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Ultimatum del Pdl a Fini: “O appoggia governo o si apre la crisi”

Fini ROMA. “L’onorevole Fini dovrà fare le sue valutazioni: o confermare l’appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi”.

È quanto scrivono in una nota congiunta i capogruppo di Camera e Senato del Pdl, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri e il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello. “Ci auguriamo – scrivono – che la scelta dell’onorevole Fini vada nella prima direzione, di carattere positivo e costruttivo. Nel secondo caso, invece, non ci si potrebbe stupire se la crisi finisse per condurre dritto alla elezioni”.

Silvio Berlusconi risponde intanto indirettamente alle richieste di dimissioni piovuti depo l’esplosione del caso Ruby. “Una mia defezione procurerebbe danni seri al centrodestra e a tutto il Paese”, ha detto il premier a Bruno Vespa nel libro Il cuore e la spada. 1861 – 2011 in uscita venerdì prossimo. “Non sono mosso da ambizioni politiche – dice il presidente del Consiglio – il sacrificio a cui mi sottopongo è grande, a volte gli impegni sono disumani, ancorché‚ sia aiutato nella quotidianità dell’azione di governo da quella straordinaria persona che è Gianni Letta, ma sto qui per senso di responsabilità”. “So bene – ha aggiunto Berlusconi – che i cimiteri sono pieni di persone indispensabili, ma credo che se dovessi ritirarmi ora mancherei a un mio dovere e perderei la stima dei tanti italiani che mi hanno dato la loro fiducia. Credo davvero – conclude – che una mia defezione procurerebbe danni seri al centrodestra e a tutto il Paese”.

“Berlusconi ha una posizione aperta anche con l’Udc ma non è disposto a dimettersi perché questa ipotesi avrebbe tutto un altro senso, che ora va respinto”, ha poi detto Cicchitto ai microfoni del Tg3. “Mi auguro che quella del passo indietro del presidente della Camera sia una battuta mediatica perché non c’è un motivo per cui debba Berlusconi debba dimettersi – aggiunge – Riteniamo anche che il governo possa continuare nella sua attività e ci auguriamo con l’impegno costruttivo di Fini. Altrimenti Fini si dovrà assumere la responsabilità di una crisi di governo”. “Si potrà andare avanti fino alla fine della legislatura – conclude Cicchitto – e mi auguro anche con l’appoggio di Fini. Quella del passo avanti o indietro è una legenda metropolitana. Sono battute che non hanno riscontro nella realtà”.

Cicchitto, Gasparri e Quagliariello chiedono dunque chiarezza a Fini. “Al punto in cui siamo arrivati, è indispensabile la più assoluta chiarezza da parte di tutti perché ognuno deve assumersi le sue responsabilità davanti alle istituzioni e al popolo italiano – sostengono – Ci auguriamo che ciò che è stato attribuito all’onorevole Fini, sull’eventualità che l’onorevole Berlusconi faccia un passo indietro e dunque si dimetta da premier e provochi una crisi di governo, si limiti ad essere una battuta polemica destinata ad esaurirsi nel circo mediatico”.

“Dal canto suo, l’onorevole Berlusconi – aggiungono – non intende compiere alcun passo indietro perché non esiste alcuna ragione per farlo. Si tratterebbe solo di una fuga dalle responsabilità, che invece impongono di procedere senza indugi nell’attività di un governo voluto dalla maggioranza degli elettori e al quale il Parlamento ha recentemente rinnovato la sua fiducia. Di fronte a questa determinazione, l’onorevole Fini dovrà fare le sue valutazioni: o confermare l’appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi. Ci auguriamo che la scelta dell’onorevole Fini vada nella prima direzione, di carattere positivo e costruttivo. Nel secondo caso, invece, non ci si potrebbe stupire se la crisi finisse per condurre dritto alla elezioni. Come è stato autorevolmente affermato, infatti, non esistono governi “tecnici” ma solo governi politici”.

“In particolare, di fronte a una crisi dell’attuale esecutivo, le uniche alternative al voto sarebbero o un governo sostenuto da una larghissima coalizione, per il quale evidentemente non esistono le condizioni stante l’indisponibilità del Pdl e per quanto a noi noto anche della Lega, ovvero delle due forze che insieme hanno vinto le elezioni del 13 aprile 2008; o un governo eventualmente formato da tutti coloro che quelle elezioni le hanno perse, per il quale, anche nella non scontata ipotesi che vi fosse una maggioranza in Parlamento, non esisterebbero comunque le condizioni in termini di legittimazione democratica”, concludono i tre esponenti del Pdl.

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