Campania

Camorra, favorì latitanza del boss Russo: arrestato imprenditore irpino

da sin. Pasquale, Salvatore e Carmine RussoAVELLINO. Un imprenditore irpino, Andrea Grandi, 48 anni,è stato arrestato dai carabinieri di Castello di Cisterna con l’accusa di aver favorito la latitanza di un boss della camorra dell’agro nolano, Pasquale Russo, preso lo scorso ottobre.

Le indagini dei militari guidati daltenente colonello Fabio Cagnazzo per individuare i rifugi di Pasquale Russo e del fratello Salvatore,latitanti dal 1992, e dell’altro fratello Carmine, ricercato dal 2007, avevano portato ad una perquisizione nell’abitazione di Grandi, a Monteforte Irpino. Giunti sul posto, i carabinieri non trovarono i due ricercati, che intanto si erano trasferiti, come si evince da un’intercettazione telefonica tra Maria e Antonella Russo, figlie di Pasquale, in cui le donne parlavano dell’intenzione dei boss di cambiare nascondiglio.

Ma fu solo questione di ore: il 1 novembre Pasquale e Carmine Russo furono presi nell’abitazione di Annamaria Maisto, titolare di un panificio ubicato ad Avella,al confine con il comune di Sperone. Il giorno prima era finito in manette anche l’altro fratello Salvatore, arrestato dalla Squadra Mobile di Napoli in una masseria in via dei Gerani, alle periferia di Somma Vesuviana, nel napoletano.

In ogni caso, le tracce dei latitanti erano evidenti.Il primo ad essere scovato era stato Salvatore, 51 anni, arrestato all’alba di sabato scorso dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli in una masseria in via dei Gerani, alle periferia di Somma Vesuviana, nel napoletano. Latitante dal 1995, Salvatore Russoè stato condannato all’ergastolo per omicidio ed associazione mafiosa e da tempo era inserito nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi.

Il clan Russo, attivo da 30 anni nell’area nolana, in passato nell’orbita del clan Alfieri, nel quale i fratelli Salvatore e Pasquale Russo erano ai vertici, aveva subito nel 2007 un primo colpo con l’arresto di tre affiliati, tra i quali il figlio del boss Salvatore Russo, Francesco. Al clan furono sequestrati beni per circa 300 milioni di euro.

Nella foto, da sin. Pasquale, Salvatore e Carmine Russo

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