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Camorra e appalti nel casertano: tre arresti e 20 indagati, tra cui due sindaci

Giuseppe SetolaCASERTA. La Squadra Mobile di Caserta ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre esponenti del clan dei Casalesi–gruppo Bidognetti, …

… tra i quali Giuseppe Setola, Davide Granato, imputato nel processo sulla strage degli immigrati, entrambi già in carcere, e Tammaro Diana, titolare del “Top Market” e del supermercato “Giolì” di Villa Literno e Castelvolturno, in relazione ai reati di partecipazione ad associazione mafiosa e violenza privata aggravata dal ricorso al metodo mafioso.

E’l’epilogo di una complessa indagine della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura Antimafia di Napoli, che ha svelato le intimidazioni perpetrate, nell’autunno 2008, dall’allora latitante Setola nei confronti di amministratori del comune di Castel Volturno (Caserta) al fine di condizionarne le scelte nell’ aggiudicazione dei lucrosi appalti previsti per il risanamento del litorale domitio.

La Squadra Mobile di Caserta, inoltre, ha accertato le profonde infiltrazioni ed i condizionamenti, da parte della camorra, delle attività del comune del litorale domizio. Nell’ambito dell’operazione, infatti, la Procura Antimafia ha disposto l’esecuzione di numerose perquisizioni nei confronti dei vertici dell’amministrazione comunale di Castel Volturno degli ultimi vent’anni, tra i quali il sindaco uscente Francesco Nuzzo, attualmente magistrato presso la Procura Generale di Brescia, e quello in carica, Antonio Scalzone.

Oltre 20 persone, tra amministratori, funzionari ed appartenenti al corpo di polizia municipale, a vario titolo, risultano indagati per concorso in associazione di stampo mafioso, abuso d’ufficio, falso ideologico e materiale, in relazione ad una serie di condotte illecite posto in essere, tra il 2004 e 2008, al fine di agevolare e consentire l’esercizio abusivo di una struttura ricettiva risultata appartenente ad un imprenditore organico al clan dei casalesi, poi divenuto collaboratore di giustizia. La Polizia, inoltre, ha sequestrato anche un’agenzia di vigilanza riconducibile al clan dei casalesi. Il gip si è riservato di provvedere all’adozione di misure interdittive di sospensione dai pubblici uffici nei confronti degli indagati che ricoprono funzioni pubbliche.

GLI INDAGATI. Le misure restrittive emesse hanno ad oggetto gli atti intimidatori perpetrati dal gruppo stragista di Setola nell’ottobre del 2008 nei confronti dell’allora vicesindaco di Castel Volturno, Lorenzo Marcello, volti a costringere l’amministratore ad incontrare Setola, allora latitante, al fine di ridefinire e rinegoziare i patti tra il gruppo Bidognetti, di cui Setola era divenuto il capo, e l’amministrazione comunale, per condizionarne l’operato nell’interesse del clan. Riguardo invece a Tammaro Diana, le indagini hanno permesso di acquisire indizi sulla sua partecipazione al gruppo Bidognetti, al quale, almeno dal 2000, forniva supporto materiale e logistico. In particolare Diana, per conto del clan: custodiva e procacciava autovetture, esplosivo e armi agli affiliati, favoriva la commissione di omicidi, versava ingenti somme di denaro al clan al fine di stipendiare gli affiliati, partecipava a riunioni in cui si ideavano e decidevano le strategie per i reati da commettere. Eseguite perquisizioni locali e domiciliari nei confronti di persone a vario titolo indagate nel procedimento, che sono, oltre all’ex sindaco Nuzzo, all’attuale sindaco Scalzone, e all’ex vicesindaco Marcello: Alfonso Scalzone (dipendente comunale e fratello del sindaco), Giuseppe Gravante (titolare della società di sicurezza “Srl Secur Sud”, operante presso il Comune e ora sotto sequestro preventivo), Raffaele Gravante (dipendente comunale), Massimo Giaquinto, Marco Parisi e Giuliano Parisi.

ACCORDO CON I BIDOGNETTI. Nei confronti di Nuzzo e dei fratelli Scalzone, il gip, pur escludendo i relativi gravi indizi di associazione a delinquere di stampo mafioso, ha riconosciuto la contiguità dei tre al gruppo Bidognetti. In particolare, il gip ha evidenziato, alla luce delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, la sussistenza di accordi che avrebbero garantito la disponibilità delle amministrazioni a trattamenti di favore nei confronti del clan nell’aggiudicazione di appalti.

IL PATTO TRA IL CLAN E NUZZO-MARCELLO. A tal proposito, Nuzzo, tra la fine del 1004 e l’inizio del 2005, stringeva, unitamente a Marcello, un patto con soggetti in quel momento collocati al vertice della ramificazione del gruppo Bidognetti, riguardante l’appoggio elettorale e la “protezione” degli stessi Nuzzo e Marcello in cambio di un trattamento di favore da parte della futura amministrazione comunale. Nei confronti di Lorenzo Marcello, pur riconoscendo la sussistenza di gravi indizi in relazione al concorso esterno in associazione mafiosa, dal 1993 al 2009, il gip ha escluso la sussistenza di esigenze cautelari. Il gip ha riconosciuto il contributo di Marcello alla permanenza in vita e allo sviluppo del gruppo Bidognetti, favorendo in maniera indebita e contraria ai propri doveri istituzionali di amministratore, gli imprenditori collegati al sodalizio e consentendo agli stessi di acquisire commesse pubbliche e di condurre abusivamente attività imprenditoriali.

SINDACI MINACCIATI. A seguito delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Luigi Guida, ex reggente dei Bidognetti, e Francesco Diana, suo luogotenente, si appurava che era stato consumato un gravissimo episodio di minaccia finalizzato a costringere i sindaci di Casapesenna, San Cipriano e Casal di Principe a rassegnare le dimissioni dai loro incarichi. Francesco Diana ed altri affiliati si presentavano armati nelle case comunali al cospetto dei tre sindaci, puntavano loro contro le pistole, qualificandosi come i “comparielli” di Francesco Bidognetti (alias “Cicciotto ‘e mezzanotte”, capo storico della fazione Bidognetti, in carcere al 41bis), e intimavano loro di dimettersi, altrimenti gli avrebbero sparato in faccia. Tra l’altro ordinavano loro di riferire quanto successo ai due superlatitanti Antonio Iovine e Michele Zagaria, rispettivamente capiclan sui territori di San Cipriano e Casapesenna. Ciò per impedire azioni estorsive nei confronti di Nuzzo e Marcello da parte delle contrapposte fazioni riconducibili a Zagaria, Iovine e Francesco Schiavone detto “Sandokan”. A seguito di queste minacce Guida, Zagaria, Iovine e Schiavone si accordavano per consentire la candidatura di Nuzzo e Marcello.

LICENZE ALL’HOTEL DEL PENTITO VASSALLO. Nuzzo e Marcello sono inoltre accusati di abuso d’ufficio e falso per omessa adozione di provvedimenti sanzionatori di sospensione e revoca delle licenze all’hotel “Vassallo Park”, privo del certificato di prevenzione incendi, all’epoca dei fatti gestito da Gaetano Vassallo, imprenditore di Cesa organico ai Bidognetti, oggi collaboratore di giustizia. A Vassallo veniva consentita l’apertura dell’albergo che non avrebbe potuto ottenere il rilascio della licenza secondo la normativa antimafia, dal momento che l’imprenditore era gravato da pregiudizi penali di associazione camorristica.

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