Sant’Arpino

Servizi sociali, Pd: “Di Santo falso e tendenzioso”

 SANT’ARPINO. Il Pd torna sulla polemica dei patronati che ha visto un duro scontro tra maggioranza e opposizione.

Questo l’ultimo intervento dei democratici:

La “cricca” che si denomina “Alleanza Democratica”, ha mutuato il peggio dei comportamenti dal sindaco Eugenio Di Santo, incapace di parlare, ma prolifico nello scrivere menzogne a piene mani. Ormai è una tattica quella di calunniare e infangare le persone che dura da anni e sulla quale si è costruita, astutamente, la “fama” del sindaco “buono e benefattore”. E ora addirittura, oltrepassando ogni limite di decenza e di moralità politica, ci si viene a raccontare la favola, complice qualche zelante collaboratore, che “dal 2003 in poi, grazie all’allora assessore alle politiche sociali Eugenio Di Santo, è continuata l’attività di supporto ai servizi sociali a costo zero”.

Siamo di fronte al capovolgimento della verità, ad una vera e propria bufala, una mistificante mascalzonata per coprire il fallimento totale del suo impegno di assessore, la cui unica traccia è la famigerata espressione “Fac’imm ambress’ che io spreco troppo tempo (a fare niente ovviamente) per 1000 euro al mese”. Chissà se quei 1000 euro al mese, che ha intascato senza profitto, li ha almeno dichiarati al fisco!? E questo signore, ormai in pieno delirio di onnipotenza, si inventa anche fatti inesistenti, tanto per non smentirsi nella pratica dell’hobby di mistificare per infangare. Infatti, dal 2003 al 2007,anni in cui la giunta Savoia affidavail servizio di supporto a sostegno degli invalidi al Patronato Acai, i familiari del capogruppo Del Prete non gestivano, come falsamente affermato,la sede zonale dell’Acai”.

L’affidamento diretto avveniva, oltre che per le capacità professionali, riconosciute sul campo da tutti, del patronato Acai Caserta, perché era l’unico Patronato ad offrire tale servizio al Comune e per di più a costo zero. E il sindaco Di Santo dovrebbe ricordare, invece, come correttamente ed imparzialmente, la giunta Savoia con la delibera di Giunta comunale, la numero 38 del 22 marzo 2007, a fronte di due offerte pervenute (Acai Caserta e Confartigianato Caserta) affidava il servizio ad entrambi i Patronati. Ma, forse, è difficile ricordare per uno che abitualmente, da assessore prima e da consigliere comunale dopo, firmava senza leggere o peggio senza capire ciò che leggeva! E oggi da sindaco che non parla scrive cose che non esistono. Al contrario, nel 2009, la Giunta del mistificatore e “muto” Di Santo, pur in presenza di due offerte, (Acai Caserta e Labor Caserta) affidava il sevizio esclusivamente al Patronato Labor, incurante del disagio e del disservizio arrecato ai cittadini. E, forse, solo perche quel patronato era molto vicino ad amministratori della “banda del muto”. Il patronato Acai, ritenendo che per tale affidamento si doveva procedere mediante bando pubblico, produceva ricorso al Tar Campania, ottenendo giustizia e il Comune di Sant’Arpino veniva condannato a pagare le spese legali.

A febbraio di quest’anno veniva indetta la gara d’appalto e veniva affidato il servizio al patronato Acli Caserta. Nuovo ricorso del patronato Acai al Tar Campania ed anche questa volta l’Acai Caserta otteneva giustizia con una esemplare sentenza del giudice che inchiodava l’Amministrazione Comunale alle proprie responsabilità, condannando la stessa al pagamento delle spese e a ristabilire il corretto procedimento che portava al regolare affidamento al Patronato Acai del servizio. A questo punto il sindaco muto Di Santo, sempre in preda al delirio di onnipotenza, e poiché non teme nessuno e nemmeno la legge, decide di svolgere questo servizio internamente. Deve l’“onnipotente” dare una lezione di vendetta trasversale, poiché il Patronato Acai dal 2008 ha a Sant’Arpino una sede zonale gestita dalla moglie del capogruppo del Partito Democratico, il quale viene “accusato” di fare troppa opposizione, di dare fastidio. E tutto ciò, cari cittadini, fregandosene dell’efficienza del servizio e dello spreco di 60mila euro annui. E chi se ne frega, dice il sindaco “muto”, tanto paga Pantalone.

Questi i fatti nudi e crudi, incontrovertibili e incontestabili se non spargendo fango e menzogne. Come vedete, cari concittadini, i fatti e solo i fatti dimostrano che il nostro Capogruppo non ha bisogno di alcun “quadrato”. Sono altri a doversi preoccupare di eventuali figure “geometriche”.

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