l’adattamento ai mutamenti climatici e la mitigazione del rischio idrogeologico salva solo la città di Senigallia.

Gli altri comuni, secondo il rapporto, fanno poco o nulla, sette rischiano grosso, fra questi anche Raviscanina, città che sorge alle pendici del monte Serra delle Mele, della catena Matesina, in prossimità della confluenza del Volturno con il Lete.

L’equilibrio del nostro sistema idrogeologico è precario e chi dovrebbe impegnarsi per cambiare le cose fa molto poco per migliorare la situazione. Il rapporto di Legambiente e Protezione civile ha monitorato in quale maniera i 5.558 comuni del nostro Paese – quelli con il grado di rischio più alto – hanno messo in atto misure in grado di ridimensionare i pericoli. E il risultato è preoccupante. Una sola amministrazione, quella di Senigallia, in provincia di Pescara, è intervenuta correttamente e può guardare a questa e alle prossime “cattive” stagioni senza paure particolari: grazie ad alcuni interventi di delocalizzazione ora non sono più presenti abitazioni o industrie in aree a rischio dissesto e viene svolta una costante attività di manutenzione delle sponde e delle opere di difesa idraulica.

Solo un centro commerciale permane ancora in una zona critica. Senigallia a parte, secondo il rapporto, soltanto il 22% dei comuni svolge un lavoro positivo di mitigazione del rischio idrogeologico ed il 43% non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane. Soltanto il 6% ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Zero in pagella a sette comuni particolarmente inadempienti: sono Raviscanina (Ce), Bolognetta (Pa), Ravanusa (Ag), Coriano (Rn), San Roberto e Fiumara (Rc), Paupisi (Bn). In questi centri è presente una pesante urbanizzazione delle zone esposte a pericolo di frane e alluvioni e non sono state avviate attività mirate alla mitigazione del rischio, né dal punto di vista della manutenzione del territorio, né nell’attivazione di un corretto sistema comunale di protezione civile. Speriamo soltanto di non essere profeti di sventura ed auguriamoci che le istituzioni, a qualsiasi livello, si attivino al più presto e non solo quando ci scappa la tragedia.

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