Italia

Inchiesta escort, la ‘pentita’ parla anche di finanziamenti al San Raffaele

Perla GenovesiMILANO. Finanziamenti “poco trasparenti” procurati all’ospedale San Raffaele e alle sue fondazioni tramite la Commissione del Senato sui Diritti umani.

Ha parlato anche di questo con i magistrati Perla Genovesi, la “pentita” dell’inchiesta sul traffico di cocaina da cui sono scaturite le rivelazioni sulle feste a casa del premier. A scriverlo è il Corriere della Sera di giovedì 4 novembre. Alle accuse replica l’ufficio stampa dell’Ospedale: “I finanziamenti ricevuti dal San Raffaele sono soggetti a rendicontazione e pubblicati periodicamente online”.

Intanto, la Genovesi avrebbe messo a verbale il racconto del parlamentare del Pdl Enrico Pianetta di cui è stata assistente. “Mi disse che sia Berlusconi che don Verzé gli dovevano la candidatura – ha dichiarato la donna – gli chiesi il perché e mi disse che erano stati dati parecchi soldi al San Raffaele, o meglio a Don Verzé, destinati alla costruzione di ospedali e non solo, anche nel Terzo mondo. Questi soldi erano dello Stato, e non erano stati utilizzati interamente per queste cose”.

“Il racconto della ‘pentita’ contiene pochi riscontri”, scrive il Corriere. Uno potrebbe derivare da un particolare che sembrerebbe collegato ai rapporti fra il parlamentare di Forza Italia di cui era collaboratrice e l’ospedale fondato da don Verzé, il sacerdote novantenne molto vicino a Silvio Berlusconi. Per farle avere un compenso, l’allora senatore Pianetta inviò Perla Genovesi proprio al San Raffaele: “Mi disse che avrei preso cinquemila euro al mese per due mesi, in totale diecimila euro”. Agli inquirenti la donna, diplomata “come tecnico dei sevizi sociali”, ha mostrato una pagina del contratto di consulenza che sostiene di aver firmato.

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