Campania

Don Aniello, il prete anticamorra, trasferito a Roma: rabbia a Scampia

 NAPOLI. Il prete anticamorra, don Aniello Manganiello, è stato costretto ad abbandonare il proprio rione, il don Guanella di Scampia-Miano, in cui ha operato per 16 anni accanto ai deboli e a coloro i quali sono stati abbandonati anche dalle istituzioni.

La Curia romana, la cui decisione di trasferimento è stata ampiamente criticata e protestata anche dai fedeli, ha così giustificato le sue scelte: “Rientranelnaturale avvicendamento di ogni comunità religiosa”. Motivazione che non è piaciuta ai sostenitori del parroco-coraggio. La sua ultima omelia è stata quella di domenica 10 ottobre, durante cui ha letto e distribuito una lettera, ricordando il suo percorso spirituale e il suo operato, fatto di denunce contro la camorra in una zona in cui la malavita la fa da padrona.

La celebrazione dell’ultima messa è stata interrotta molto spesso da applausi e dalle grida di chi voleva che il prete non abbandonasse quel luogo e quella popolazione che ha ancora bisogno di lui. Anche don Aniello non ha condiviso questa scelta e lotta da luglio per opporsi: “Mi sento violentato psicologicamente per un trasferimento che mi impedisce di proseguire un percorso”, ha detto al Corriere della Sera. Una rabbia che domina anche gli spiriti dei suoi fedeli che si sono mobilitati in qualsiasi modo affinché don Aniello rimanesse: a nulla è valsa nemmeno la fiaccolata organizza dagli abitanti del rione in segno di protesta. Nella sua lettera si leggono parole di protesta anche contro la chiesa napoletana, “quella chiesa napoletana che in questi anni mi ha emarginato”. “Il Signore non poteva farmi dono più bello – dice don Aniello – perché mi ha dato la possibilità di lottare al fianco dei disperati in un territorio dimenticato dalle istituzioni”.

Il prete non riesce a trattenere la rabbia: “Non accetto che venga mistificata la verità con processi da parte di chi opera in salotto e non in strada. Mi hanno accusato, anche in ambienti della chiesa napoletana, non tutta naturalmente, di essere un’esibizionista, uno showman. È falso. Mi sono limitato a fare qualche opera buona e a diffondere la Parola di Dio con la catechesi. Come può un sacerdote non stare dalla parte dei più poveri – si chiede – in una terra come questa non attaccare la malavita, non denunciare le istituzioni pubbliche latitanti? Chi mi ha sostenuto nella lotta contro il Comune per i minori a rischio che non avevano il sussidio di 12 euro? E non l’ho fatto per motivi ideologici, perché sono un prete di destra, come hanno detto per la mia amicizia con Fini”. La sua protesta è rivolta soprattutto a quelle realtà spirituali e religiose che lo hanno fatto sentire un personaggio scomodo, operante contro un sistema consolidato in quella realtà: “Se mi sono sentito emarginato? Sì mi sono ritrovato sempre da solo. Avrei voluto la solidarietà delle altre parrocchie invece di sentirmi dire che ero scomodo o fuori dal coro. Tutto questo mi ha amareggiato. Così come l’accusa di aver strumentalizzato i mass media per crearmi l’immagine di prete anti-camorra. Ma io le minacce di morte le ho ricevute sul serio dopo l’intervista a `Le Iene´, non sono un’invenzione”.

Oltre alla rabbia, Don Aniello ha un messaggio di speranza per i suoi fedeli, gli unici sostenitori e riconoscenti del suo operato: “Dirò di proseguire il percorso avviato insieme, le cose si cambiano se siamo in tanti, devono continuare a operare come se fossi ancora qui”. Per il parroco del rione Don Guanella non è facile lasciare il testimone ad un altro collega perché “fare il prete a Scampia non è come farlo a Posillipo: richiede continuità”. Alla proposta di trasferimento avrebbe preferito qualche modifica: “Non chiedevo di non essere trasferito ma almeno di poter accompagnare il mio successore per un anno, ma niente. Qualcuno dice che ci sono state pressioni, non lo so, ma ci credo poco nel discorso dell’avvicendamento”.

Il sacerdote ha ricevuto, però, una magra consolazione: potrà fare, almeno fino a gennaio, la spola, per dieci giorni al mese, tra Roma e Napoli. Ora, dopo il trasferimento nella capitale, il rione è tappezzatodi cartelli: “Signore perdona la Chiesa per quello che ha fatto”, c’era scritto su uno di questi. “No ai preti pedofili, sì ai preti anticamorra” recita un altro. Un cartellone è stato invece preparato dai bimbi dell’Opera Don Guanella che recitava ‘Don Aniello santo subito’. Restano i ricordi della conversione di camorristi, di drogati che grazie la suo sostegno hanno potuto riprendersi “il domino della propria vita”, resta il ricordo di una comunità che ha alleviato le sue sofferenze grazie al cammino verso la spiritualità religiosa. Resta il segno di un prete che ha detto no alla criminalità.

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