Caserta

Primarie, il bilancio di Di Sarno (Sel)

Pietro Di SarnoCASERTA. Il coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, Pietro Di Sarno, traccia il bilancio sulle recenti primarie del centrosinistra a Caserta che hanno sancito la vittoria del Pd Carlo Marino.

Passato il momento delle fisiologiche polemiche e dei facili entusiasmi, è tempo di tracciare un primo bilancio, sereno e per quanto possibile obiettivo, delle primarie del centrosinistra tenutesi alcuni giorni fa nella città di Caserta.

Un primo bilancio che parta innanzitutto dai numeri, dato questo che, in un contesto di serietà intellettuale, meno dovrebbe prestarsi ad interpretazioni strumentali e poco obiettive. 4487 sono stati gli elettori di centrosinistra, donne e uomini in carne ed ossa, che hanno scelto di approfittare di una delle rare occasioni di democrazia e di restituzione di sovranità popolare che la politica, almeno negli ultimi tempi, riesce a concedere.

Viviamo in tempi duri, tempi in cui i parlamentari vengono “nominati” dalle segretarie di partito “grazie” ad una legge elettorale definita “una porcata” proprio da chi l’ha ideata e scritta. Tempi in cui la stessa legge elettorale garantisce che con il 30% dei voti si abbia diritto ad un premio di maggioranza del 55%, al limite di ogni principio di democrazia. Solo questi motivi basterebbero a considerare che quando in terra di gomorra circa 5.000 cittadini si recano liberamente alle urne è sicuramente un bel segnale, un segnale almeno in controtendenza. Un segnale, stando sempre ai numeri, molto al di là di ogni più rosea aspettativa anche se lo si considera comparandolo con le ultime primarie tenutesi nel capoluogo. Come affermato da più parti e da autorevoli commentatori erano altri tempi, tempi in cui Caserta veniva da nove anni di governo di centro destra, tempi in cui il blocco di potere allora in auge nel centrosinistra (Bassolino-de Mita-Mastella) si misurava, perdendo inaspettatamente, con il “davide” casertano, che tante aspettative ha poi deluso ma che in quel frangente dimostrò coraggio e lungimiranza politica mai più dimostrate, almeno rispetto al cosiddetto Napoli – centrismo, che tutti contestano e di cui tutti si lamentano ma che pochi hanno mai avuto il coraggio di sfidare. Il contesto in cui ci si è misurati in queste primarie era del tutto diverso: il maggiore partito della coalizione si presentava all’appuntamento dopo anni al governo, privo dei gruppi dirigenti di allora, commissariato. L’Italia dei valori anch’essa commissariata, direttamente da Antonio Di Pietro.

Tutto si può dire di queste primarie tranne che siano state scenario visibile di scontro fra gruppi di potere interni. I gruppi di potere dei partiti, dopo la “caduta degli dei” del 2009, erano tutti scappati o cacciati e commissariati. Ecco allora che i nostri 5000 elettori rispetto a quei 9000 del 2007, sono da considerare un dato di partecipazione addirittura per certi versi esaltante. Il contesto suggeriva soluzioni più rassicuranti delle primarie. Questo centrosinistra è stato coraggioso ed è stato premiato. Questo stando ai numeri complessivi e al significato politico che rappresentava questa consultazione.

E’ inutile negare ciò che, purtroppo, è stato sin dall’inizio evidente a tutti: la scelta operata da Sel di partecipare a queste primarie, legittimando così di fatto in sol colpo consultazione e coalizione, è stata sofferta e non certo indolore. Parte del circolo ha ritenuto di esprimere, democraticamente, il proprio dissenso rispetto a una scelta a mio parere necessaria ed inevitabile. In questo contesto, in cui non c’era una visione univoca sul da farsi, il 14% raccolto da Biagio Napolano, da soli pochi mesi alla guida di un partito appena nato, è un dato incoraggiante, segno dell’attenzione e dell’interesse che circonda Sel, segno della correttezza della scelta operata nella direzione della costruzione di un nuovo centrosinistra.

Un centrosinistra che, come evidente, aveva bisogno di rinnovamento, di una guida autorevole e di un programma altrettanto innovativo. Un centrosinistra che aveva ed ha bisogno di più sinistra, se è vero che chi fino a pochi giorni fa ne era l’asse portante a livello istituzionale, potrebbe, a giorni, dar vita al cosiddetto terzo polo, con Api e Udc.Un centrosinistra che ora ha bisogno di chiarezza, non certo di critiche. Le critiche andrebbero riservate a chi come il presidente della provincia Zinzi, ancora esita fra la sfiducia a Berlusconi in Parlamento e il desiderio di salvare la sua poltrona a Caserta, sostenuto dal Pdl, fra la sua poltrona a Caserta e il tentativo di Alleanza con l’Api del sindaco Petteruti.

In questo scenario confuso Sel ha voluto pronunciare una parola di chiarezza, innanzitutto su ciò che dovrà essere la futura coalizione, e sul ruolo che in essa dovrà avere la sinistra. Sol per questo avremmo meritato un apprezzamento unanime, non certo critiche meritate da ben altri destinatari. Chiamarsi, proprio ora, fuori da questo centro sinistra avrebbe significato una vera e propria resa, un voler rinunciare a dire con forza le nostre idee e a farle contare, ad esprimere la nostra idea di politica e di sinistra e darle senso in una situazione così caotica e complessa, ad esprimere la nostra idea di governo della città. Non partecipare avrebbe significato scrivere il necrologio della coalizione, gradito di sicuro a chi, ora temporaneamente fuori dai giochi, non aspettava altro. Tutto ciò non venga interpretato però come una resa futura. Sel sarà parte fondamentale di questo nuovo centrosinistra guidato da Carlo Marino ma non farà sconti sul programma. Le priorità di cui abbiamo parlato in questa campagna elettorale sono e devono essere patrimonio dell’intero centrosinistra, non certo “paletti” di un singolo partito.

La grande prova di democrazia che abbiamo saputo dare deve ora essere tradotta in proposte operative, concrete, che diano il senso del cambiamento che vogliamo e che saremo capaci di imprimere una volta al governo della città. Carlo Marino, vincitore delle primarie, può essere il valore aggiunto indispensabile alla vittoria del centrosinistra. Bisogna saper metter a valore quanto si è riuscito a suscitare in queste primarie. Sel ci sarà. Con le sue proposte e le sue idee. Certa che la strada imboccata è quella giusta e soprattutto che nessuno cercherà, in corso d’opera, deviazioni improbabili e pericolose. L’avversario delle donne e degli uomini casertani, delle idee e dei progetti della sinistra è collocato dall’altro lato.

Stare nella partita significa combattere per vincere anche una sola delle battaglie che da sempre la nostra parte politica si impegna ad intraprendere per rendere più sopportabile la difficile esistenza dei più deboli in terra di lavoro. C’è bisogno di unità e di idee chiare. Rischiamo di smentire anche i proverbi. Continuiamo a vedere la pagnuzza nel nostro occhio senza badare al trave nell’occhio dell’altro. Dall’altro lato c’è Cosentino…ma a Caserta tutti sembrano averlo dimenticato.

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