Italia

Rifiuti, guerriglia a Terzigno. Tar annulla sversamenti nel casertano

 NAPOLI. Scontri tra polizia e manifestanti con lanci di molotov, cariche e lacrimogeni. Compattatori e vetture di servizio usate dagli agenti per scortare i tir con i rifiuti dati alle fiamme.

Vetrine di negozi infrante e una bandiera italiana bruciata. A Terzigno è caos. Per tutta la giornata il paese del Napoletano è stato ancora una volta teatro dei disordini esplosi dopo la decisione del governatore Stefano Caldoro di aprire una seconda discarica. La stessa scena da guerriglia urbana si è ripetuta, a più riprese, per tutto il pomeriggio: lanci di sassi e ordigni artigianali da parte dei manifestanti contro i mezzi delle forze dell’ordine in uscita dall’area della discarica e, in risposta, lacrimogeni dai blindati. Voci, per il momento senza conferma, riferiscono di un manifestante rimasto ferito, mentre le agenzie danno per certa la notizia di venti agenti contusi e di almeno otto mezzi delle forze dell’ordine danneggiati.

SINDACI DA BERLUSCONI. Di quanto sta avvenendo a Terzigno si occuperà il Consiglio dei ministri di venerdì. Ad annunciarlo è stato il sindaco della cittadina del Napoletano, Domenico Auricchio, ricevuto nella mattinata di giovedì a Palazzo Grazioli dal premier Silvio Berlusconi. Per risolvere la nuova emergenza il presidente del Consiglio ha fissato una riunione d’urgenza con i ministri interessati, che si terrà ha spiegato Stefania Prestigiacomo, al termine del Cdm. “Sono certa che c’è qualcuno che soffia sul fuoco” ha anche detto il ministro dell’Ambiente riferendosi ai fatti di Terzigno. Le proteste, ha aggiunto la Prestigiacomo, “all’inizio” si potevano anche “comprendere” ma adesso, “e lo dico anche ai cittadini”, è in atto “una strumentalizzazione” che coinvolge gli “interessi della criminalità organizzata”.

GLI SCONTRI.

Nel primo pomeriggio una vettura degli agenti, senza persone a bordo, è stata data alle fiamme da alcuni manifestanti che si trovano lungo le strade d’accesso che portano alla discarica. Cinque autocompattatori che avevano sversato rifiuti nella discarica Sari sono stati bruciati nella zona di via Passanti a Boscoreale. I mezzi sono stati colpiti da lanci di pietre e altri oggetti. Gli autisti sono scesi e sono scappati via. Gli autocompattatori sono stati accerchiati da centinaia di manifestanti caricati quindi dalla polizia. Per permettere il passaggio dei mezzi addetti al trasporto dei rifiuti, i poliziotti sono costretti a scendere dalle auto di servizio e a liberare le strade. Procedimento che provoca rallentamenti. È proprio in questi momenti che compattatori e auto della polizia vengono presi di mira da lanci di pietre, molotov e altri oggetti. Gli autocompattatori incendiati nel pomeriggio sono stati prima colpiti da pietre e altri oggetti e poi incendiati. I mezzi sono stati accerchiati da diversi manifestanti che sono stati poi allontanati dalla polizia. Gli incidenti si sono verificati in via Passanti a Boscoreale, nei pressi della discarica di Terzigno. L’auto della polizia danneggiata, invece, era parcheggiata ed era vuota. La Fiat Punto era stata presa di mira da una fitta sassaiola prima di essere data alle fiamme. In zona regna ancora la confusione e sono tanti i manifestanti ancora in strada. Gli incroci della cosiddetta rotonda Panoramica sono stati chiusi con rami e masserizie. In precedenza c’è stato anche un raid vandalico ad opera di sconosciuti armati di bastone a Boscoreale, con vetrine di negozi infranti e paura tra le persone in strada. Intanto, le “mamme vulcaniche”, che vogliono impedire l’apertura di una nuova discarica sul suo territorio, avevano anche organizzato un corteo per le strade cittadine.

BOSCOREALE.Momenti di forte tensione si sono vissuti a Boscoreale (Napoli), dove un gruppo di persone armate di bastoni ha distrutto le vetrine di diversi negozi del centro storico. La notizia del raid, che si inserisce nel clima difficile scaturito dall’annuncio della seconda discarica in località cava Vitiello a Terzigno, ha gettato nel panico molti genitori che sono andati a scuola a prendere i loro figli prima della fine dell’orario scolastico. Successivamente alcuni manifestanti hanno bruciato una bandiera italiana in piazza Pace. Al pennone del Comune, invece, il tricolore è stato abbassato a mezz’asta ed è stato esposto un drappo viola tra gli applausi della folla presente.”Vogliamo delle risposte, altrimenti se non si trova una soluzione io da domani mattina sarò per strada insieme ai miei concittadini a protestare”, ha detto il sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio prima di incontrare il presidente del Consiglio. “Berlusconi – ha proseguito il primo cittadino del comune campano – ci ha già ricevuto 20 giorni fa, il giorno del suo compleanno. Ci aveva garantito che sarebbe venuto a Terzigno, ma poi non è venuto. Noi contestiamo la decisione che è stata presa mercoledì al tavolo del vertice del Pdl campano in cui si è stabilito che andrà avanti l’apertura della seconda discarica: vogliamo sapere cosa è successo e perché gli amministratori campani prima avevano detto una cosa e adesso ne dicono un’altra”. Auricchio ha ribadito la necessità di modificare la legge sulla provincializzazione dei rifiuti. Il sindaco difende poi i suoi concittadini: “È gente pacifica che lotta per la sua dignità e per la difesa del suo territorio, non parliamo assolutamente di camorra. Noi – ha concluso – saremo e siamo a fianco dei nostri concittadini che lottano per un loro diritto”. Auricchio, che guida una giunta di centrodestra ed è esponente del Pdl, fu il primo in Italia a registrare il simbolo del Popolo della libertà, che poi fu ceduto all’attuale Pdl e a Silvio Berlusconi.

NOTTE DI FUOCO. Le forze dell’ordine, nella notte tra mercoledì e giovedì,hanno caricato in massa dopo l’una i manifestanti contro la discarica di Terzigno, disperdendoli a manganellate e lacrimogeni. Due persone sono state fermate e poi rilasciate, almeno tre sono i contusi. La carica è arrivata dopo una giornata e una serata di fuoco, con blocchi stradali, mezzi dati alle fiamme, cariche della polizia per far passare i camion della spazzatura.

Il governatore Caldoro aveva deciso infatti nella serata di mercoledì l’apertura della seconda discarica nel comune vesuviano. Subito sono partiti gli attacchi alle forze dell’ordine e le cariche di reazione dei poliziotti. Una situazione di scontri che è andata avanti per tutta la notte. L’ultimo scontro all’alba. Dopo il lancio di grossi petardi da parte di un gruppo di persone e la risposta della polizia con l’utilizzo di lacrimogeni, la folla dei manifestanti ha iniziato a correre per il timore di essere raggiunta dai lanci delle forze dell’ordine che hanno reagito all’attacco. La situazione resta molto tesa. Le persone presenti sul posto lamentano bruciori agli occhi e alla gola per l’utilizzo dei lacrimogeni. Dopo la notte di violenza sono 31 i camion che hanno sversato al momento i rifiuti nella discarica. Alla rotonda Panoramica in questo momento sono presenti pochi manifestanti. Gran parte degli incroci che portano alla discarica, precedentemente bloccati da barricate create dai dimostranti, sono adesso percorribili.

IL DOCUMENTO. “L’unica strada è il rispetto della legge e questa prevede la realizzazione della nuova discarica di Cava Vitiello, una discarica controllata e sicura in grado di garantire la massima tranquillità alle popolazioni residenti migliorando radicalmente la situazione attuale”. È questo il documento approvato durante il vertice che si è svolto a Roma. Lo ha reso noto Nicola Formichella a nome dei parlamentari Pdl della Campania. “Questa è la conclusione – si legge nel documento – dell’incontro tra i parlamentari campani, il Governatore Caldoro e i presidenti delle provincie Cesaro, Cirielli e Sibilia. L’ordinanza del presidente della Regione cesserà gli effetti il prossimo 26 ottobre”. “La delegazione parlamentare ha appreso – si legge ancora – con soddisfazione che nei prossimi giorni partiranno le procedure di appalto per i termovalorizzatori di Napoli Est e Salerno e dell’avanzata costruzione degli impianti di biostabilizzazione e compostaggio dei rifiuti bloccati da anni”.

PROTESTA NEL CASERTANO. Protesta e presidio dei cittadini, nel Casertano, davanti alla discarica “Maruzzella”. “Napoli non può pensare di risolvere il problema dei rifiuti cullandosi sulla disponibilità della altre province”, spiega il primo cittadino di San Tammaro, Emiddio Cimmino, che dice “basta” e promette che impedirà l’ingresso nel sito dell’immondizia proveniente da Napoli. “Sono anni che la provincia di Caserta, in particolare, ha offerto solidarietà e disponbilità ospitando nelle discariche il 54% dell’immondizia partenopea – spiega il sindaco – Ora basta”. La protesta nasce dal decreto del governatore Stefano Caldoro che ha disposto il conferimento dei rifiuti del napoletano nelle discariche delle province di Benevento, Avellino e Caserta, in quest’ultimo caso quella di “Marruzzella”. Cimmino,insieme ai colleghi di Aversa, Carinaro, Teverola, Casale, Parete, Macerata Campania, Recale, Liberi, Casapulla, Piemonte Matese e Santa Maria Capua Vetere, e a tanti cittadini, ha attuatoun presidio davanti alla discarica”Maruzzella”, da quando un’ ordinanza del governatore Caldoro ha dato il via libera di sversare rifiuti anche in altre discariche della Campania. “Fino ad ora – continua il sindaco – abbiamo impedito l’entrata in discarica di una quindicina di automezzi provenienti dal napoletano, favorendo l’ingresso, come è giusto che sia, soltanto a quelli che trasportano rifiuti del casertano. Siamo al momento una trentina, ma basta poco per coinvolgere la popolazione della zona ed evitare così che si consumi un altro sopruso ai danni della provincia di Caserta”.

TAR LAZIO RESPINGE ORDINANZA CALDORO. Nel pomeriggio sono poi giunte notizie confortanti per i sindaci casertani. Il Tar Lazio, infatti, ha accettato il ricorso contro l’ordinanza di Caldoro, confermando che è la provincia l’autorità competente a decidere sugli sversamenti. “Il pronunciamento del Tar Lazio va nella direzione giusta, garantisce che non possa essere reiterato il provvedimento di Caldoro oltre il 26 ottobre e conferma il principio della provincializzazione della gestione del ciclo rifiuti”. Queste le dichiarazioni del presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, a seguito della sentenza del Tar Lazio in merito al ricorso inoltrato dalla Provincia nei confronti dell’ordinanza a firma del presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, che prevedeva che i rifiuti della provincia di Napoli fossero scaricati anche nella discarica di Maruzzella a San Tammaro. “Sono grato ai sindaci presenti qui – ha detto Zinzi appena arrivato in prossimità della discarica – per la manifestazione composta a difesa del nostro territorio. Qui attorno ci sono tante discariche, a partire di quella di Ferrandelle, nelle quali la maggioranza dei rifiuti provengono dal Napoletano. Faccio presente che ancora in questi giorni nella discarica di San Tammaro siamo costretti ad abbancare progressivamente 18mila tonnellate di rifiuti per lo più del Napoletano che ingombravano le aree destinate al prosieguo dei lavori. Caserta non può essere né ora né in futuro lo sversatoio della Campania”. Zinzi, poi, ha invitato i sindaci a proseguire la collaborazione con la Provincia di Caserta, aumentando notevolmente i livelli di raccolta differenziata, al fine di completare il ciclo integrato dei rifiuti senza ulteriori aggravi per i cittadini.

LA NOTA DEI SINDACI CASERTANI. “Non è bastato mezzo secolo in cui la provincia di Caserta ha ospitato sul proprio territorio lo sversamento di rifiuti solidi urbani, i due terzi dei quali provenienti dalla cinta partenopea? Omettiamo, in questo documento, ogni ulteriore riferimento ai rifiuti tossici ed industriali, scelleratamente ed illegalmente smaltiti nello stesso territorio, frutto – almeno questo ci sia consentito affermare – sicuramente non proveniente dall’apparato industriale e/o comunque produttivo insistente nella nostra provincia. Nell’ultimo periodo, alcuni interventi governativi ed alcuni quadri normativi, avevano lasciato sperare nell’inizio di una diversa coscienza partecipativa e decisionale nell’affrontare le problematiche ambientali ed in particolare quelle del ciclo integrato dei rifiuti urbani; partecipazione e decisioni nelle quali il ruolo delle autonomie locali potesse trovare il suo spazio collaborativo in una fisiologica riconosciuta dignità politico- amministrativa al fine di rendere partecipi le nostre comunità della formazione di una nuova coscienza ambientale. Nell’inizio del percorso del decreto legge del 30.12.2009 n. 195, si era immaginato, anche con il concorso dell’Anci Regionale, che venissero accolte alcune proposte migliorative tese ad una maggiore aderenza del ciclo integrato dei rifiuti alle specifiche realtà territoriali (es. Consorzi rifiuti su precisa base provinciale; utilizzo delle risorse umane in testa alle strutture comunali, etc.). Nella conversione in legge del predetto decreto, tali aspettative, pur non concludendosi nel senso auspicato, hanno comunque fornito, almeno alle provincie, una gestione certa degli impianti in prima attuazione ed in seguito anche quella della gestione completa del ciclo integrato dei rifiuti. Oggi, l’ordinanza contigibile ed urgente ex art. 50 del Dlgs n 267/2010 del Presidente della Giunta Regione Campania onorevole Caldoro, con la quale si ordina il conferimento dei rifiuti dei comuni della Provincia di Napoli anche presso la discarica di San Tammaro per un quantitativo giornaliera di 400 tonnellate, mette letteralmente in ginocchio la programmazione provinciale già avviata, mandando ad esaurimento la capacità di ricezione dell’impianto, calcolata sul fabbisogno complessivo dei comuni della Provincia per i prossimi due anni, tempo necessario ed indispensabile alla attivazione del ciclo integrato dei Rifiuti. A fronte di tale atto i Sindaci della Provincia di Caserta esprimono il più profondo dissenso e la loro più convinta opposizione, non solo per tutte le ragioni espresse in premessa, ma anche per il rischio di veder prevalere forme di aperta protesta e di violenza manifestate in altre parti della Regione. Non si sta ingenerando il rischio di far confrontare le capacità di ‘protesta’ tra singole zone della Regione Campania? Noi Sindaci casertani, responsabilmente e civilmente, intendiamo far prevalere la logica ‘dell’aperto confronto’. A fronte di una mancata apertura a questa richiesta di confronto e al cospetto di inutili atti di forza, le nostre popolazioni, già esasperate dal ‘mezzo secolo di sopraffazione’, potrebbero dar vita ad incontrollabili ma comprensibili manifestazioni di protesta”.

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