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Calciopoli, Rosetti: “Mai ricevuto pressioni”. I giocatori “non ricordano”

 Le dichiarazioni dell’attuale designatore della serie B, Roberto Rosetti, ex arbitro internazionale, sono state chiare ma non hanno tracciato un po’ di luce in quel cammino oscuro, costellato di tanti “non ricordo” dei calciatori, che porta verso la risoluzione del caso “Calciopoli”.

Rossetti ha detto di non aver ricevuto segnalazioni o pressioni per favorire questa o quella squadra davanti alla nona sezione del tribunale di Napoli dove è stato ripreso il processo che vede coinvolti calciatori, arbitri ed allenatori. Rosetti si concentra in particolar modo sulla competizione che vide sul campo di gioco Lazio-Fiorentina del 2005, commentata con un “quella gara purtroppo la ricordo bene” dall’arbitro ascoltato. Il punto ruota attorno a quella mano di Luciano Zauri che non permise alla palla di andare in rete, evitando il vantaggio della squadra viola.

Quel fallo di mano Rosetti lo commenta in questo modo: “Non vidi il fallo di mano, credevo l’avesse preso con la testa. Ma nessuno in campo se ne accorse, solo Chiellini (all’epoca difensore della Fiorentina, ndr). Il tiro era talmente violento che pure il telecronista si accorse del mani solo al quarto replay”. Negli spogliatoi, durante l’intervallo, al cellulare del quarto uomo arrivò la telefonata del designatore Paolo Bergamo: “Io durante tutto l’arco della partita il cellulare lo tengo sempre spento. – ha precisato Rosetti – Bergamo usò un approccio psicologico un pò forte, ‘Come hai fatto a non vederlo?’ disse, io riattaccai subito”.

L’ascolto della telefonata è possibile in rete dove già sta spopolando. Poi l’attenzione passa ad un altro match, quello mancato tra Roma-Lazio, non giocata per l’uccisione di un tifoso laziale da parte di un poliziotto, di cui Rosetti racconta che i “i giocatori erano terrorizzati, avevano paura di una rappresaglia dei tifosi, è stata una psicosi di massa”.

Chiamati a testimoniare anche alcuni giocatori, tra i quali Ledesma Cristian e Nesta Alessandro, a cui sono state sottoposte domande circa la partita Lecce-Parma e sulle ultime partite di campionato del Milan del torneo 2004-2005 al centro del processo. “Da allora ho giocato altre cento partite” ha risposto Alessandro Nesta quando gli sono state fatte domande alquanto particolari soprattutto relativamente alle partite Fiorentina-Milan arbitrata da Massimo De Santis e della partita decisiva per lo scudetto Juve-Milan riguardanti due falli da rigore (negati alla Fiorentina) e ammonizioni subite durante entrambi gli incontri. Tanto che il presidente del Tribunale Teresa Casoria l’ha simpaticamente richiamato: “Ma allora voi giocatori siete bravi solo a calciare?”.

Amovimentare lagiornata illegale dell’arbitro De Santis, Paolo Gallitelli, che ha chiesto di esaminare un passaggio come teste del colonnello dei carabinieri, Attilio Auricchio, che condusse le indagini. L’avvocato ha voluto accertare che non ci fosse sussistenza per il reato di falsa testimonianza:la chiusura delle indagini preliminari fu comunicata il 9 maggio, ma l’arbitro De Santis ne fu a conoscenza solo nel giugno in seguito al ritorno dall’arbitraggio di un campionato arabo. Secondo l’accusa, però, De Santis sarebbe venuto a conoscenza delle indagini già in aprile, motivo che spiegherebbe il suo cambiamento di scelte in materia di arbitraggio. “Allo stato non possiamo aderire alla richiesta, all’esito sarà valutata”, ha detto il presidente del tribunale.

L’udienza si è chiusa con una nuova dichiarazione spontanea di Luciano Moggi che ha replicato all’ex ds della Roma Baldini soprattutto sulla circostanza, riferita da quest’ultimo, che sarebbe stato allontanato dalla società giallorossa su pressione dell’ex dg della Juventus. Per Moggi, invece, Baldini fu licenziato per aver sbagliato la campagna acquisti. Il processo riprenderà il 19 ottobre prossimo.

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