Santa Maria C. V. - San Tammaro

Documenti falsi e usura: arrestati consigliere comunale e dipendente Tribunale

 SANTA MARIA CV. Sei arresti, quattro in carcere e due ai domiciliari, sono stati eseguiti dai carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di persone ritenute responsabili di reati di usura e tentata estorsione, …

… commessi con l’aggravante del metodo mafioso nonché dei delitti di ricettazione, contraffazione di documenti, utilizzo di documenti contraffatti, contraffazione ed uso del sigillo di stato applicato sulla documentazione apparentemente emessa dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Cv e dal giudice di pace di Maddaloni (Caserta) e Montesarchio (Benevento). Si tratta di: Vittorio Casertano, 45 anni, già indagato per associazione mafiosa e nel recente passato gestore di due aree parcheggio a Santa Maria Cv; Antonio Amato, 48 anni, fratello di Salvatore Amato, capo dell’omonimo clan camorristico; Francesco Cecere, 54 anni, consigliere comunale di Santa Maria Cv; Pasquale Di Meo, 62, residente a Marano (Napoli); Vincenzo Borrozzino, 38 anni, impiegato presso l’ufficio di sorveglianza del tribunale di Santa Maria Cv; Raffaele Di Matteo, 39 anni, ragioniere.

LE INDAGINI. Le indagini, coordinate dalla Dda di Napoli, traggono origine da una segnalazione dei carabinieri di Venafro (Isernia) che comunicavano un tentativo di truffa a danno della filiale di quel comune della Banca della Toscana ad opera di un uomo qualificatosi come “Marco Di Carlo”, poi identificato in Vincenzo Borrozzino, cancelliere in servizio presso il tribunale di Santa Maria Cv. In quella circostanza veniva identificato anche Vittorio Casertano, con cui Borrozzino si trovava in compagnia. Quest’ultimo, che era in possesso di documenti falsi, conduceva i militari presso il suo domicilio dove consegnava loro copia di ulteriori documenti contraffatti da lui utilizzati per perpetrare analoghe truffe il cui provento, così come dichiarato dallo stesso in sede di interrogatorio, veniva utilizzato per la parziale estinzione di debiti usurai. In sede di interrogatorio, Borrozzino riferiva di essere vittima di usura dal 2004, di aver stipulato patti usurai con più soggetti dei quali nono forniva le generalità per paura di ritorsioni, ammetteva di aver consumato alcune truffe a danno di società finanziarie presentandosi sotto false generalità ed indicava in tale “Gennaro” l’uomo che gli aveva procurato i falsi documenti.

Dalle intercettazioni telefoniche emergeva, effettivamente, che Borrozzino versava in condizioni economiche disagiate e risultava essere debitorio proprio di Vittorio Casertano, che i falsi documenti da lui utilizzati per le truffe gli venivano forniti da un uomo poi identificato in Pasquale Di Meo, collaborato da Raffaele Di Matteo. Emergeva, inoltre, che Casertano aveva stabili contatti con Francesco Cecere, consigliere comunale di Santa Maria Capua Vetere (ex Udeur, oggi nel Pdl, partito che governa la città dopo il recente “ribaltone”), in reazione ad inequivocabili rapporti debitori di natura usuraia con diversi soggetti. Cecere risultava avere rapporti di natura illecita nella “vendita di denaro” con Antonio Amato, come risultava che i debitori di Casertano, Cecere e Amato apparivano estremamente preoccupati di subire le conseguenze del loro “inadempimento contrattuale”.

Attraverso le dichiarazioni rese da persone informate sui fatti e l’analisi di documenti acquisiti nel corso di perquisizioni, veniva quindi accertato: che Casertano, Amato e Cecere gestiscono numerosi rapporti di natura usuraia nel territorio di Santa Maria Cv, incutendo loro timore e sollecitando la puntuale osservanza nella consegna del denaro; che Di Meo e Di Matteo forniscono alle vittime di usura falsi documenti da utilizzare per truffe a danno di società creditizie e finanziarie per reperire i proventi e far fronte alle scadenze imposte dagli usurai; che le vittime dell’usura sono preoccupate di subire ritorsioni di natura fisica nel caso in cui non onorino i debiti o denuncino la loro situazione alle forze dell’ordine.

IL RAPPORTO CON IL CLAN AMATO E I BELFORTE. Dalle indagini è emerso che Cecere, Amato e Casertano hanno agito con metodo mafioso al fine di agevolare la locale organizzazione criminale degli Amato, avvalendosi della forza di intimidazione della camorra e dell’omertà che ne deriva. Rilevante contributo è stato fornito da collaboratori di giustizia dell’area casertana. Tra l’altro, Antonio Amato è il fratello di Salvatore Amato, detenuto, considerato capo dell’omonimo clan operante a Santa Maria Cv, storicamente legato al più noto clan Belforte di Marcianise, a cui risulta affiliato anche Vittorio Casertano, anch’egli già detenuto. Anche il consigliere comunale Cecere, detto “Ciccio ‘a belva”, è risultato avere rapporti di natura illecita con il clan Amato nel settore dell’usura. Deferite all’autorità giudiziaria due persone vittime dell’usura che non hanno collaborato alle indagini.

SEQUESTRI. Si è proceduto anche al sequestro di numerosi beni, in particolare di una nota area parcheggio a Santa Maria Cv e di appartamenti per civile abitazione, nonché di due imprese commerciali, per un valore complessivo di circa un milione di euro.

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