Italia

Sarah, Cosima si trovava nella zona del pozzo

Cosima Serrano TARANTO. Il giorno dopo la scomparsa di Sarah Scazzi, il 27 agosto scorso, tra le 10 e le 11 del mattino, Cosima Serrano telefonò per tre volte alla figlia Valentina (che vive a Roma).

In tutte e tre le occasioni (e solo in quel giorno), il suo cellulare agganciò la cella telefonica 40035 che copre le campagne in località “Mosca”, dove si trova il pozzo il cui fu nascosto il giorno prima il cadavere della quindicenne. La stessa cella agganciò il cellulare di Michele Misseri, marito di Cosima, il 26 agosto (tra le 15 e le 15,30) mentre l’uomo nascondeva il cadavere di Sarah nel pozzo. Misseri per due volte parlò al telefono (prima con Sabrina e poi con la moglie) ed in tutti e due i casi la cella agganciata fu la 40035. Secondo gli investigatori, Cosima Misseri non si trovava in contrada Mosca per motivi lavorativi perché aveva lasciato Avetrana alle 10 del mattino, mentre quando si reca al lavoro esce da casa all’alba.

MISSERI: “SABRINA OFFRI’ AIUTO PER NASCONDERE CORPO”. “Papà, ti aiuto?”. Quando Michele Misseri entrò in garage, quel pomeriggio del 26 agosto, e trovò per terra il cadavere di Sarah, la figlia Sabrina gli avrebbe proposto il suo aiuto per disfarsene. E’ quanto avrebbe riferito lo stesso Misseri nell’incidente probatorio del 19 novembre scorso in carcere dinanzi al gip del tribunale di Taranto Martino Rosati, raccontando le fasi dell’omicidio.

SEQUESTRATI DOCUMENTI E FILE. La procura della Repubblica di Taranto ha emesso un decreto di sequestro su tutto il territorio nazionale delle copie dei documenti cartacei e i file audio e video inerenti all’omicidio di Sarah. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto procuratore Maurizio Carbone. Il decreto di sequestro è motivato con la pubblicazione e la messa in onda dei documenti da mass media. Il reato ipotizzato è quello indicato nell’articolo 684 del codice penale, ovvero la “pubblicazione arbitraria integrale di atti e documenti di un procedimento penale”. Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sottolineando l’elevato grado di esposizione mediatica delle indagini sull’omicidio Scazzi, ha sollecitato il Comitato per l’applicazione del codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazioni di vicende giudiziarie nelle trasmissioni televisive ad intervenire nel merito.

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