Italia

Ddl Gelmini, la Camera approva: il testo va al Senato

 ROMA. Alle ore 20.15 la Camera dei Deputati ha approvato la riforma della scuola targata Gelmini.307 sì e 252 no, questo il risultato della votazione.

Ciò al termine di una giornata di grande tensione dovute alle manifestazioni organizzate in tutta Italia dagli studenti, ricercatori e dottorandi.

La promessa di paralizzare le città è stata mantenuta. Già dalle prime ore del mattino si sono registrati disagi nei principali centri urbani, dovuti agli spostamenti dei gruppi di manifestanti verso le aree di raduno. E le tensioni sono cresciute via via con l’entrata nel vivo delle manifestazioni. A Roma è stata transennata piazza Montecitorio per evitare il bis di quanto successo al Senato la scorsa settimana e nel primo pomeriggio la polizia ha caricato gli studenti in via del Corso; a Milano si sono registrati blocchi e lanci di uova e l’occupazione temporanea delle stazioni ferroviarie Cadorna e Garibaldi, oltre ad alcuni scontri tra manifestanti e polizia in via dell’Orso. Anche a Brescia ci sono stati tafferugli tra studenti e forze dell’ordine in piazza della Loggia dove i manifestanti hanno cercato di entrare nel palazzo comunale: dai ragazzi sono partiti lanci di bottiglie contro gli agenti che, a loro volta, hanno fatto ricorso al manganello. Un giovane è stato fermato.

A Palermo il coordinamento “Studenti Medi” e gli universitari di Lettere e Filosofia e Scienze ha “occupato” simbolicamente la Cattedrale. A Napoli il corteo è stato preceduto da uno striscione dedicato a Mario Monicelli, morto suicida lunedì sera: “Caro Mario, la faremo ‘sta rivoluzione”, è stato scritto dai manifestanti. I quali, durante il corteo, hanno gettato sacchetti di immondizia davanti all’ingresso della Provincia e a quello della Regione. A Venezia gli studenti hanno assediato la stazione ferroviaria con forti ripercussioni sul traffico ferroviario. A Bari la protesta è andata in scena al teatro Petruzzelli dove una delegazione ha effettuato una occupazione simbolica esponendo da un balcone uno striscione con la scritta “Gelmini cala il sipario”. A Bologna la protesta è arrivata a bloccare il tratto urbano della A14, dove però il traffico era stato precedentemente deviato dalla polizia stradale.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di rientro a Palazzo Grazioli, ha liquidato le manifestazioni dicendo che “gli studenti veri stanno a casa a studiare, quelli in giro a protestare sono dei centri sociali e sono fuori corso”. E quanto al ddl in discussione alla Camera ha spiegato che “quella in Parlamento è una buona riforma che favorisce gli studenti, i professori e più in generale tutto il mondo accademico e dunque deve passare se vogliamo finalmente ammodernare l’università”. Quanto alle critiche arrivate da più parti, il capo del governo ha rilevato che “è stata discussa con tutte le parti in causa, modificata, migliorata e credo che meglio di così non si potesse proprio fare”. Inoltre, ha aggiunto, “introduce maggiore meritocrazia ed è davvero un vantaggio per tutti”.

L’approvazione del ddl alla Camera nella giornata di martedì ha visto il governo andare di nuovo sotto per ben due volte. Dopo le sconfitte dei giorni scorsi l’esecutivo è stato ancora una volta battuto nell’Aula della Camera su un emendamento del gruppo di Futuro e Libertà all’articolo 19 della riforma dell’Università, relativo agli assegni di ricerca. Il testo, su cui c’era il parere contrario di governo e commissione Bilancio, è stato approvato con 277 sì e 257 no. La discussione del testo è iniziata in contemporanea alle manifestazioni e ai cortei che i coordinamenti di studenti, ricercatori e dottorandi hanno organizzato in tutta Italia per chiedere all’esecutivo di fare dietrofront su una riforma che viene considerata penalizzante. L’emendamento, a firma di Fabio Granata, è relativo, come detto, all’articolo 19 sugli assegni di ricerca che prevede che la norma non possa portare “oneri aggiuntivi” anziché “nuovi o maggiori oneri” com’era la versione precedente. La relatrice Paola Frassinetti, Pdl, minimizza, spiegando che si tratta di un emendamento “tecnico” che non incide sull’impianto della riforma.

Tra gli altri voti collegati al ddl di riforma universitaria va segnalato quello sulla norma cosiddetta “anti-parentopoli”. La proposta del governo, concretizzata in un subemendamento della commissione, è passata con il voto favorevole di maggioranza e opposizione. A favore ha votato anche Fli, mentre dall’Idv è giunto un voto contrario. La nuova norma prevede che siano esclusi dalla chiamata candidati che siano parenti e affini “fino al quarto grado compreso, un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata; o con il rettore, il direttore generale o con un consigliere di amministrazione dell’ateneo”. Contraria l’Idv, che pure ha presentato un emendamento anti-parentopoli perchè, come ha spiegato in aula Borghesi, “un professore, con una lettera di appena due righe può facilmente uscire da un dipartimento e il giorno stesso, con un altrettanto breve missiva, rientrarvi. Non va inoltre dimenticato che, secondo la Cassazione, nepotismo e familismo sono reati. Questo subemendamento che propone la nuova linea del governo, svuota di contenuto il nostro emendamento. Per questo non possiamo votarlo”.

Un altro emendamento, quello presentato dall’onorevole Mazzarella del Pd, avrà invece come effetto lo stop alla proliferazione dei docenti a contratto nelle università. Il testo è stato appoggiato anche dalla maggioranza e prevede che “i contratti a titolo gratuito non possono superare nell’anno accademico il 5% dell’organico dei professori e ricercatori di ruolo in servizio presso l’ateneo”. Inoltre, in base ad un emendamento a prima firma di Latteri, Gruppo Misto, i contratti di docenza (oggi spesso abusati per coprire i vuoti di organico) possono essere rinnovati per “un periodo massimo di cinque anni”.

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