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Vertenza alla Dsm, Trotta: “Io, morto vivente”

DsmCAPUA.Continua la protesta silenziosa di Luigi Trotta, operaio 47enne che, dopo 27 anni di servizio, è stato messo in cassa integrazione dallo stabilimento farmaceutico Dsm dopo aver intrapreso una causa di servizio per motivi che lo stesso ha provveduto a far certificare anche tramite l’Inail.

L’uomo già nel mese di giugno del 2009 aveva intrapreso una forma di protesta a carattere personale dinanzi allo stabilimento farmaceutico tappezzando anche la propria automobile di cartelloni che illustravano la propria vicenda. Oggi, a distanza di un anno e con la cassa integrazione in scadenza, Luigi Trotta torna a far sentire la propria voce: “Sono stato ingannato. Oggi io sono un morto vivente. Dopo 27 anni di servizio sono stato licenziato solo perchè ho intentato una causa di servizio contro l’azienda. A mio favore ci sono tutti i certificati sui quali si è espressa anche l’Inail. Dalla bronchite cronica alla lacerazione dell’ulcera, passando per un’aritmia cardiaca, l’ipertensione, una lombosciatalgia e la perdita parziale di udito ad un orecchio”.

Trotta era assunto come guardia giurata in portineria fino a quando l’azienda, a seguito della causa di servizio presentata dal 47enne, gli presentato l’aut-aut: “Licenziamento in tronco e successiva assunzione tramite un istituto di vigilanza esterno”. Immediato il ricorso presentato da Trotta che, tramite il proprio rappresentante legale l’avvocato Maria Conforti, ha tentato invano di ottenere giustizia. Dopo un primo periodo di trattative, la soluzione adottata è stata la cassa integrazione immediata (con scadenza nel mese di novembre) e successiva mobilità per tre anni. “Quando ho firmato quell’accordo – spiega ancora Trotta – ero sconvolto ed a testimoniarlo vengono in mio soccorso anche i certificati del medico curante. Non ero in grado di intendere ciò che realmente stavo facendo in quell’istante e l’azienda ne ha approffittato”.

Documenti alla mano, la Dsm non ha rsponsabilità in merito alla vicenda di Trotta ma è altrettanto vero che, nel caso in cui si provveda alla cassa integrazione, l’azienda stessa non potrebbe porre in essere ulteriori assunzioni. “Lo stress psicologico – conclude Trotta – a cui siamo stati sottoposti io e la mia compagna è stato forte, infatti purtroppo abbiamo anche perso uno dei bambini che aspettavamo in un parto gemellare. Ancora nessuna risposta mi è giunta dai sindacati che continuano ad ignorarmi. Sono un operaio e posso svolgere qualunque mansione all’interno dello stabilimento. Sino ad ora mi sono occupato della vigilanza, ma posso legalmente e materialmente svolgere qualunque mansione”. Secondo l’operaio né la Cgil, né la Cisl, né la Uil, i tre sindacati presenti in fabbrica hanno fatto nulla per difendere i suoi diritti di lavoratore.

di Vincenzo Altieri, da Interno18

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