Italia

Rientrano le salme dei quattro alpini caduti in Afghanistan

 ROMA. Sono rientrate in Italia, alle nove di lunedì mattina, con un C130 dell’Aeronautica atterrato all’aeroporto di Ciampino, le salme dei quattro alpini morti il 9 ottobre in un agguato in Afghanistan.

I feretri del caporalmaggiore Gianmarco Manca 32 anni, di Alghero (Sassari); del caporalmaggiore Marco Pedone, 23 anni di Gagliano del Capo (Lecce); del primo caporalmaggiore Sebastiano Ville, 27 anni, originario di Lentini, in provincia di Siracusa; e del primo caporalmaggiore Francesco Vannozzi nato a Pisa nel 1984, sono stati accolti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal ministro degli esteri Franco Frattini, dal ministro della difesa Ignazio La Russa. Le bare, allineate sulla pista, sono state prima benedette dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, poi il saluto commosso del Capo dello Stato che ha poggiato le mani sulle bare avvolte dal tricolore.

 Sulla pista dello scalo romano anche un picchetto del Settimo reggimento Alpini di Belluno, il reparto dei quattro caduti, ed una rappresentanza di tutte le forze armate. Alcuni militari hanno portato su cuscini di velluto rosso i cappelli alpini con la penna dei quattro militari caduti.I funerali si terranno martedì 12 ottobre, a Roma,nella basilica di Santa Maria degli Angeli.

Una camera ardente è stata allestita domenica presso la sala “Folgore” del Regional Command West di Herat per rendere l’ultimo saluto ai quattro militari caduti. E’ stata celebrata una messa funebre dal cappellano militare di Camp Arena, sede del comando del contingente italiano: subito dopo è avvenuto il trasferimento dei feretri all’aeroporto per la benedizione, gli onori militari e la partenza dall’Afghanistan. Nell’attacco è rimasto ferito un quinto alpino, Luca Cornacchia, ma le sue condizioni non sono gravi.

UN FAMILIARE A LA RUSSA: “GODETEVI LO SPETTACOLO”. Anche rabbia, e tanta, all’arrivo all’aeroporto di Ciampino delle bare dei quattro alpini. Lo zio di uno dei militari uccisi si è rivolto al ministro La Russa, dicendogli: “Signor ministro, godetevi lo spettacolo”. Pacata la replica di La Russa con i giornalisti: “I parenti – ha detto – in queste occasioni hanno diritto a qualsiasi reazione emotiva, sia quella di quello zio che quelle affettuose dimostrate da altri parenti anche oggi”. Lo stesso familiare, in precedenza, aveva manifestato con parole simili il proprio stato d’animo alle alte cariche dello Stato presenti nella sala Vip dell’aeroporto di Ciampino. Ma in generale la reazione dei familiari dei quattro alpini è stata di un dolore composto. Sia il capo dello Stato, Napolitano, sia il premier, Berlusconi, sia il presidente della Camera, Fini, hanno salutato e parlato con i parenti prima dell’arrivo delle salme.

LA MADRE DI CORNACCHIA. Si sfoga anche la mamma di Luca Cornacchia, l’alpino ferito nell’agguato di sabato, e lo fa ai microfoni di “Radio 24”. “Non manderei nessuno in Afghanistan, si risolvano da soli i problemi” dichiara Cesidia Di Giandomenico, aggiungendo che suo figlio “è stato miracolato. E ora cerca sempre gli amici. “Oggi gli psicologi lo informeranno – spiega – dei compagni che non ce l’hanno fatta”. Il figlio è alla terza missione in Afghanistan, la sua ottava in totale. “Ma stavolta era partito scontento, perché sapeva che andava in una zona più pericolosa e perché – dice – lasciava un bambino di un anno”. “Mio figlio mi diceva che i talebani sono sempre in agguato. Loro vogliono la guerra. Luca – riporta la madre – mi ripete sempre: ‘Noi dobbiamo andare là, perché degli innocenti hanno bisogno di noi'”. Cornacchia ha parlato brevemente al telefono con la moglie. “È stato miracolato, ora voglio solo che rientri”, dice la madre.

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