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Recale, la scuola chiede soldi ai genitori: denuncia del Laboratorio Politico

Enzo PiscitelliGino FerraroRECALE. La denuncia è stata forte e tempestiva. Il “Laboratorio Politico di Recale” non ha gradito che i genitori donassero soldi alla scuola per l’acquisto di materiale per la pulizia e l’igiene e lo ha apertamente manifestato sabato mattina nei pressi della scuola media “Giovanni XXIII”.

Tanti gli iscritti al Laboratorio che hanno avviato un vero e proprio volantinaggio a tappeto fra alunni, genitori e cittadini per dire no a questa raccolta. Hanno contestato il principio e non la quota da versare. Hanno attaccato duramente il sindaco Americo Porfidia e l’assessore Andrea Mastroianni quali unici responsabili del degrado igienico della scuola.

Enzo Piscitelli (nella foto a sin.), socio del Laboratorio, dichiara: “L’iniziativa è stata apprezzata dai genitori e criticata aspramente, mezzo stampa, dal sindaco. Il sindaco ci ha accusati di fare politica sull’istruzione dei ragazzi. Bene, per noi fare politica significa soprattutto interessarsi di queste tematiche. Non abbiamo fatto altro che tutelare la Salute dei nostri ragazzi. Se il sindaco ha una diversa concezione della politica, siamo lieti di essere differenti. Ci ha inoltre accusati di aver riportato falsità sul volantino. Vuole forse negare che la scuola era senza fondi? Ha anche affermato di esser stato informato dai giornali di questo problema. Questo non è certo un punto a suo favore! Vuole forse negare di aver approvato una delibera dieci giorni fa in cui si pagava un esproprio di 16mila euro ad un assessore? Carta canta”. Ci sono stati momenti di acceso confronto fra genitori e membri del Laboratorio sul modo in cui manifestare il dissenso; i genitori hanno apprezzato la campagna d’informazione attuata dal Laboratorio ma alcuni hanno suggerito forme di protesta ancora più forti.

Gino Ferraro (nella foto a des.), socio del Laboratorio: “Genitori disperati hanno addirittura minacciato di segnalare il caso all’Asl affinché chiudesse per inagibilità l’istituto per qualche giorno. Secondo alcuni genitori questo sarebbe l’unico modo per attirare l’attenzione del sindaco e costringerlo a non sperperare il pubblico danaro in cause ed espropri ma ad investirlo sulla sana crescita dei ragazzi. La nostra iniziativa è servita ad accendere i riflettori sulla tematica dell’istruzione e dei plessi scolastici. L’irritata reazione del sindaco è giustificata dall’attenzione che abbiamo attirato sulla vicenda. Purtroppo questa amministrazione vorrebbe che i cittadini fossero degli struzzi con la testa ben impiantata nel terreno per non guardare lo scempio da loro compiuto”.

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