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San Marco, “Le ragioni del tradimento”: Zitiello scrive alla città

Gabriele ZitielloSAN MARCO EV. “Le ragioni del tradimento, un tradimento senza ‘ragione’”, è il titolo scelto da Gabriele Zitiello per la lettera aperta che da sabato pomeriggio sta arrivando in tutte le case dei sammarchesi.

Quattro pagine in cui l’ex sindaco replica punto per punto alle accuse mosse dai cinque: vicenda portavoce (“scelta di qualità e di risparmio che ha contribuito alla crescita dell’immagine di singoli amministratori come dell’Ente e del territorio”), la presunta estromissione degli assessori dalle scelte (“Non ho accettato il comitato di saggi esterni propostimi da uno dei firmatari della sfiducia, e ho scelto la collegialità: il governo era di dodici consiglieri e non di quattro o cinque come qualcuno pretendeva”, scrive Zitiello) e poi ancora, nel dettaglio, il Puc (“avevamo dato mandato all’assessore di portare un tecnico urbanista a supporto delle sue tesi, si è preferito un notaio”) e le Ers (“la scelta è stata quello del criterio di continuità urbanistica; e chi oggi agita il pugno all’epoca alzò prontamente il dito”).

Ampio spazio anche alla vicenda della pianta organica: “La delibera di giunta n. 105 del 28 ottobre 2010, con tanto di firme degli assessori – puntualizza – prevede solo l’istituzione di due posti di istruttore tecnico a part time al 50%, di cui una sola subito a concorso, da destinare ai settori Lavori Pubblici e Urbanistica come più volte sollecitato dagli assessori al ramo anche dalle pagine del Magazine comunale”. Zitiello spiega inoltre le cose fatte e le cose che non potranno essere portate a termine. Infine, a nome di quanti come lui si sono sentiti colpiti e traditi, Zitiello dedica l’ultima pagina della lettera “all’aspetto umano della vicenda”.

E’ l’uomo, prima che il politico, a scrivere: “Siamo stati traditi – scrive Zitiello – sia da quelli da cui potevamo aspettarcelo, sia da quelli di cui pensavamo “Non lo farebbe mai!”. E ancora: “Non ho mai peccato di ingordigia politica: se così fosse stato, non avrei esitato un solo istante ad accettare la proposta di candidarmi alle elezioni provinciali del marzo scorso che mi era stata tanto sollecitata. Invece, ho creduto nel gioco di squadra, ho creduto nella lealtà delle persone, ho messo così a disposizione la mia forza elettorale, le mie amicizie, le mie risorse, ho speso il mio nome e la mia faccia per quella che credevo una bella amicizia ed una leale sinergia politica. Ho deriso chi mi metteva in guardia, chi mi diceva: “Chi tradisce una volta, tornerà a farlo”. E continua : “Prendiamo atto che mi hanno colpito per il mio modo di essere: “inadeguato” perché onesto, “accentratore” perché non manovrabile, e prendiamo atto che, con me, hanno voluto colpire quanti sono sempre rimasti leali al mio fianco, senza pretese e senza ricatti”.

Dopo l’affondo a chi l’ha colpito, Zitiello rilancia e guarda in avanti: “Siamo già, di nuovo – dice -, in campagna elettorale.Il Partito Democratico, fino alle sue espressioni nazionali, ci ha dato mandato di ricostruire e andare avanti. La gente per bene, al di là dei partiti, ci chiede di andare avanti per punire arrivisti e saltimbanchi. Ripartiamo dalla forza della ragione, dalla serenità di avere dalla nostra la legittimità politica ed umana ad andare avanti, ripartiamo sul piano dei contenuti programmatici. Quel percorso virtuoso avviato due anni e mezzo fa è ancora in piedi: qualcuno lo abbiamo perduto, molti li abbiamo guadagnati ed il risultato è a nostro favore. L’onestà, l’amicizia, la trasparenza, la lealtà sono i nostri punti di forza. Io, e gli altri con me, non abbiamo da rimproverarci nulla. Abbiamo forse peccato di eccessiva fiducia nel prossimo, ma siamo fatti così… e non ce ne dispiace! Siamo “bravi ragazzi”, e non abbiamo mai pensato che potesse essere un limite. Siamo orgogliosi e fieri di quello che siamo e di quello che abbiamo fatto. E chi ancora ha bisogno di delucidazioni, venga a chiedercele: siamo in piazza, nelle strade, nei circoli, pronti a rispondere a tutti e su tutto. Andiamo avanti, noi sì, a testa alta”.

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