Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Camorra, il boss Iovine in videoconferenza come imputato

Antonio IovineCASAL DI PRINCIPE. Per la prima volta in videoconferenza con un’aula del tribunale di Santa Maria Capua Vetere come imputato il boss dei Casalesi, Antonio Iovine, arrestato dopo 14 anni di latitanza, lo scorso 17 novembre, dalla Squadra mobile a Casal di Principe.

Iovine indossava un abito nero e scarpe da ginnastica. Non ha chiesto la parola quando in udienza il presidente del collegio C, Gianpaolo Guglielmo, ha attivato il collegamento con il carcere di massima sicurezza di Badu ‘e Carros, in Sardegna, dove Iovine si trova rinchiuso; ma il suo avvocato, Paolo Caterino, ha spiegato che in una delle prossime udienze il boss prenderà la parola.

Nel processo è imputata anche la moglie, Enrichetta Avallone, che era dietro le sbarre dell’aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere, in compagnia della cognata Rosa De Novellis e con accanto la sorella di Iovine, Anna. In tutto sono 88 gli imputati nel processo che si sta svolgendo da circa un anno a carico di esponenti del clan Iovine e Zagaria, accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, ricettazione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni ed estorsioni.

Tra gli altri imputati eccellenti ci sono anche il latitante Michele Zagaria, primula rossa del clan, e Michele Fontana, capozona di Casapesenna, accusato di aver imposto una tangente di 8mila euro a un imprenditore aggiudicatario delle opere di sistemazione della pista pedonale della sponda destra e sinistra del fiume Sarno.

Iovine, stando alle indagini, aveva investito anche ad Acilia, comprando e ristrutturando un appartamento. Nella richiesta di rinvio a giudizio è menzionata anche una festa per i diciotto anni della nipote Filomena, figlia del defunto Carmine, al locale Prestige di Aversa situato su viale Olimpico. Stando ai pm, i familiari della giovane avrebbero ricevuto una somma di circa 9.500 euro per compensare il titolare del locale per i costi sostenuti. Ma quel denaro, per la Dda di Napoli, era sporco, frutto del business illegale gestito da Iovine.

Tra il pubblico presente i figli del boss. Oreste Iovine, il secondogenito, avvicinato dai giornalisti, ha spiegato: “Credo sia soggettivo il fatto che io creda all’innocenza di mio padre”. Iovine ha ventuno anni e frequenta la facoltà di Giurisprudenza in un istituto universitario privato di Roma. “Da grande”, dice, “farò l’avvocato”.

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