Italia

Colpo a Cosa Nostra e Camorra: 44 arresti

 44arresti, tra Sicilia e Campania, contro Cosa Nostra e Camorra. Si tratta di due operazioni messe in atto la scorsa notte dai carabinieri.

PALERMO.I militari del gruppo di Monreale, all’alba di martedì hanno eseguito, nel territorio di Partinico, in provincia di Palermo, 23 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano, a carico di presunti appartenenti a Cosa Nostra. Gli indagati sono a vario titolo accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso ed estorsione. L’operazione, denominata “The End”, trae origine da un’attività investigativa che ha nei fatti azzerato il mandamento mafioso di Partinico, importante crocevia tra le province di Palermo e Trapani, negli ultimi anni al centro di una vera e propria faida tra famiglie mafiose rivali, nonchè terreno recentemente di numerose intimidazioni e attentati incendiari contro imprenditori. Coinvolti nell’operazione 200 carabinieri del Gruppo di Monreale supportati da unità cinofile e da un elicottero del nono Elinucleo di Palermo Boccadifalco.

NAPOLI.

A Napoli blitz dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provincialedi Napoliche hanno messo in manette 21 persone affiliate al clan camorristico dei Misso, attivo nel Rione Sanità ma ritenuto ormai in estinzione perché decimato dagli arresti. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip di Napoli, Umberto Lucarelli, su richiesta del pm Giuseppe Narducci e Sergio Amato,troviamo: Giuseppe Misso, Salvatore Torino e Giuseppe Misso, detto “Peppe ‘o chiatto”,ovvero iboss della faida che tra il 1999 e il 2006 scosse ilquartiere Sanità. Sono accusati, a vario titolo, di omicidi, tentativi di omicidio e di detenzione e porto illegali di armi da fuoco aggravati dal metodo mafioso. L’indagine riguardadodici omidici e otto tentati omicidi che ripercorrono la storia di uno dei contrasti più sanguinosi della camorra di Napoli, nato dalla contrapposizione tra i Misso (il cui boss Giuseppe ha il cognome alterato da un errore di trascrizione all’anagrafe in Missi) e l’Alleanza di Secondigliano, perché proprio Salvatore Torino si stacca dalla famiglia Lo Russo e si avvicina a Giuseppe Missi e poi alla faida perché, dopo l’arresto del capo nel 2003, a Torino non piace la gestione degli affari condotta da Peppe ‘o chiatto. Gli inquirenti si sono basati ancheanche su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e su nuovi elementi che hanno permesso di identificare responsabilità non solo per boss e gregari già detenuti e condannati, ma anche per altre persone.

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