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“Pizzo di Natale”, il clan Schiavone “assorbe” i bidognettiani

 CASALE. “Ma quale Cicciotto e Cicciotto, qua gli stipendi li paghiamo noi”. E’ questa frase emblematica che Luciano Gargiulo, 49 anni, di Lusciano, detto “Calimero”, capozona del clan dei casalesi per Parete e Lusciano, …

… ha pronunziato mentre parlava a telefono con uno dei suoi sette complici arrestati l’altra notte, a confermare quanto gli investigatori ipotizzavano già da qualche mese: le due fazioni del clan attualmente più potente della delinquenza organizzata campana, quelle che facevano capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, si sono riunificate. Lo stesso Gargiulo, che è anche il padre di Paolo, catturato nel gennaio 2009 insieme al boss Giuseppe Setola nel nascondiglio di Mignano Montelungo e che era con lui anche durante la rocambolesca fuga attraverso le fogne a Trentola Ducenta, qualche giorno prima, in un’altra telefonata con “Cocchino”, al secolo Nicola Ferrara, 39 anni, di Lusciano, altro arrestato per il “pizzo di Natale”, rivela “ccà se vutato o Vangelo (per dire che la situazione è cambiata radicalmente), io ho carta bianca per tutto”. Questo per dire che lui, già legato alla famiglia di “Cicciotto ‘e mezzanotte”, ossia Francesco Bidognetti, oggi è considerato capo del clan unito, tant’è che con lui sono stati arrestati esponenti che prima erano definiti come legati agli Schiavone.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri del reparto territoriale di Aversa, coordinati dal tenente colonnello Francesco Marra, già da tempo, a causa dei colpi letali ricevuti, i seguaci della parte legata a Bidognetti non riuscivano più a darsi un’organizzazione stabile, tanto da non essere più in grado di imporre e ritirare tangenti e, conseguenzialmente, non riuscivano ad assicurare il pagamento dello “stipendio” ai carcerati e alle loro famiglie, oltre che agli affiliati in libertà. Una situazione che aveva preoccupato non poco, e la cosa non deve sorprendere, anche la fazione avversa, quella legata agli Schiavone. Questi ultimi, infatti, volevano evitare che in zona potessero esserci cani sciolti, sbandati della fazione bidognettiana o che, addirittura, potesse aprirsi una guerra di successione che avrebbe solo richiamato una maggiore attenzione delle forze dell’ordine. Da qui l’idea degli esponenti della “famiglia” Schiavone di reclutare i vecchi avversari attraverso un vero e proprio patto con tanto di regole, tra le quali spicca quella dell’equa divisioni dei proventi delle tangenti con il cinquanta per cento ad ognuna delle due fazioni in campo, raggiungendo una sorta di “pace sociale”.

Ma dalle telefonate di Gargiulo, che è il vero personaggio di spicco tra gli otto arrestati l’altra notte, emergono anche altri particolari che fanno intuire la mentalità dell’uomo. Merita una citazione, infatti, la sua considerazione sul lusso sfrenato di alcuni suoi colleghi, sempre fatta a telefono, dove dice: “Rispetto agli altri boss io sono più furbo. Perché spendere centomila euro per una macchina che corri il rischio di vederti sequestrata. Io con centomila euro ci pago un sacco di stipendi, li investo e mio faccio passare altri sfizi”. Sempre rivolto a “Cocchino”, poi, gli impartisce le istruzioni per la raccolta delle tangenti in questo periodo natalizio (le altre scadenze canoniche per il pagamento del pizzo sono le festività pasquali e ferragosto): “tutti quanti devono portare il cesto regalo per Natale, ma insieme a panettoni, salami e cotechini devono metterci anche la tangente che non può assolutamente essere inferiore a mille euro”.

Oltre a Gargiulo, come si ricorderà, sono finiti in manette anche: Gianluca Alemanni, 25 anni, di Aversa; Luciano Pezone, 27 anni, di Lusciano; Carlo Busiello, di Lusciano, 35 anni, noto come “o’ figlio di Armandino sette botte”, noto esponente camorristico in auge negli anni ottanta; Nicola Ferrara, 39 anni, detto “Cocchino”; Raffaele Santoro, 25 anni, di Lusciano; Giuseppe Granata, 27 anni, di Villaricca, i provincia di Napoli, noto come “Peppe Giuliano”; Domenico Di Martino, alias “Mimmo o’ biondo”, 21 anni, di Aversa.

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