Caserta

Primarie, “La Fabbrica”: “Un flop, come volevasi dimostrare”

La FabbricaCASERTA. L’associazione politico-culturale “La Fabbrica” ritiene un “flop” le primarie del centrosinistra tenutesi a Caserta.

Proprio “un bel successo”. Nonostante il battage organizzativo e pubblicitario e la compiacenza di qualche organo di stampa, i numeri sono inequivocabili: a Caserta si è passati dai 9008 votanti alle Primarie del 2006 ai 4487 di quelle tenutesi domenica scorsa (meno della metà dopo 4 anni di governo della città da parte del cosiddetto centrosinistra, neanche i voti raccolti solo dagli ex-Ds – 5436 – alle comunali del 2006). Tutto ciò in attesa poi che venga – speriamo! – reso pubblico l’elenco dei votanti e dei soldi raccolti. Pur evitando la forte tentazione di scrivere “lo avevamo detto!”, è certo che lo scarso risultato in termini di partecipazione popolare alle Primarie a Caserta dà torto, con avvilente evidenza, a chi ha voluto a tutti i costi far ricorso in modo del tutto strumentale a questo importante strumento di democrazia partecipata.

Dopo le fallimentari gestioni Bassolino in Regione e De Franciscis alla Provincia di Caserta (che hanno spalancato le porte alle successive vittorie elettorali del centrodestra), il centrosinistra si avvia alle prossime elezioni comunali a Caserta portando con sé le macerie di una esperienza amministrativa che, nell’immaginario collettivo, è “ben rappresentata” dall’alto numero e dalla evidente profondità e vastità delle buche che tormentano le strade cittadine.

A fronte di ciò, i massimi vertici dei partiti della coalizione hanno accuratamente evitato di compiere l’unico gesto di dignità politica, utile e necessario: quello cioè di offrire alla pubblica opinione un bilancio oggettivo e senza remore della gestione Petteruti a palazzo Castropignano, perpetuata solo grazie al cambio di casacca di alcuni consiglieri comunali. Al contrario, il ricorso alla Primarie doveva servire a distrarre la collettività, azzerando quanto offerto in precedenza da un sindaco impopolare (da cui tutti i candidati alle primarie hanno tentato di “smarcarsi”, in qualche caso anche goffamente!) per cercare di rinverdire una immagine di rinnovamento.

Nonostante le roboanti dichiarazioni di grande soddisfazione, il fallimento di questa operazione è sotto gli occhi di tutti! Ma il ricorso alla Primarie doveva servire per alcuni anche a tentare di rinserrare le fila e, nel contempo, a “contarsi”. In particolare per il Pd, un partito, organizzativamente e politicamente, mai nato a Caserta. Un partito dilaniato dalle beghe verticistiche interne, legate solo alle figure di alcuni leader (o sedicenti tali!) che mai hanno avuto interesse a far decollare una sana attività politica fatta capillarmente a livello sociale con l’attiva partecipazione della collettività.

Da Napoli invece è arrivato l’ordine della conta ed ancora una volta attraverso le primarie: con l’area ex-Ds a spingere per un ex-vice sindaco di Forza Italia e il resto del Pd a far finta di appoggiare due candidati di bandiera (uno di area De Franciscis- Renzi, l’altro di area “centrista”). A poter rendere credibile a livello di opinione pubblica questo comprensibile – ma deprecabile! – tentativo (“legittimando” così le primarie) occorreva però un quarto candidato non visibilmente legato al Pd, ma che fosse invece riconducibile all’area della sinistra.

Non essendo politicamente “appetibile” qualcuno proveniente dalla locale Federazione della Sinistra – organicamente collegata all’esperienza Petteruti – è partita la “corte serrata” a Sel, il partito nascente di Nichi Vendola, identificato sulla base dei più recenti sondaggi come attrattivo verso una vasta area di delusi, non solo del Pd. Un pressing effettuato prima dai vertici regionali e poi da quelli provinciali del Pd su quelli corrispondenti di Sel che ha travolto ancora una volta la base e che ha spinto alla forzata – ed imposta! – candidatura del locale presidente dell’Arci, senza tenere in alcun conto le opinioni di chi la politica la ha fatta e la fa a livello locale.

Sel ha così guadagnato una “cambiale politica” nei confronti del Pd (che però – visti i risultati delle primarie – difficilmente potrà essere ripagata appieno) ed ora – depotenziata! – sarà “disciplinatamente” inserita nella coalizione per votare alle prossime comunali il “vincente” Carlo Marino, buttando però alle ortiche quelle simpatie popolari (che avrebbero potuto condurre anche ad un apprezzabile risultato alle prossime elezioni comunali!) che a Caserta si era finora guadagnata, essendo l’unica formazione politica di sinistra a non aver mai partecipato in alcun modo alla giunta comunale uscente verso cui è sempre stata fortemente critica. Insomma, una ennesima operazione di vertice, condotta persino scimmiottando la figura di Vendola e banalizzando un progetto politico di ricomposizione e riorganizzazione della sinistra con la pantomima del “partitino delle primarie, sempre e comunque, fossero anche a livello condominiale”.Ma, in tutto questo, Caserta cosa c’entra? E dove è? E soprattutto, da queste “macerie”, cosa deve ancora attendersi la nostra collettività? Non meraviglia che circa 2000 tifosi della Casertana domenica, in pieno svolgimento delle Primarie, abbiano esposto un gigantesco striscione con scritto “Strade dissestate, stadio trascurato, abbandonato il canile.

Con questa Amministrazione speriamo venga e passi presto aprile!”? Ecco perché- lo ribadiamo! – rimane ancora una volta assente quello che, a nostro parere, dovrebbe essere sempre il principale soggetto, soprattutto di un’area politica che vuole riferirsi ai principi di democrazia, di solidarietà civile, di progresso e di sviluppo sociale: la collettività locale con i suoi bisogni e le sue esigenze. E’ questo il dibattito che bisogna rilanciare, ora più di prima, apertamente, pubblicamente e senza alcuna reticenza. La nostra collettività ha bisogno che sia costruita effettivamente una alternativa che sia chiara pubblicamente e largamente condivisa. Se non si cambiano i modi di far politica, anche la politica non cambierà mai!

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